JONATHAN FRANZEN.
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PURITY.
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Parte 2.
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Titolo originale: Purity. 2015.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2016 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Alle tre e mezza del gioved pomeriggio prepar uno zaino con una pagnotta, un paio di guanti, un rotolo di corda per pianoforte e un paio di pantaloni. Gli sembrava di aver trascorso la notte in bianco, ma forse un pochino aveva dormito. Usc dal seminterrato della canonica passando dal retro e sbuc fuori in cortile, dove cadeva una pioggia lieve. Individui coscienziosi e imbarazzanti fumavano nella sala riunioni al pianterreno, con le luci gi accese.
Sul treno si sedette accanto al finestrino e si nascose la faccia con il cappuccio del giubbotto impermeabile, fingendo di dormire. Quando scese a Rahnsdorf tenne lo sguardo fisso a terra e cammin pi adagio dei pendolari, lasciando che si disperdessero. Il cielo era quasi buio. Quando rimase solo acceler, come se fosse uscito a correre. Due macchine, non della polizia, lo superarono sibilando. Nella penombra piovigginosa aveva un aspetto anonimo. Quando svolt l'ultima curva prima della casa e vide che la strada era deserta, aument ancora il passo. L il suolo era sabbioso e l'acqua non ristagnava. Sulla ghiaia del vialetto, almeno, non avrebbe lasciato impronte.
Malgrado l'avesse ripassato un'infinit di volte, ancora non capiva come il piano avrebbe potuto funzionare: come avrebbe fatto a nascondersi rimanendo a portata di tiro. Voleva disperatamente tenere fuori Annagret, mantenerla al sicuro nella sua essenziale bont, ma temeva di non riuscirci. La notte precedente l'ansia si era concentrata sull'immagine di un'orribile rissa a tre che avrebbe completamente distrutto la sua fiducia in lui.
Tese la corda per pianoforte tra due montanti della balaustra, all'altezza del secondo gradino della veranda posteriore. L'assicur in basso per permettere ad Annagret di scavalcarla in maniera non troppo palese, poi l'affond nel legno dei montanti e stacc qualche scaglia di vernice, ma pi di cos non poteva fare. Nel bel mezzo della sua prima notte d'ansia, Andreas si era alzato dal letto e aveva fatto una prova con il secondo gradino della scala del seminterrato. Era rimasto sorpreso dalla violenza della caduta, malgrado sapesse che stava per inciampare: si era quasi slogato il polso. Ma lui non era atletico come il patrigno, non era un culturista...
Si spost sul davanti della dacia e si tolse gli scarponi. Si chiese se i due VoPos che aveva incontrato l'inverno precedente fossero di pattuglia anche quella sera. Si ricord che il pi anziano si era augurato di incontrarlo ancora. - Vedremo, - disse forte. Sentendo la propria voce, not che l'ansia era diminuita. Molto meglio fare che pensare al da farsi. Entr in casa e prese la chiave del capanno degli attrezzi dal gancio dove era appesa fin dalla sua infanzia.
Usc di nuovo, si infil gli scarponi e cammin con cautela lungo il margine del giardino, attento a non lasciare impronte. Quando fu al sicuro nel capanno senza finestre, cerc a tastoni una torcia e la trov sulla solita mensola. L'accese e fece l'inventario. Carriola: s. Badile: s. Rimase sbigottito nel vedere che il suo orologio segnava quasi le sei. Spense la torcia e la port fuori sotto la pioggerella, insieme al badile.
Il punto che aveva in mente era dietro il capanno, dove suo padre aveva sempre ammucchiato gli scarti di giardinaggio. Oltre il mucchio i pini erano radi, gli aghi caduti formavano un tappeto spesso sul terreno sollevato dal gelo degli inverni precedenti. L l'oscurit era quasi totale, interrotta solo da qualche striscia di luce grigiastra che filtrava tra gli alberi circostanti, in direzione della grande luminosit dell'Ovest. Andreas era cos lucido che pens di togliersi l'orologio e metterlo in tasca, per non danneggiarlo mentre scavava. Accese la torcia e la pos a terra mentre spostava gli aghi di pino, mettendo da parte quelli appena caduti. Poi la spense e si mise a scavare.
Spezzare le radici fu la parte peggiore: molta fatica e molto rumore. Ma le case vicine avevano le luci spente, e Andreas si fermava spesso ad ascoltare, sentendo solo il fruscio della pioggia e i suoni deboli e indifferenziati della civilt che si raccoglievano nel bacino del lago. Ancora una volta si rallegr della sabbiosit del suolo. Poco dopo incontr la ghiaia, pi rumorosa da scavare ma meno scivolosa. Lavor senza tregua, spezzando radici, rimuovendo le pietre pi grosse, finch non ricord, con un po' di panico, che aveva perso il senso del tempo. Si arrampic fuori dalla fossa per prendere la torcia. Le otto e quarantacinque. La fossa era profonda pi di mezzo metro. Non bastava, ma era un buon inizio.
Si impose di continuare lo scavo, ma adesso l'ansia era tornata e lo spingeva a chiedersi senza sosta che ora fosse. Sapeva di dover resistere e continuare il pi possibile a fare, anzich pensare, ma ben presto l'ansia gli tolse la forza di maneggiare il badile. Non erano neanche le nove e mezza, Annagret non aveva ancora incontrato il patrigno in citt, ma Andreas usc dalla fossa e si costrinse a mangiare un po' di pane. Mordi, mastica, inghiotti, mordi, mastica, inghiotti. Il problema era che moriva di sete e non aveva portato l'acqua.
Completamente fuori di testa, butt a terra il pane e s'incammin verso il capanno con il badile. Non ricordava bene dov'era. Cominci a pulirsi le mani guantate sull'erba bagnata, ma era troppo fuori di testa per completare il lavoro. Costeggi il margine del giardino, fece un passo falso e lasci un'impronta profonda in un'aiuola fiorita, si inginocchi e cominci a riempirla con frenesia, finendo per lasciare un'impronta ancora pi profonda. Ormai era convinto che i minuti trascorressero come secondi senza che lui se ne accorgesse. Da molto lontano riusciva ancora a scorgere la sua ridicolaggine. Immagin di passare il resto della notte a lasciare impronte mentre si puliva le mani dopo aver riempito le impronte che aveva lasciato mentre si puliva le mani, ma intu anche quanto fosse pericoloso immaginarlo. Le stupidaggini attiravano la sua mente come dolci distrazioni infantili dall'ansia. Se avesse lasciato che la tinta naturale della risolutezza venisse resa livida7 dall'ansia, avrebbe potuto deporre il badile, tornare in citt e ridere all'idea di se stesso come assassino. Tornare a essere l'Andreas di prima, non l'uomo che voleva essere ora. La questione gli apparve chiaramente in quei termini. Doveva uccidere qualcun altro per uccidere l'uomo che era sempre stato.
- 'Fanculo, - disse, lasciando perdere l'impronta. Non sapeva quanto tempo avesse trascorso inginocchiato sull'erba in preda a pensieri estranei e rinviabili, ma temeva che fosse molto pi di quanto gli sembrava. Sempre da molto lontano osserv che erano pensieri da pazzo. E forse la pazzia era proprio questo: una valvola di emergenza per alleviare la pressione di un'ansia intollerabile.
Un pensiero interessante, ma nel momento sbagliato. C'erano molte piccole azioni che avrebbe dovuto ricordarsi di compiere, nella giusta sequenza, e che non stava compiendo. Si ritrov di nuovo sulla veranda anteriore senza sapere come ci fosse arrivato. Non era un buon segno. Si tolse gli scarponi infangati e i calzini scivolosi ed entr in casa. Che altro, che altro, che altro? Aveva lasciato guanti e badile sulla veranda. Usc a prenderli e rientr. Che altro? Chiudere a chiave la porta. Aprire quella sul retro. Esercitarsi ad aprirla e richiuderla.
Brutto pensiero estraneo: le impronte delle dita del piede erano uniche come quelle delle dita della mano? Stava lasciando impronte rintracciabili?
Pensiero peggiore: e se il bastardo avesse pensato di portare una torcia, o magari ne avesse sempre una sulla moto?
Pensiero ancora peggiore: certo che il bastardo aveva sempre una torcia sulla moto, in caso di guasto notturno.
Andreas aveva a disposizione un pensiero ancora pi brutto - e cio che Annagret poteva usare il proprio corpo, simulando una libidine incontrollabile, per impedire l'accensione della torcia - ma era deciso a non prenderlo in considerazione, neppure per alleviare la sua nuova, terribile ansia, perch avrebbe comportato la consapevolezza di un fatto ovvio, e cio che Annagret doveva gi aver usato il proprio corpo e simulato libidine per attirare l il bastardo. Andreas poteva sopportare di pensare all'omicidio solo lasciandola completamente fuori. Se l'avesse fatta entrare - se si fosse permesso di ammettere che Annagret stava usando il proprio corpo per favorire il delitto - non avrebbe pi voluto uccidere il patrigno, bens se stesso. Per averla cacciata in un guaio del genere; per averla sporcata ai fini del proprio piano. Se era disposto a uccidere il patrigno perch l'aveva sporcata, la conseguenza logica era che doveva uccidere anche se stesso. E cos invece si mise a pensare che forse, anche con una torcia, il patrigno non avrebbe visto la corda.
Aveva sentito dire, forse dal dott. Gnel, che ogni suicidio era il surrogato di un omicidio che l'esecutore poteva commettere solo simbolicamente: ogni suicidio era un omicidio andato a monte. Era pronto a sentirsi infinitamente grato nei confronti di Annagret, ma in quel momento le era grato, pi limitatamente, perch gli stava portando una persona meritevole di morte. Immagin che dopo si sarebbe sentito umile e purificato, finalmente libero dalla sporcizia, libero dalla sordida storia di cui faceva parte quella dacia in riva al lago. Anche se fosse finito in prigione, Annagret gli avrebbe comunque salvato la vita.
Ma la sua, di torcia, dov'era finita?
Non l'aveva in tasca. Poteva essere ovunque, anche se non gli era sicuramente caduta nel vialetto. Senza torcia non poteva vedere l'orologio, e senza vedere l'orologio non poteva assicurarsi di avere il tempo di rimettersi gli scarponi e tornare sul retro per ritrovare la torcia e assicurarsi di avere effettivamente il tempo di cercarla. D'un tratto si sent schiacciato dalla logica dell'universo.
Sopra il fornello della cucina, per, c'era una piccola luce. Accenderla un istante per guardare l'orologio? Aveva una mente troppo complicata per essere un assassino, troppa immaginazione. Non vedeva alcun rischio razionale nell'accendere la luce sopra il fornello, ma avere una mente complicata significava anche comprenderne i limiti, comprendere che non poteva pensare a tutto. La stupidit scambiava se stessa per intelligenza, mentre l'intelligenza riconosceva la propria stupidit. Un paradosso interessante. Ma non rispondeva alla domanda se accendere la luce oppure no.
E perch era cos importante guardare l'orologio? Non gli veniva in mente nessun motivo. Ci confermava il suo ragionamento sui limiti dell'intelligenza. Appoggi il badile alla porta e si sedette a gambe incrociate sul tappetino. Poi, temendo che il badile cadesse, si sporse per sistemarlo, ma gli tremava tanto la mano che lo fece cadere. Il rumore fu catastrofico. Andreas salt in piedi e accese la luce sopra il fornello per guardare l'orologio. Gli restavano almeno trenta minuti, pi probabilmente quarantacinque.
Si risedette sul tappetino e piomb in uno stato del tutto identico a un sogno febbrile, con la differenza che si rendeva perfettamente conto di dormire. Era come essere morto, ma senza il sollievo dai tormenti. E forse la massima andava intesa a rovescio, forse ogni omicidio era un suicidio andato a monte, perch quello che lui provava, oltre a una diffusa compassione per il suo io tormentato, era l'impulso di portare a termine l'omicidio per poter smettere di soffrire. Non sarebbe morto lui, ma ci non aveva importanza, perch il sollievo seguito all'omicidio avrebbe avuto, in prospettiva, il carattere profondo e definitivo della morte.
Senza motivo apparente, d'un tratto si risvegli in uno stato di fredda lucidit. Aveva sentito qualcosa? C'era solo il picchiettare leggero della pioggia. Gli sembrava che fosse passato molto tempo. Si alz in piedi e afferr il manico del badile. Gli era venuto un altro brutto pensiero: malgrado l'ansia, malgrado la cura con cui aveva elaborato il piano, per qualche motivo aveva trascurato di domandarsi cosa fare se Annagret e il patrigno non fossero arrivati; era cos ossessionato dalla logistica del piano che non aveva notato quell'enorme punto cieco, e ora, poich il fine settimana era vicino e forse i suoi genitori sarebbero venuti alla dacia, doveva affrontare la prospettiva di richiudere la fossa che aveva scavato per niente; ma in quel momento sent una voce bisbigliare davanti alla finestra della cucina.
Una voce di ragazza. Annagret.
Dov'era la moto? Come aveva fatto a non sentire la moto? Avevano percorso il vialetto a piedi? La moto era essenziale.
Sent la voce di un uomo, un po' pi forte. Stavano andando sul retro della casa. Stava succedendo tutto molto in fretta. Andreas tremava tanto che quasi non riusciva a stare in piedi. Non osava toccare il pomolo della porta per paura di fare rumore.
- La chiave  appesa a un gancio, - disse la voce di Annagret.
Sent i suoi passi sui gradini. E poi: un tonfo che fece tremare il pavimento, un forte grugnito.
Andreas afferr il pomolo e lo gir dalla parte sbagliata e poi dalla parte giusta. Mentre correva gli sembr di non avere il badile, invece l'aveva. Lo stringeva fra le mani, e l'abbatt con forza, dalla parte convessa, sulla sagoma scura che gli incombeva davanti. Il corpo croll sui gradini. Adesso era un assassino.
Fermandosi un istante per controllare dov'era la testa, alz il badile e l'abbatt con tanta forza sul cranio che lo sent spezzarsi. Finora tutto rientrava perfettamente nel piano. Annagret, da qualche parte alla sua sinistra, stava emettendo il suono pi orribile che avesse mai sentito, una via di mezzo tra un gemito, un lamento, un conato e un rantolo da strangolamento. Andreas, senza guardarla, scavalc il corpo, e dopo aver lasciato cadere il badile lo afferr per i piedi e lo trascin gi dai gradini. La testa era girata di lato. Andreas raccolse il badile e colp la tempia con tutta la forza che aveva, per sicurezza. Sentendo il cranio spezzarsi di nuovo, Annagret lanci un urlo terribile.
- Basta, - disse Andreas, ansimando. -  finita.
La intravide muoversi sulla veranda, avvicinandosi alla balaustra. Poi la sent vomitare, un rumore stranamente infantile, quasi tenero. Lui non aveva la nausea. Piuttosto si sentiva come dopo un orgasmo: immensamente stanco e ancora pi immensamente triste. Invece di vomitare scoppi a piangere, emettendo anche lui un suono infantile. Butt a terra il badile, cadde in ginocchio e singhiozz. Aveva la mente vuota di tutto, tranne che di tristezza.
La pioggia era cos sottile che sembrava bruma. Quando termin le lacrime, Andreas era talmente stanco che il suo primo pensiero fu andare a costituirsi insieme ad Annagret. Gli sembrava impossibile finire ci che gli restava da fare. L'omicidio non gli aveva recato alcun sollievo: come aveva potuto pensarlo? Il vero sollievo lo avrebbe provato consegnandosi alla polizia.
Annagret era rimasta immobile mentre lui piangeva, ma ora scese dalla veranda e gli si accovacci vicino. Quando gli pos la mano sulla spalla, Andreas riprese a singhiozzare.
- Shh, shh, - fece Annagret.
Gli appoggi la faccia contro la guancia bagnata. Il contatto con la sua pelle, la grazia della sua calda vicinanza, fecero evaporare la stanchezza.
- Mi sa che puzzo di vomito, - disse Annagret.
- No.
-  morto?
- Sicuramente.
- Il brutto sogno  questo.  adesso. Prima non era cos male. Adesso  tremendo.
- Lo so.
Cominci a piangere, silenziosa e ansimante, e Andreas la prese fra le braccia. La terribile tensione che aveva accumulato la faceva tremare dalla testa ai piedi, e lui, con la sua compassione, non poteva fare altro che tenerla stretta finch il tremito non fosse cessato. Quando finalmente cess, Annagret si pul il naso sulla manica e avvicin la faccia a quella di lui. Apr la bocca contro la sua guancia in una specie di bacio. Erano complici, e sarebbe stato naturale entrare in casa e sancire la loro complicit; fu allora che Andreas si rese conto di quanto fosse puro il suo amore per lei: si tir indietro e si alz in piedi.
- Non ti piaccio? - sussurr Annagret.
- A dire il vero, ti amo.
- Voglio stare con te. Non m'importa se ci prendono.
- Anch'io voglio stare con te. Ma non va bene. Non  sicuro. Non lo sar per molto tempo.
Nell'oscurit, ai suoi piedi, gli sembr che Annagret si accasciasse. - Allora sono completamente sola.
- Puoi pensare che ti sto pensando, perch  quello che star facendo ogni volta che penserai a me.
Annagret emise un piccolo suono sbuffante, forse ilare. - Ti conosco appena.
- Ti posso garantire che non  mia abitudine uccidere la gente.
-  una cosa terribile, - disse Annagret, - ma immagino di doverti ringraziare. Grazie di averlo ucciso -. Emise un altro suono presumibilmente ilare. - Mi basta dirlo per capire che sono davvero cattiva. Prima ho spinto lui a volermi, e poi ho spinto te a fare questo.
Andreas era consapevole del passare del tempo. - Che fine ha fatto la moto?
Annagret non rispose.
-  qui?
- No -. Annagret respir a fondo. - Dopo cena si  messo a sistemarla. Quando sono andata a incontrarlo non l'aveva ancora rimontata... gli serviva un pezzo nuovo. Ha detto che saremmo usciti un'altra sera.
Non molto passionale, pens Andreas.
- Ho pensato che si fosse insospettito, - prosegu Annagret. - Non sapevo cosa fare, ma gli ho detto che doveva essere stasera.
Andreas scacci di nuovo il pensiero di come avesse fatto a convincerlo.
- Cos abbiamo preso il treno, - concluse Annagret.
- Accidenti.
- Scusa!
- No, hai fatto bene, ma questo ci complica le cose.
- Non ci siamo seduti vicini. Gli ho detto che era pi prudente stare separati.
Di l a poco gli altri passeggeri avrebbero visto la foto dell'uomo scomparso sul giornale, forse anche in televisione. L'intero piano si basava sulla motocicletta. Ma Andreas doveva tenerla su di morale. - Sei molto intelligente, - le disse. - Hai fatto bene. Temo solo che tu non riesca a tornare in tempo, neppure se prendi il primo treno.
- Mia madre va a letto appena rientra. E ho chiuso la porta della mia stanza.
- Hai pensato anche a questo.
- Per prudenza.
- Sei molto, molto intelligente.
- Non abbastanza. Ci prenderanno. Ne sono sicura. Non dovevamo venire in treno, io odio i treni, la gente mi fissa, si ricorderanno di me. Ma non sapevo che altro fare.
- Continua a comportarti con intelligenza. Il peggio  passato.
Annagret gli afferr le braccia e si rimise in piedi. - Ti prego, baciami, - disse. - Una volta sola, cos potr ricordarmelo.
La baci sulla fronte.
- No, sulla bocca, - disse Annagret. - Andremo in prigione per sempre. Almeno ti avr baciato. Non ho pensato ad altro. Solo cos sono riuscita a superare questa settimana.
Andreas aveva paura di dove poteva portarli quel bacio - il tempo continuava a passare - ma era una paura ingiustificata. Annagret tenne le labbra solennemente chiuse. Probabilmente cercava la stessa cosa che cercava lui. Un modo pi pulito per sfuggire alla sporcizia. Per lui, il buio della notte era una benedizione: se avesse potuto vederle meglio gli occhi, forse non sarebbe riuscito a lasciarla andare.
Mentre Annagret lo aspettava nel vialetto, lontano dal corpo, Andreas entr in casa. La cucina gli sembr satura della malvagit del suo agguato, del malvagio contrasto fra il mondo in cui Horst era vivo e quello in cui era morto, ma si costrinse a infilare la testa sotto il rubinetto e tracannare un po' d'acqua. Poi and sulla veranda anteriore e si rimise calzini e scarponi. Dentro uno scarpone trov la torcia.
Quando si spost sul lato della casa, Annagret gli corse incontro e lo baci con avventatezza, a bocca aperta, mettendogli le mani fra i capelli. Era cos giovane da spezzare il cuore, e lui non sapeva cosa fare. Voleva darle quello che desiderava - lo desiderava anche lui - pur sapendo che, in una prospettiva pi ampia, l'unica cosa che doveva desiderare era non farsi prendere. Era doloroso essere pi vecchio e razionale, doloroso doversi comportare da gendarme. Le prese la faccia tra le mani guantate e disse: - Ti amo, ma dobbiamo smetterla.
Annagret rabbrivid e gli si rannicchi contro. - Passiamo una notte insieme, e poi ci faremo prendere. Ho fatto tutto quello che potevo.
- Non facciamoci prendere, e poi passeremo molte notti insieme.
- Non era cos cattivo, aveva solo bisogno di aiuto.
- Ora cerca di aiutare me, per un minuto. Un minuto solo, e poi potrai dormire.
-  troppo orribile.
- Devi solo tenere ferma la carriola. Puoi chiudere gli occhi. Riesci a farlo per me?
Nell'oscurit gli sembr di vederla annuire. La lasci l e torn verso il capanno degli attrezzi, muovendosi con cautela. Sarebbe stato molto pi facile caricare il corpo sulla carriola se lei lo avesse aiutato, ma la prospettiva di occuparsene da solo non gli riusciva sgradita. La stava proteggendo da ogni contatto diretto, tenendola il pi possibile al sicuro, e voleva che lei lo sapesse.
Il cadavere indossava la tuta da lavoro della centrale elettrica, adatta per la manutenzione della moto ma non per andare ad amoreggiare in campagna. La conclusione inevitabile era che quella sera lo stronzo non aveva proprio voglia di uscire, ma Andreas fece di tutto per evitarla. Gir il cadavere sulla schiena. Era pesante di muscoli palestrati. Trov il portafogli e se lo infil in una tasca del giubbotto, poi cerc di sollevare il cadavere prendendolo per la tuta, ma la stoffa si strapp. Fu costretto a cingerlo con le braccia per caricare la testa e il busto sulla carriola.
La carriola si ribalt di lato. N lui n Annagret aprirono bocca. Si limitarono a riprovare.
Dietro il capanno incontrarono altri problemi. Annagret dovette aiutarlo spingendo i manici della carriola mentre lui la tirava dal davanti. La situazione delle impronte era davvero tremenda. Quando finalmente arrivarono accanto alla fossa, si fermarono a riprendere fiato. L'acqua gocciolava lenta dagli aghi di pino, il cui profumo si mescolava all'odore penetrante della terra appena smossa, vagamente simile a quello del cacao.
- Non  stato molto difficile, - disse Annagret.
- Mi dispiace che tu abbia dovuto aiutarmi.
- Solo che... non so.
- Cosa c'?
- Siamo sicuri che non esiste un Dio?
-  un'idea alquanto inverosimile, non trovi?
- Ho la fortissima sensazione che sia ancora vivo da qualche parte.
- Ma dove? Dove potrebbe essere?
-  solo una sensazione.
- Un tempo era tuo amico. Tutto questo  molto pi difficile per te che per me.
- Credi che abbia sofferto? Che abbia avuto paura?
- Sinceramente no.  successo molto in fretta. E adesso che  morto non pu ricordare il dolore.  come se non fosse mai esistito.
Voleva che Annagret ci credesse, ma neppure lui era sicuro di crederci. Se il tempo era infinito, allora tre secondi e tre anni ne erano entrambi una frazione infinitamente piccola. E cos, se tutti erano d'accordo che infliggere paura e sofferenza per tre anni era sbagliato, allora doveva essere sbagliato anche infliggerle per tre secondi. Colse un fuggevole barlume di Dio in quei calcoli, nella durata infinitesimale di una vita. Nessuna morte poteva essere cos rapida da giustificare chi infliggeva dolore. Se quei calcoli erano possibili, voleva dire che contenevano una morale nascosta.
- Be', - disse Annagret con voce pi dura. - Se esiste un Dio, allora il mio amico star andando all'inferno per avermi stuprata. Fosse per me, sarei pi contenta se andasse in paradiso. A me basta metterlo nella fossa. Ma dicono che Dio giochi con regole pi severe.
- Chi te lo ha detto?
- Mio padre, prima di morire. Non riusciva a capire perch Dio lo stesse punendo.
Non gli aveva mai parlato di suo padre. Se avesse potuto fermare il tempo, Andreas avrebbe voluto sentire tutto, scoprire tutto su di lei. Gli piaceva che non fosse coerente, che fosse addirittura un po' bugiarda. Era la prima volta che usava la parola stupro, e a quanto pareva non era inesperta di religione come aveva dichiarato di essere nei loro colloqui in chiesa. Il desiderio di decifrare il suo mistero era forte quanto quello di andare a letto con lei; i due desideri erano quasi la stessa cosa. Ma il tempo passava. Andreas non aveva un muscolo che non gli facesse male, eppure salt dentro la fossa e ricominci a scavare.
- Dovrei farlo io.
- Tu vai a sdraiarti nel capanno. Cerca di dormire.
- Vorrei che ci conoscessimo meglio.
- Anch'io. Ma devi cercare di dormire.
Rimase l in silenzio per molto tempo, per mezz'ora, a guardarlo scavare. Andreas aveva la sensazione confusamente sdoppiata della sua vicinanza e della sua completa alterit. Avevano ucciso un uomo insieme, ma lei aveva i suoi pensieri, i suoi motivi, cos vicini a lui eppure cos distinti. E si sent nuovamente grato nei suoi confronti, perch non solo aveva un'intelligenza maschile analoga alla sua, ma era anche intelligente in modi femminili che lui non conosceva. Aveva capito subito che era importante rimanere insieme - che restare separati dopo quello che avevano fatto sarebbe stata una continua tortura - mentre lui lo capiva solo adesso. Era svelta, anche se aveva appena quindici anni, mentre lui era lento.
Solo quando Annagret and a sdraiarsi, Andreas torn a concentrarsi sulla logistica. Scav fino alle tre e poi, senza fermarsi, trascin il corpo fino alla buca, ve lo fece rotolare dentro e salt gi per girarlo in posizione supina. Non voleva ricordare la faccia, e cos vi butt sopra un po' di terra. Poi accese la torcia e ispezion il corpo in cerca di gioielli. Trov un pesante orologio, non economico, e una catena d'oro da buzzurro. L'orologio venne via facilmente, ma per rompere la catena dovette appoggiare una mano sulla fronte coperta di terra e dare uno strattone. Per fortuna niente era reale, almeno non per molto. Infinitesimamente presto, l'eternit della sua stessa morte sarebbe cominciata, rendendo tutto questo irreale.
Due ore dopo aveva finito di riempire la buca e si mise a saltarci sopra per ricompattare la terra. Quando torn al capanno, il fascio di luce della torcia trov Annagret rannicchiata in un angolo, tremante, le mani intorno alle ginocchia. Andreas non sapeva cosa fosse pi insopportabile da vedere, se la sua bellezza o la sua sofferenza. Spense la torcia.
- Hai dormito?
- S. Mi sono svegliata per il freddo.
- Immagino che tu non sappia quando arriva il primo treno.
- Cinque e trentotto.
- Sei straordinaria.
-  stato lui a controllare l'orario, non io.
- Vuoi che ripassiamo insieme la tua storia?
- No, ci ho pensato. So cosa dire.
L'atmosfera tra loro si era fatta fredda e incolore. Per la prima volta gli venne in mente che potevano non avere alcun futuro insieme: che avevano fatto una cosa terribile e da allora in poi si sarebbero detestati per questo. L'amore distrutto dal crimine. Gli sembrava gi passato moltissimo tempo da quando gli era corsa incontro e lo aveva baciato. Forse aveva ragione lei; forse avrebbero dovuto passare una notte insieme e poi costituirsi.
- Fra un anno, se nel frattempo non succede niente, - le disse, - e se pensi di non essere spiata, forse potremo rivederci senza rischi.
- Un anno o cent'anni cambia poco, - rispose Annagret con amarezza.
- Ti penser per tutto il tempo. Ogni giorno. Ogni ora.
La sent alzarsi in piedi.
- Vado alla stazione, - disse.
- Aspetta venti minuti. Meglio che non ti vedano gironzolare l intorno.
- Devo scaldarmi. Far una corsetta e poi andr in stazione.
- Mi dispiace per quello che  successo.
- A me di pi.
- Sei arrabbiata con me? Ne hai il diritto. Qualunque cosa provi, ti capisco.
- No, sto male. Baster che mi facciano una domanda e capiranno tutto. Sto troppo male per fingere.
- Sei arrivata a casa alle nove e mezza e lui non c'era. Sei andata a letto perch non stavi bene...
- Ho gi detto che non dobbiamo ripassare la storia.
- Scusa.
Annagret si avvi verso la porta, and a sbattere contro Andreas e prosegu fino all'esterno. Da qualche parte nell'oscurit si ferm. - Allora ci vediamo fra cent'anni.
- Annagret.
Andreas sent il terreno risucchiarle i passi, vide la sagoma scura attraversare il giardino. Non si era mai sentito cos stanco in vita sua. Ma portare a termine il proprio compito era pi tollerabile che pensare a lei. Usando la torcia il meno possibile, copr la fossa con gli aghi di pino, prima i pi vecchi e dopo i pi freschi, poi sfreg il piede sul terreno per tentare di cancellare le impronte e i solchi della carriola e sparpagli ad arte foglie secche e scarti di giardinaggio. Gli scarponi e le maniche del giubbotto erano irrimediabilmente infangati, ma era cos esausto che non riusciva pi a sentirsi in ansia. Almeno poteva cambiarsi i calzoni.
La bruma aveva lasciato il posto a una nebbia pi tiepida, che rese stranamente improvviso lo spuntare del giorno. La nebbia non era una brutta cosa. Perlustr il giardino sul retro in cerca di impronte e solchi. Solo quando la luce ebbe quasi raggiunto la massima intensit, Andreas torn alla veranda per rimuovere la corda. C'era pi sangue di quanto si aspettasse sui gradini, meno vomito di quanto temesse sui cespugli accanto alla balaustra. Vedeva ogni cosa come attraverso un lungo tubo. Riemp pi volte un annaffiatoio al rubinetto esterno per lavare via il sangue.
L'ultima cosa che fece fu controllare se c'era qualcosa fuori posto in cucina. Trov solo un po' d'acqua nel lavandino da cui aveva bevuto. Prima di sera si sarebbe asciugato. Usc dall'ingresso principale, chiuse a chiave la porta e s'incammin verso Rahnsdorf. Alle otto e mezza era di nuovo nel seminterrato della canonica. Mentre si toglieva il giubbotto si accorse di avere ancora in tasca il portafogli e i gioielli del morto, ma sarebbe volato sulla luna piuttosto che sbarazzarsene adesso; riusc a malapena a slacciarsi gli scarponi infangati. Si sdrai sul letto ad aspettare la polizia.
Non venne nessuno. Non quel giorno, quella settimana o quella stagione: la polizia non venne mai.
E perch non venne? Una delle ipotesi meno plausibili era che lui e Annagret avessero compiuto il delitto perfetto. Era senz'altro possibile che i suoi genitori non avessero visto il disastro che aveva combinato nel giardino della dacia; la settimana dopo era caduta la prima grossa nevicata della stagione. Ma nessuno sul treno aveva notato quella ragazza di indimenticabile bellezza? Nessuno nel suo quartiere l'aveva vista camminare verso la stazione insieme a Horst? Nessuno aveva controllato dove fosse andata nelle settimane precedenti all'omicidio? Nessuno l'aveva interrogata per farla crollare? L'ultima volta che Andreas l'aveva vista, sarebbe crollata con una piuma.
Un'ipotesi un po' pi plausibile era che la Stasi avesse interrogato la madre di Annagret, facendo venire a galla i furtarelli e la tossicodipendenza. La Stasi si sarebbe sicuramente interessata alla scomparsa di un collaboratore informale; se la madre era stata arrestata da loro, la domanda non era se avrebbe confessato di aver ucciso Horst (oppure, a seconda di come la Stasi decideva di giocarsela, di averlo aiutato a fuggire all'Ovest), ma quante torture psicologiche avrebbe sopportato prima di confessare.
O forse i sospetti della Stasi si erano concentrati sulla figliastra residente a Lipsia. Oppure sui colleghi di Horst alla centrale elettrica, quelli che lui spiava. Forse uno di loro era gi in prigione per il delitto. Dopo l'omicidio Andreas aveva sfogliato i quotidiani tutti i giorni, per diverse settimane. Se il caso fosse stato affidato alla polizia criminale, avrebbero sicuramente pubblicato la foto dell'uomo scomparso. Ma non era mai saltata fuori nessuna foto. L'unica spiegazione realistica era che la Stasi stesse tenendo la polizia lontana dal caso.
Supponendo che avesse ragione su questo, Andreas aveva un'ulteriore ipotesi: la Stasi aveva fatto confessare Annagret, lei li aveva condotti alla dacia e loro avevano scoperto a chi apparteneva. Per non gettare pubblico discredito sul sottosegretario, avevano accettato la violenza sessuale come circostanza attenuante e si erano accontentati di spaventare a morte Annagret. E per torturare Andreas con l'incertezza, per rendergli la vita un inferno di ansia e circospezione, lo avevano lasciato in pace.
Andreas odiava quell'ipotesi, ma purtroppo era pi sensata delle altre. La odiava perch c'era un modo semplice per verificarla: trovare Annagret e chiederlo a lei. Ormai non passava nemmeno un'ora senza che provasse il desiderio di cercarla, e tuttavia, se la sua ipotesi era sbagliata e lei era ancora sospettata e controllata, vedersi sarebbe stato disastroso per entrambi. Solo lei poteva sapere se il pericolo era cessato.
Torn a fare il consulente per i giovani a rischio, ma ora dentro di lui c'era un vuoto che non lo abbandonava mai. Non insegnava pi la leggerezza. Adesso era a rischio anche lui: a rischio di piangere quando ascoltava le loro storie tristi. Era come se la tristezza fosse l'elemento chimico di cui era fatto tutto ci che toccava. Soffriva in particolare per Annagret, ma anche per il suo vecchio io spensierato e libidinoso. Aveva immaginato che il suo sentimento principale sarebbe stata l'ansia, la paura febbrile di venire scoperto e arrestato, ma la Repubblica sembrava decisa a risparmiarlo, per qualche ragione malata, e lui non riusciva pi a ricordare perch un tempo avesse deriso il paese e la sua mancanza di gusto. Ora gli sembrava pi che altro la Repubblica della Tristezza Infinita. Le ragazze bussavano ancora alla sua porta, interessate a lui, forse ancora pi attratte dalla sua aria addolorata, ma anzich pensare alla loro fica Andreas pensava alla loro giovane anima. Ciascuna di loro era un'incarnazione di Annagret; la sua anima era in tutte loro.
Nel frattempo in Russia c'era la glasnost, c'era Gorby. La piccola e fanatica Repubblica, sentendosi tradita dal padre sovietico, divent pi severa con i propri dissidenti. La polizia aveva fatto irruzione in una chiesa sorella di Berlino, la Zionskirche, e in Siegfeldstrae i livelli di coscienziosit e presunzione erano altissimi. Nelle sale riunioni c'era un'atmosfera di guerra. Isolandosi nel seminterrato come sempre, Andreas scopr che il dolore non lo aveva guarito dal solipsismo megalomane. Semmai glielo aveva intensificato. Gli sembrava che la sua infelicit fosse dilagata in tutto il paese, che il suo delitto stesse soffocando lo stato, e che lo stato, non potendo o non volendo arrestare lui, fosse deciso a spargere infelicit dappertutto. Gli individui imbarazzanti al piano di sopra rimasero stupiti, e forse segretamente delusi, quando la polizia non fece irruzione nella loro chiesa. Ma lui non si stup. Lo stato lo evitava come una tossina.
Nella tarda primavera del 1989 l'ansia ritorn. Da principio l'accolse quasi con sollievo, come se fosse la compagna della sua libido perduta, risvegliata dalle notti tiepide e dagli alberi in fiore. Andreas si sentiva attratto dal televisore nella sala comune della canonica, dove la Zdf trasmetteva le notizie della sera senza censure. Gli individui imbarazzanti che le guardavano insieme a lui esultavano, prevedendo il crollo del regime entro dodici mesi, ed era proprio la prospettiva del crollo del regime a rendere ansioso Andreas. Parte dell'ansia era semplice paura da criminale: sospettava che solo la Stasi potesse tenere a bada la polizia, che solo la sopravvivenza del regime potesse garantirgli la sicurezza, che la Stasi fosse (paradosso dei paradossi) la sua unica amica. Ma c'era anche un'ansia pi grande e diffusa, soffocante come una nube di acido cloridrico. Mentre la Polonia legalizzava Solidarnosc, mentre le repubbliche baltiche diventavano autonome, mentre Gorbacv si lavava pubblicamente le mani dei figli adottivi del Blocco Sovietico, Andreas sentiva la morte avvicinarsi sempre di pi. Senza la Repubblica a definirlo, lui sarebbe stato una nullit. I suoi importantissimi genitori sarebbero stati nullit, anzi, meno che nullit, squallidi residui corrotti di un sistema screditato, e l'unico mondo dove lui valeva qualcosa sarebbe crollato.
Durante l'estate la situazione peggior. Andreas non sopportava pi di guardare i notiziari, ma anche se si chiudeva nella sua stanza udiva la gente in corridoio chiacchierare degli ultimi sviluppi, l'emigrazione di massa dall'Ungheria, le manifestazioni a Lipsia, le voci di un colpo di stato imminente, perch non c'era chi parlasse d'altro. Erano ancora intimiditi da Honecker e temevano ancora Mielke, ma Andreas sentiva che la festa stava per finire. Al di l dell'ansia, e a parte il fatto che non aveva idea di cosa avrebbe combinato dopo il crollo del regime, provava tristezza e piet per il coscienzioso bambino socialista tedesco abbandonato dai sovietici. Andreas non era socialista, eppure quel bambino poteva benissimo essere lui.
Un marted mattina di ottobre, dopo che a Lipsia si era svolta la pi grande manifestazione mai vista, il giovane vicario buss alla sua porta. Avrebbe dovuto essere giubilante, ma c'era qualcosa che lo preoccupava. Invece di sedersi a gambe incrociate si mise a camminare avanti e indietro. - Avrai sicuramente sentito le notizie, - disse. - Centomila persone per le strade e niente violenza.
- Urr? - disse Andreas.
Il vicario esit. - Devo confessarti una cosa. Avrei dovuto dirtelo tanto tempo fa... sono stato un vigliacco. Spero che mi perdonerai.
Andreas non avrebbe mai sospettato che fosse un informatore, ma il preambolo sembrava andare in quella direzione.
- Non  quello che pensi, - disse il vicario, leggendogli nella mente. - Per ho ricevuto una visita della Stasi, circa due anni fa. Due tizi in tenuta regolamentare. Mi hanno fatto delle domande su di te, e io ho risposto. Hanno insinuato che mi avrebbero arrestato se tu avessi scoperto che erano stati qui.
- Ma adesso salta fuori che hanno pistole caricate a semi di margherita.
- Hanno detto che stavano indagando su un crimine, ma non hanno specificato di che tipo. Mi hanno mostrato la foto di quella bella ragazza che era venuta qui. Volevano sapere se avevi parlato con lei. Gli ho risposto che poteva darsi, visto che sei il consulente psicologico. Non ho detto niente di preciso. Ma volevano anche sapere se ti avevo visto una certa sera. Ho risposto che non potevo dirlo con sicurezza, visto che passi tanto tempo da solo nella tua stanza. Scommetto che tu eri qui mentre parlavo con loro, ma non hanno voluto vederti. E non sono pi tornati.
- Tutto qui?
- Non  successo niente, n a te n a nessun altro di noi, e cos ho immaginato che fosse tutto a posto. Ma mi sentivo in colpa per non averti detto che avevo parlato con loro. Volevo che lo sapessi.
- Il ghiaccio si scioglie, i cadaveri salgono in superficie.
Il vicario s'inalber. - Siamo stati generosi con te. C' stata una buona intesa. Probabilmente avrei dovuto dirtelo prima, lo so. Ma il fatto  che abbiamo sempre avuto un po' paura di te.
- Vi sono grato. E mi dispiace se vi ho creato dei problemi.
- C' qualcosa che vorresti dirmi?  successo qualcosa di brutto alla ragazza?
Andreas scosse la testa, e il vicario lo lasci solo con la sua ansia. Se la Stasi era venuta in chiesa, voleva dire che Annagret era stata interrogata e aveva parlato. Voleva dire che la Stasi conosceva almeno una parte dei fatti, forse tutti. Ma se centomila persone si radunavano liberamente per le strade di Lipsia, era chiaro che la Stasi aveva i giorni contati. Di l a poco i VoPos avrebbero assunto il controllo, la vera polizia avrebbe svolto il lavoro che le spettava...
Salt gi dal letto e s'infil il cappotto. Ora, se non altro, sapeva di avere ben poco da perdere nel vedere Annagret. Purtroppo, l'unico posto dove gli veniva in mente di cercarla era l'Erweiterte Oberschule pi vicina al suo vecchio quartiere, Friedrichshain. Gli sembrava inconcepibile che si fosse iscritta a una Eos, eppure che altro poteva fare? Usc dalla chiesa e percorse in fretta le strade, ricavando un po' di consolazione dal loro persistente grigiore, finch non raggiunse l'ingresso principale della scuola. Al di l dei finestroni, gli studenti continuavano a imparare la biologia marxista e la matematica marxista. Al termine dell'ultima ora, Andreas osserv il fiume di ragazzi che si riversava fuori dalla scuola. Lo osserv finch il fiume non si trasform in un rivoletto. Era deluso ma non del tutto sorpreso.
Il mattino dopo torn alla scuola, di nuovo senza fortuna. And nell'ufficio di un'assistente sociale di cui si fidava particolarmente, aspett mentre lei controllava l'archivio centrale e se ne and a mani vuote. La settimana dopo trascorse i pomeriggi e le serate nel vecchio quartiere di Annagret, gironzolando davanti ai judo club, ai centri sportivi e alle fermate dell'autobus. Alla fine di ottobre aveva ormai perso ogni speranza di trovarla, ma continuava a vagare per le strade. Setacciava i margini delle manifestazioni, organizzate e spontanee, e ascoltava comuni cittadini che rischiavano la prigione chiedendo giuste elezioni, la libert di viaggiare e la neutralizzazione della Stasi. Honecker se n'era andato, il nuovo governo era in crisi, e ogni giorno che passava senza violenza rendeva meno probabile una repressione in stile Tienanmen. L'Ungheria si era gi liberata, gli altri l'avrebbero seguita di l a poco. Il cambiamento stava arrivando, e Andreas poteva solo aspettare che lo sommergesse. Gli sembrava che l'aria di Berlino sapesse di acido cloridrico.
E poi, il 4 novembre, un miracolo. Mezza citt era scesa coraggiosamente in strada. Andreas si aggirava con metodo tra la folla, osservando le facce, sorridendo nel sentire una voce della ragione amplificata che rifiutava la riunificazione e chiedeva invece riforme. In Alexanderplatz, verso il retro sfilacciato dell'assembramento, fra i claustrofobici e gli indecisi, il suo cuore sussult prima che il cervello sapesse perch. C'era una ragazza. Una ragazza con i capelli corti ritti sulla testa e una spilla da balia come orecchino, una ragazza che nondimeno era Annagret. Teneva sottobraccio una tizia acconciata come lei; entrambe avevano un'espressione vuota, aggressivamente annoiata. Non era pi una brava ragazza.
DOBBIAMO TROVARE LA NOSTRA STRADA, DOBBIAMO IMPARARE A PRENDERE IL MEGLIO DAL NOSTRO SISTEMA IMPERFETTO E IL MEGLIO DAL SISTEMA CHE ABBIAMO COMBATTUTO...
Come per cercare sollievo dalla noiosa voce amplificata, Annagret si guard intorno e vide Andreas. Spalanc gli occhi. Lui sorrideva in modo incontrollabile. Lei non ricambi il sorriso, ma avvicin la bocca all'orecchio dell'altra ragazza e si stacc da lei. Mentre si avvicinava, Andreas vide pi chiaramente com'era cambiato il suo comportamento, com'era improbabile che lo amasse ancora. Si ferm fuori portata di abbraccio.
- Posso parlare solo per un minuto, - disse.
- Non dobbiamo per forza parlare. Basta che mi dici dove posso trovarti.
Lei scosse la testa. Il drastico taglio di capelli e la spilla da balia all'orecchio non riuscivano a offuscare la sua bellezza, ma l'infelicit s. I lineamenti erano gli stessi di due anni prima, ma la luce negli occhi si era spenta.
- Fidati di me, - disse Andreas. - Non c' pericolo.
- Vivo a Lipsia, adesso. Siamo qui solo per oggi.
- Quella  tua sorella?
- No, un'amica.  lei che ha insistito per venire.
- Verr a trovarti a Lipsia. Possiamo parlare.
Lei scosse la testa.
- Non vuoi pi vedermi, - disse Andreas.
Annagret si guard alle spalle con cautela, prima da una parte e poi dall'altra. - Non lo so nemmeno. Non ci sto pensando. So solo che non siamo al sicuro. Non riesco a pensare ad altro.
- Finch c' il ministero siamo al sicuro.
- Devo tornare dalla mia amica.
- Annagret. So che hai parlato con quelli del ministero. Sono venuti in chiesa e hanno chiesto di me. Ma non  successo niente, non mi hanno interrogato. Siamo al sicuro. Ti sei comportata bene.
Andreas si avvicin. Annagret trasal e si scost da lui.
- Non siamo al sicuro, - disse. - Sanno molte cose. Stanno solo aspettando.
- Ma se sanno tanto, allora non importa se veniamo visti insieme. Hanno gi aspettato due anni. Ormai non ci faranno pi niente.
Annagret si guard ancora alle spalle. -  meglio che vada.
- Devo vederti, - disse Andreas, solo per sincerit. - Non vederti mi uccide.
Lei sembrava ascoltarlo a malapena; era persa nella sua infelicit. - Hanno portato via mia madre, - disse. - Ho dovuto raccontargli qualcosa. L'hanno messa in un ospedale psichiatrico come tossicodipendente, e poi  andata in prigione.
- Mi dispiace.
- Ma continua a scrivere alla polizia. Vuole sapere perch non hanno indagato sulla scomparsa. Uscir in febbraio.
- E tu, hai parlato con la polizia?
- Non posso vederti, - disse Annagret, lo sguardo fisso a terra. - Hai fatto una cosa importante per me, ma non credo di poterti rivedere.
- Annagret. Hai parlato con la polizia?
Scosse la testa.
- Allora forse possiamo sistemare tutto. Fammi provare.
- Quando ti ho visto ho avuto una sensazione bruttissima. Desiderio e morte e quella cosa.  tutto confuso e orribile. Non voglio pi volere una cosa del genere.
- Fammi provare a mandarla via.
- Non andr mai via.
- Fammi provare.
Annagret mormor qualcosa che venne soffocato dal rumore. Forse non voglio volerla. Poi torn di corsa dalla sua amica e si allontan con lei di buon passo, senza voltarsi indietro.
Eppure c'era speranza, decise Andreas. Incoraggiato, cominci a correre e non si ferm fino a Marx-Engels-Platz. Ogni passante gli era d'intralcio. Voleva solo rivedere Annagret. Doveva far sparire il caso di omicidio, perch quello era l'unico modo per averla.
Ma la madre di Annagret, della quale ora capiva di non essersi preoccupato a sufficienza, rappresentava un grave problema. La madre non aveva alcun motivo per smettere di esigere un'indagine, e presto sarebbe uscita di prigione. E avrebbe continuato a esigere. Quando la Stasi fosse crollata, la polizia avrebbe potuto prendere il dossier del caso e cominciare la propria indagine. Anche se Andreas fosse arrivato prima, anche se fosse riuscito in qualche modo a spostare il cadavere, dopo il crollo del governo il dossier sarebbe venuto alla luce. E cosa c'era nel dossier? Si rese conto che avrebbe dovuto chiedere ad Annagret cosa aveva detto di preciso alla Stasi. Sapevano della dacia? Oppure avevano chiuso l'indagine non appena erano risaliti a lui?
Torn in Alexanderplatz, sperando di ritrovarla. La cerc tra la folla fino al calar della notte, invano. Fu tentato di andare a Lipsia - non sarebbe stato difficile trovare l'appartamento della sorella, dove presumibilmente viveva Annagret - ma temeva di perderla del tutto, perderla per sempre, se l'avesse rintracciata e tempestata di domande.
E cos cominciarono due mesi di impotenza e terrore. La notte in cui venne aperto un varco nel Muro, Andreas si sent l'unica persona sobria in una citt di ubriachi barcollanti. Un tempo avrebbe riso della fine comica di quei ventotto anni di prigionia nazionale, della dichiarazione estemporanea dell'esausto Schabowski che aveva demolito l'intero apparato, ma in quel momento, quando sent le grida nella canonica, e quando il vicario scese le scale di corsa per dargli la notizia benedetta, Andreas avrebbe potuto essere un cosmonauta che sente un meteorite bucare il rivestimento metallico della sua capsula. L'aria che esce sibilando, il vuoto che invade l'ambiente. Mentre la canonica si svuotava e tutti correvano al check-point pi vicino per vedere con i propri occhi, Andreas rimase rannicchiato in un angolo del letto, con le ginocchia tirate verso il mento.
Non aveva il minimo desiderio di attraversare il confine. Poteva andare a Lipsia a cercare Annagret, potevano partire insieme per l'Ovest e non tornare mai pi, potevano trovare un modo per trasferirsi in Messico, Marocco, Thailandia. Ma anche se lei avesse voluto vivere in fuga, a cosa sarebbe servito? La vita di Andreas aveva senso solo nella madrepatria. Non aveva importanza se la odiava, non riusciva comunque a lasciarla. Nella sua mente, l'unico modo per salvarsi era presentarsi da Annagret come il garante della sua incolumit, cos avrebbero potuto camminare in pubblico a testa alta. Pi che mai, nei giorni caotici che seguirono il crollo del Muro, Annagret gli appariva come la sua unica speranza.
Cominci a prendere la U-Bahn fino a Normannenstrae, per mescolarsi con i dimostranti davanti alla sede della Stasi e ascoltare le dicerie. Correva voce che la Stasi stesse distruggendo e bruciando documenti ventiquattr'ore su ventiquattro. Che stesse trasportando camionate di scartoffie a Mosca e in Romania. Andreas cerc di immaginare uno scenario in cui il suo dossier veniva distrutto o deportato, ma la Stasi lavorava con metodicit germanica ed era senz'altro partita dall'alto, occupandosi prima delle carte che compromettevano i suoi funzionari e le sue spie, e quelle sarebbero bastate per riempire distruggidocumenti, inceneritori e camion per mesi.
Quando il tempo era decente, la folla di cittadini preoccupati davanti all'edificio aumentava. Nei pomeriggi di brutto tempo c'erano solo gli irriducibili, sempre le stesse facce, uomini e donne che erano stati interrogati e imprigionati senza motivo e nutrivano un risentimento granitico contro il ministero. Il preferito di Andreas era un tizio della sua et che era stato rapito in mezzo alla strada da ragazzo, dopo aver difeso una compagna di classe dalle avance del figlio di un comandante della Stasi. Era stato avvertito una volta, e aveva ignorato l'avvertimento. Per questo aveva trascorso sei anni in due prigioni diverse. Ripeteva la sua storia senza sosta, a chiunque volesse ascoltarla, e ogni volta Andreas si commuoveva. Si chiedeva cosa ne fosse stato della ragazza.
E poi, una sera di inizio dicembre, Andreas torn in chiesa, apr la porta della sua stanza e la vide seduta sul letto, intenta a leggere con calma il Berliner Zeitung: sua madre.
Gli si mozz il fiato. Rimase fermo sulla soglia a guardarla. Era pericolosamente magra, ma elegante e nel complesso ben curata. Pieg il giornale e si alz in piedi. - Ero curiosa di vedere dove vivi.
Restava diabolicamente bella, con i capelli dello stesso rosso incredibile, i lineamenti pi affilati ma la pelle senza rughe.
- Mi piacerebbe chiederti in prestito qualche libro, - disse, avvicinandosi agli scaffali. - Mi fa bene al cuore vedere che ne hai tanti in inglese -. Prese un volume dallo scaffale. - Sei anche tu un ammiratore di Iris Murdoch?
Andreas ritrov il fiato e disse: - Perch sei venuta?
- Oh, non saprei. Desiderio di vedere il mio unico figlio, dopo nove anni?  cos strano?
- Vorrei che te ne andassi.
- Non dire cos.
- Vorrei che te ne andassi.
- No, non dire cos, - ripet sua madre, rimettendo il libro sullo scaffale. - Sediamoci e facciamo due chiacchiere. Non pu pi succederci niente di brutto. Tu dovresti saperlo.
Stava violando la sua stanza, violando lui, eppure una parte traditrice di Andreas era felicissima di vederla. Aveva passato nove anni a struggersi per lei. L'aveva cercata in cinquantatre ragazze senza trovarla. Era terribile quanto l'amava.
- Siediti qui con me, - disse sua madre, - e raccontami come stai. Ti trovo benissimo -. Gli sorrise con calore e lo osserv dalla testa ai piedi. - Il mio bel figlio forte.
- Non sono tuo figlio.
- Non dire sciocchezze. Abbiamo avuto anni difficili, ma ora  tutto finito -. Il suo sorriso si raffredd. - Quarant'anni di vita con il porco che ha costretto mio padre a suicidarsi...  tutto finito. Quarant'anni passati a soddisfare i pi stupidi, noiosi, crudeli, orrendi, vigliacchi e compiaciuti ipocriti che il mondo abbia mai visto. Tutto finito. Puf!
Quella sfilza di insulti poteva anche sembrare un momento di gradevole sincerit, ma l'amor proprio che l'aveva generata era immutato, e cos Andreas si sent ancora pi offeso. Ai vecchi tempi sua madre parlava con la stessa allegra malignit del governo degli Stati Uniti. Andreas pens che forse avrebbe dovuto strangolarla, per impedirle di emettere quella nube tossica di amor proprio e salvarsi la vita. Il secondo omicidio era sempre pi facile del primo.
- Allora, sediamoci e facciamo due chiacchiere, - disse sua madre.
- No.
- Andreas, - gli disse in tono carezzevole. -  finita.  stata durissima per tuo padre, naturalmente. L'unico uomo davvero intelligente e onesto di tutta la nazione. L'unica persona che cercava realmente di fare il bene del paese anzich il proprio.  inconsolabile. Vorrei che venissi a trovarlo.
- Non se ne parla.
- Non riesci a capirlo, a perdonarlo? Lo hai messo in una situazione terribile. Ora sembra una sciocchezza, ma allora non lo era. Doveva scegliere tra servire il suo paese ed essere il padre di un poeta sovversivo.
- Non era una scelta difficile, visto che non sono neanche suo figlio.
Sua madre sospir. - Vorrei che la smettessi con questa storia.
Andreas cap che aveva ragione: non era importante. Non gli interessava pi scoprire chi fosse suo padre, non si riconosceva pi nel ragazzo a cui un tempo interessava. Forse c'entrava col fatto che aveva spaccato la testa a un uomo con un badile, ma la sua vecchia rabbia era scomparsa. Ora provava solo emozioni pi primitive, come l'amore e l'odio.
- Ce la caveremo, - disse Katya. - Anche tuo padre. Sono giorni difficili per lui. Sapeva da almeno cinque anni che la fine stava arrivando, ma vederla arrivare per davvero lo sta uccidendo. Il nuovo governo vuole tenerlo, ma lui pensa di dimettersi alla fine dell'anno. Ce la caveremo... ha una mente brillante, non  troppo vecchio per insegnare.
- Tutto  bene quel che finisce bene.
- Non ha fatto niente di male. Nel governo c'erano assassini e ladri, ma lui non era nessuna delle due cose.
- Anche se li ha appoggiati per quarant'anni.
Sua madre raddrizz la schiena. - Io credo ancora nel socialismo: in Francia e Svezia funziona. Se vuoi dare la colpa a qualcuno, dalla al porco sovietico. Io e tuo padre abbiamo fatto del nostro meglio con quello che avevamo. Non mi scuser mai per questo.
Politica, senso di colpa collettivo, collaborazione: argomenti che lo annoiavano pi che mai.
- Ad ogni modo, - disse Katya. - Ho pensato che volessi tornare a casa. Puoi riavere la tua stanza,  sicuramente pi confortevole di... questa. Immagino che vorrai tornare a scuola, e da noi non pagheresti l'affitto. Possiamo ricominciare a vivere come una famiglia.
- A te piacerebbe?
- Sinceramente s. Se preferisci puoi stare nella dacia, ma  un lungo viaggio in treno. Pu anche darsi che la vendiamo.
- Cosa?
- Lo so, sembra incredibile, ma gli speculatori Wessi stanno gi fiutando affari in tutta la citt. Uno di loro  stato al Mggelsee e ha parlato con i vicini, promettendo valuta pregiata.
- Vendereste la dacia, - disse Andreas con voce spenta.
- Be',  brutta. Tuo padre non la pensa cos, ma il suo  puro sentimentalismo. Lo speculatore ha parlato di radere al suolo tutte le case in riva al lago per fare un campo da golf. I Wessi non sono tanto sentimentali.
Al di l del terrore al pensiero dei bulldozer, Andreas prov anche un senso di tradimento: tutto ci che la Repubblica toccava si trasformava in merda. Non sapeva neppure difendersi dagli speculatori dell'Ovest. Aveva sempre saputo che era ridicolmente inetta, ma ora la sua inettitudine non faceva pi ridere.
- A cosa pensi? - disse Katya, con una sfumatura civettuola nella voce.
C'era solo una cosa da fare. Andreas entr nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. - Vuoi che torni a casa, - disse.
- Non sai quanto mi faresti felice.  ora che tu rifiorisca. Con una mente come la tua, potresti ottenere il dottorato in tre anni.
- Rifiorire sarebbe bello, sono d'accordo. Ma prima devi fare una cosa per me.
Katya s'imbronci. - Non so se mi piace quando ti metti a contrattare.
- Non  quello che pensi. Non m'importa cos'hai fatto. Davvero. Ho in mente una cosa completamente diversa.
Alla faccia di Katya accadde qualcosa di strano, un'impercettibile modulazione di espressioni che le dava un'aria folle, una lotta interiore resa visibile: l'illusione di essere una madre amorevole, il risentimento per la fatica che le costava. Gli fece quasi pena. Voleva le cose facili, e non era n forte n paziente quando non le otteneva.
- Torner a casa, - disse Andreas, - ma prima mi serve una cosa dalla Sicurezza statale. Voglio tutto quello che hanno su di me. Tutti i dossier. Voglio averli in mano.
Katya si accigli. - Che cos'hanno?
- Delle cose brutte, forse. Cose che mi impedirebbero di rifiorire. Cose che vi metterebbero in imbarazzo.
- Cos'hai fatto? Hai fatto qualcosa?
Prov un grande sollievo nel sentirselo chiedere. Evidentemente la Stasi aveva sospeso l'indagine di propria iniziativa, senza informare i suoi genitori.
- Tu non devi saperlo, - rispose. - Devi solo procurarmi i dossier. Al resto penso io.
- Tutti vogliono il loro dossier. I collaboratori se la stanno facendo sotto in tutto il paese, e la Stasi lo sa. Quei dossier sono le sue polizze di assicurazione.
- S, ma immagino che i membri del Comitato centrale non abbiano tanta paura. A questo punto, richiedere i miei dossier sarebbe quasi un atto di routine.
Katya lo scrut in volto con occhi spaventati. - Cos'hai fatto?
- Niente di cui non saresti orgogliosa, se sapessi com' andata. Ma il resto del mondo potrebbe pensarla diversamente.
- Posso chiedere a tuo padre, - gli rispose. - Ma si  a malapena ripreso dalla tua ultima trasgressione. Forse non  il momento migliore per tirarne fuori un'altra.
- Non mi vuoi bene, mamma?
Messa con le spalle al muro, sua madre accett di aiutarlo. Prima che se ne andasse, entrambi considerarono necessario abbracciarsi, e che abbraccio strano fu, che compromesso malato. Lei, che non era capace di amore vero, fingeva di amarlo, mentre lui, che l'amava davvero, sfruttava il suo amore finto. Andreas si rifugi nella camera della sua mente dove teneva rinchiuso l'amore pi puro, quello per Annagret.
Pass una settimana, e poi un'altra. Il Natale venne e se ne and, e sua madre continuava a non farsi sentire. Era possibile che avesse gi ottenuto i dossier e li avesse letti? Stava cambiando idea sul fatto di riammetterlo nella propria vita? Gi una volta aveva deciso di poter vivere senza di lui.
Alla fine la chiam lui, il giorno prima di Capodanno.
-  l'ultimo giorno di lavoro di tuo padre, - gli rispose.
- Infatti, sono un po' preoccupato, - disse Andreas. - Per la sua scarsa influenza come privato cittadino.
Sua madre non rispose.
- Mamma? Devo preoccuparmi?
- Mi sento un po' vessata, Andreas. Ho l'impressione che tu ti stia approfittando del mio desiderio di riconciliazione.
- Glielo hai chiesto o no?
- Aspettavo il momento giusto.  tremendamente scoraggiato. Forse  meglio se vieni a chiederglielo tu.
- Vuoi dire, adesso che  troppo tardi?
- Perch non mi dici cosa credi che ci sia in quei dossier? Sono sicura che non  cos terribile.
- Non riesco a credere che hai lasciato passare tre settimane!
- Non gridare, per favore. Dimentichi chi sono i tuoi parenti.
- Markus non c'entra niente con le operazioni interne.
- Il suo  un nome autorevole. In questo porcile siamo ancora una famiglia reale. E tuo padre  ancora nel Comitato centrale.
- Bene, allora chiediglielo, per favore.
- Prima vorrei sapere cosa stai nascondendo.
Se lo avesse ritenuto utile, Andreas le avrebbe raccontato volentieri tutta la storia, ma l'istinto gli diceva di non farlo: in particolare, di non fare alcun riferimento all'esistenza di Annagret. E cos disse, invece: - Diventer famoso, mamma -. Non ci aveva pensato fino a quel momento, ma riconobbe subito la verit di quell'affermazione: aveva la stoffa per diventare famoso. - Rifiorir e diventer famoso, e tu sarai felicissima di essere mia madre. Ma se non mi procuri quei dossier, diventer famoso in un altro modo. Un modo che non ti piacer.
Seguirono altre due settimane di attesa. Ora anche nelle giornate cupe la folla in Normannenstrae era numerosa, e poi d'un tratto, in un pomeriggio rigido e deprimente, divenne enorme. Vicino all'ingresso principale, Andreas sal sul paraurti di un camion per cercare di valutarne le dimensioni. La gente si ammassava a perdita d'occhio. Migliaia di persone. Striscioni, picchetti, slogan, troupe televisive.
Stasi RAUS. Stasi RAUS. Stasi RAUS...
La gente spingeva la lastra di metallo del cancello, si arrampicava sulla maniglia e sui cardini, gridava contro le guardie nel cortile. E poi, in maniera del tutto inspiegabile, e con grande orrore di Andreas, il cancello si spalanc verso l'interno.
Era ancora in piedi sul paraurti del camion, separato dal cancello da parecchi strati di corpi. Salt gi e si un alla folla che avanzava, tenendo la mano su un giubbotto di pelle davanti a s per mantenere un po' di spazio in caso di una spinta da dietro.
Una ragazza alla sua sinistra gli si rivolse in tono affettuoso. - Ehi, tu.
Aveva una faccia graziosa ma solo vagamente conosciuta, forse addirittura sconosciuta. - Ciao, - rispose Andreas.
- Dio mio, - disse lei. - Non ti ricordi neppure di me.
- Certo che mi ricordo.
- S, s, - disse la ragazza, con un sorriso acido. - Certo.
Andreas rest indietro per consentire a un altro corpo di avanzare e sostituire la ragazza al suo fianco. Le voci intorno a lui erano sommesse, forse per riverenza, forse per una vecchia abitudine alla sottomissione, ma quando oltrepass il cancello e sgusci in cortile sent urla violente provenire dal palazzo di fronte. Quando riusc a entrare, c'erano gi vetri per terra e vernice spray sulle pareti. La folla saliva compatta la scalinata centrale, dirigendosi verso i piani superiori dove si diceva ci fossero gli uffici di Mielke e di altri funzionari superiori. Dall'alto piovevano carte, pagine che fluttuavano pigre e fasci di fogli che cadevano a piombo. Quando raggiunse le scale, Andreas si gir a guardare le facce che venivano avanti, facce cos vivide che sembravano muoversi al rallentatore, facce rosse o grigie per il freddo, facce piene di meraviglia, trionfo, curiosit. Vicino all'ingresso, le guardie in uniforme osservavano con gelida indifferenza. Andreas, camminando controcorrente, ne avvicin una. - Dove sono gli archivi? - disse.
La guardia alz le mani e le apr, con i palmi in alto.
- Oh, andiamo, - disse Andreas. - Pensi di poter ostacolare quello che sta succedendo?
La guardia rispose con un altro gesto noncurante.
Andreas torn fuori in cortile, dove i cittadini continuavano a riversarsi come pellegrini, e riflett su quanto stava accadendo. Qualcuno, per placare la folla, aveva deciso di aprire l'edificio dell'amministrazione centrale, dopo averlo presumibilmente ripulito di qualunque documento compromettente. L'intera azione era simbolica, rituale, forse addirittura studiata a tavolino. Il complesso della Stasi comprendeva almeno un'altra dozzina di edifici, dove nessuno stava cercando di entrare.
- Gli archivi! - grid. - Cerchiamo gli archivi!
Alcune teste si girarono verso di lui, ma tutti continuarono ad avanzare, decisi a penetrare simbolicamente nel sacrario. Le carte volavano fuori dalle finestre rotte alla luce delle telecamere e dei flash. Andreas raggiunse la recinzione sul lato sud del cortile e guard il pi grande e buio degli altri edifici. Anche se fosse riuscito in qualche modo a guidare un assalto agli archivi, le possibilit di trovare i suoi dossier da solo erano quasi nulle. Erano da qualche parte l dentro, ma l'apertura del cancello non lo aveva minimamente aiutato. Aveva solo indebolito la sua amica Stasi.
Venti minuti dopo stava schiacciando un pulsante nell'atrio del palazzo dei genitori. La voce che usc gracchiando dal citofono era quella di suo padre.
- Sono io, - disse Andreas. - Tuo figlio.
Quando arriv all'ultimo piano, trov un vecchio con addosso un cardigan sulla soglia dell'appartamento dei suoi genitori. Andreas rimase sconvolto nel vederlo cos cambiato. Era pi basso, pi fragile, curvo, con le guance e la gola scavate. Gli tese la mano, ma Andreas lo prese fra le braccia. Un istante dopo, suo padre ricambi l'abbraccio.
- Tua madre  a una conferenza, - gli disse, facendolo entrare. - Stavo giusto mangiando un sanguinaccio. Se hai fame te ne cuocio uno.
- No, grazie. Vorrei solo un bicchiere d'acqua.
Il nuovo arredamento era tutto cuoio e cromature, con luci molto forti per occhi anziani. Una pozza violacea di sugo di salsiccia si stava coagulando su un piatto solitario. Suo padre vers un bicchiere di acqua minerale e glielo porse con mani tremanti.
- Mangia il sanguinaccio finch  caldo, - disse Andreas, sedendosi a tavola.
Suo padre spinse da parte il piatto. - Ne cuocer un altro pi tardi, se avr fame.
- Come stai?
- Fisicamente bene. Sono invecchiato, come vedi.
- Ti trovo benissimo.
Suo padre si sedette a tavola senza dire niente. Non era mai stato uno che guardava negli occhi l'interlocutore.
- Mi sembra di capire che non segui i notiziari, - disse Andreas.
- Mi  passata la voglia gi da qualche mese.
- In questo momento stanno prendendo d'assalto il quartier generale della Stasi. Migliaia di persone. Sono nell'edificio principale.
Suo padre si limit ad annuire, come se approvasse.
- Tu sei un brav'uomo, - disse Andreas. - Mi dispiace di averti reso la vita difficile. Il mio problema non sei mai stato tu.
- Ogni societ ha le sue regole, - disse suo padre. - Una persona pu seguirle oppure no.
- Rispetto il fatto che tu le abbia seguite. Non sono qui per accusarti. Sono qui per chiederti un favore.
Suo padre annu di nuovo. Gi in Karl-Marx-Allee gli automobilisti suonavano il clacson, probabilmente per festeggiare.
- La mamma ti ha detto che mi serve un favore?
Suo padre prese un'espressione triste. - Anche tua madre aveva un lungo dossier, - disse.
Andreas fu cos sconcertato da quel salto logico che rimase senza parole.
- Nel corso degli anni, - prosegu suo padre, - ha avuto diversi episodi di comportamento irresponsabile.  una fervente socialista e una cittadina leale, ma ci sono stati momenti imbarazzanti. Non pochi. Immagino che tu lo sappia.
- Mi fa bene sentirlo dire da te.
Suo padre lo ferm con un gesto. - Per alcuni anni abbiamo avuto dei problemi di comando e controllo con il ministero della Sicurezza statale. Sono stato fortunato nei miei rapporti con il ministero, grazie a mio cugino e all'indulgenza con cui controllavo il loro bilancio. Ma il ministero gode di una considerevole autonomia, e una relazione  sempre a doppio senso. Negli anni ho chiesto parecchi favori, e adesso ho ben poco da offrire in cambio. Temo di essermi giocato quel che restava della loro amicizia quando ho chiesto il dossier di tua madre. Ha ancora molti anni di vita professionale davanti a s, e per lei era importante che, andando avanti, non emergessero prove compromettenti del suo passato.
Per quanto l'avesse odiata in passato, Andreas sent che non aveva mai odiato Katya come in quel momento. - Aspetta, - disse. - Stai dicendo che sai perch sono venuto.
- Me ne ha accennato, - disse suo padre, evitando di guardarlo negli occhi.
- Ma non le importava di me. Le importava solo di proteggere se stessa.
-  interceduta anche in tuo favore, una volta che abbiamo ottenuto i suoi dossier.
- Prima le cose pi importanti!
-  mia moglie. Devi capirlo.
- E io non sono il tuo vero figlio.
Suo padre cambi posizione, a disagio. - Credo che si possa dire cos, in senso tecnico.
- Cos sono fregato. Mi ha fregato.
- Hai scelto di non seguire le regole della societ, e non mi pare che te ne sia pentito. Quando tua madre  in s, si pente di quello che ha fatto quando era fuori di s.
- Stai dicendo che non puoi fare niente per me.
- Sono restio a tornare a un pozzo che temo ormai asciutto.
- Lo sai perch ci tengo tanto?
Suo padre alz le spalle. - Posso fare qualche ipotesi, basandomi sul tuo comportamento passato. Ma no, non lo so.
- Allora te lo spiego, - disse Andreas. Era furioso con se stesso per aver aspettato cinque settimane che sua madre lo salvasse: avrebbe mai smesso di essere un coglioncello di quattro anni? Ora gli restavano solo due possibilit, lasciare il paese o fidarsi dell'uomo che non era davvero suo padre, e cos gli raccont la storia. Gliela raccont con grandi abbellimenti e omissioni, impostandola con cura come la parabola di una brava socialista appassionata di judo che aveva seguito tutte le regole ed era stata violentata da un'incarnazione del male spalleggiata dalla Stasi. Peror la causa della propria redenzione, parl dell'ottimo lavoro che svolgeva con la giovent a rischio, parl dei successi conseguiti, dell'autentico servizio che rendeva alla societ, del rifiuto di mescolarsi con i dissidenti: del tentativo di diventare, nel seminterrato della chiesa, un figlio degno del proprio padre. Interpret la propria poesia sovversiva come una reazione deplorevole alla malattia mentale della madre. Disse che ora se ne pentiva.
Quando termin, suo padre tacque a lungo. Ogni tanto si sentiva ancora qualche clacson gi in strada; il sangue freddo della salsiccia si stava annerendo.
- Dov' successo il... fatto? - chiese infine suo padre.
- Non ha importanza. Un posto sicuro in campagna.  meglio che tu non lo sappia.
- Dovevi andare subito alla Stasi. Avrebbero punito severamente quell'individuo.
- Lei non voleva. Aveva sempre seguito le regole. Voleva solo avere una vita decente nella societ in cui viveva. Io stavo cercando di dargliela.
Suo padre si avvicin a una credenza e torn con due bicchieri e una bottiglia di Ballantine's. - Tua madre  mia moglie, - disse, versando il liquore. - Avr sempre la precedenza.
- Certo.
- Ma la tua storia  commovente. Mette le cose in una luce diversa. Mi fa dubitare, in una certa misura, dell'opinione che mi ero fatto di te. Devo crederci?
- Se ho omesso qualcosa  solo per proteggerti.
- Lo hai detto a tua madre?
- No.
- Bene. Si agiterebbe per niente.
- Somiglio pi a te che a lei, - disse Andreas. - Te ne accorgi? Abbiamo entrambi a che fare con la stessa persona difficile.
Suo padre vuot il bicchiere d'un fiato. - Viviamo in tempi difficili.
- Puoi aiutarmi?
Suo padre vers dell'altro scotch. - Posso chiedere. Ho paura che la risposta sar no.
- Solo il fatto che tu lo chieda...
- Non ringraziarmi. Lo farei per tua madre, non per te. La legge  la legge, non possiamo scavalcarla. Anche se ci riuscissi, tu dovresti andare alla polizia e confessare tutto. Sarebbe ancora pi encomiabile se lo facessi quando non devi pi temere di essere scoperto. Se le cose sono davvero andate come dici, puoi aspettarti una notevole clemenza, soprattutto nel clima attuale. Tua madre ne soffrirebbe, ma sarebbe la cosa giusta da fare.
Andreas pens, ma non disse, che lui in realt somigliava pi a sua madre che a suo padre, perch non gliene importava niente di fare la cosa giusta se la cosa sbagliata poteva salvarlo dal pubblico oltraggio e dalla prigione. La sua vita gli sembrava una lunga guerra tra due parti di s, la parte malata proveniente dalla madre e la parte scrupolosa ereditata dal padre non biologico. Ma temeva di essere, di base, tutto Katya.
Si era congedato e stava andando verso l'ascensore quando la porta dell'appartamento si riapr. - Andreas, - si sent chiamare.
Torn indietro.
- Dimmi come si chiama quell'individuo, - disse suo padre. - Mi  venuto in mente che ti servir anche il dossier sulla sua scomparsa.
Andreas lo scrut in viso. Il vecchio voleva forse denunciarlo? Incapace di trovare una risposta, Andreas pronunci nome e cognome dell'uomo che aveva ucciso.
Il giorno dopo, verso sera, il vicario scese da lui per dirgli che lo volevano al telefono.
- Credo di esserci riuscito, - disse suo padre nel ricevitore. - Ma lo saprai per certo solo se vai di persona all'archivio. Non intendono trasferire i dossier, ed  del tutto possibile che non ti permettano di portarli via. Ma te li mostreranno. O almeno cos dicono.
- Non so come ringraziarti.
- Ringraziami non parlandone pi.
Alle otto del mattino, seguendo le istruzioni del padre, Andreas torn in Normannenstrae e si present all'ingresso. I membri di una troupe televisiva mangiavano panini accanto a un furgone. Fece il nome che gli era stato detto di fare, quello del capitano Eugen Wachtler, e si sottopose a una perquisizione, abbandonando lo zaino nel quale aveva sperato di nascondere i dossier.
Il capitano Wachtler lo raggiunse venti minuti dopo. Era calvo, con un colorito grigiastro precanceroso e lo sguardo assente di chi soffre di dolore cronico. Aveva una macchiolina sul bavero della giacca. - Andreas Wolf?
- S.
Il capitano gli diede un tesserino di sicurezza legato a una cordicella. - Si metta questo e mi segua.
Senza dire altro attraversarono il cortile, oltrepassarono un cancello aperto e poi un altro chiuso a chiave, che Wachtler apr e richiuse dietro di loro. C'erano altre serrature all'ingresso dell'archivio principale, una per cui Wachtler aveva la chiave, l'altra azionata da una guardia dietro una spessa lastra di vetro. Andreas segu il capitano su per due rampe di scale e lungo un corridoio di porte chiuse. -  un momento emozionante, - azzard.
Wachtler non rispose. In fondo al corridoio apr un'altra porta e fece cenno ad Andreas di entrare in una stanzetta con un tavolo e due sedie. Sul tavolo c'erano quattro raccoglitori ordinatamente impilati.
- Torner fra un'ora precisa, - disse Wachtler. - Non esca di qui e non porti via niente. Le pagine sono numerate. Prima che ce ne andiamo le esaminer per assicurarmi che non manchi niente.
- D'accordo.
Il capitano usc, e Andreas apr il primo raccoglitore. Conteneva solo dieci pagine, riguardanti la scomparsa del Collaboratore Ufficioso Horst Werner Kleinholz. Anche il secondo raccoglitore conteneva dieci pagine, la copia carbone del primo dossier. Appena Andreas vide la copia, cap che c'era speranza. Gli avevano ordinato di non portare via niente, ma non c'era motivo di dargli il duplicato se si aspettavano che obbedisse all'ordine. La copia carbone indicava chiaramente che quello era tutto il materiale che avevano, e lo stavano dando a lui. Si sent colmo di amore, orgoglio e gratitudine. Suo padre aveva lavorato per quarant'anni all'interno del sistema, seguendo le regole, per produrre quel risultato. Suo padre era ancora influente, e la Stasi era venuta in suo aiuto.
Tir fuori il sacchetto di plastica che si era infilato nello scarpone e ci mise dentro entrambe le copie del fascicolo d'indagine. Gli altri due raccoglitori erano pi voluminosi. Contenevano le due met del suo dossier, numerate senza interruzione. Mise anche quelle nel sacchetto di plastica.
Il cuore gli batteva all'impazzata e l'uccello gli stava diventando duro, perch il resto era un gioco. Le regole di quel gioco erano che lui infrangesse le regole, rubando materiale all'insaputa della Stasi e senza permesso, materiale che avrebbe solo dovuto guardare e non portare via. Se fosse andato smarrito, la Stasi non ne avrebbe avuto colpa.
Per un istante temette che il capitano lo avesse chiuso dentro, ma la porta non era chiusa a chiave: il gioco era cominciato. Usc in corridoio. L'edificio era stranamente silenzioso, non si sentiva neppure una voce, solo un basso ronzio istituzionale. Torn sui suoi passi e scese le due rampe di scale. Dal corridoio principale gli giunsero rumori di passi e voci, gli impiegati che arrivavano al lavoro. Si mescol audacemente al gruppo e si diresse verso l'uscita. La gente che entrava gli lanciava occhiate fredde, prive di curiosit.
Batt sul vetro dietro cui sedeva la guardia. - Mi fa uscire?
La guardia si alz a met per leggere il tesserino che portava appeso al collo. - Deve aspettare il suo accompagnatore.
- Non mi sento bene. Mi viene da vomitare.
- C' un bagno in fondo al corridoio a sinistra.
And in bagno e si chiuse dentro uno scomparto. Se il gioco era cominciato, allora doveva esserci una via di fuga. Aveva ancora l'uccello duro, e prov lo strano impulso di sfogarsi ed eiaculare gloriosamente dentro un cesso della Stasi. Era da tre anni che non si eccitava tanto, ma si disse, ad alta voce: - Aspetta. Presto. Non ancora. Presto.
Tornato in corridoio, Andreas vide una porta aperta che lasciava trapelare la luce del giorno, rivelando la presenza di una finestra dalla quale poteva arrampicarsi fuori. Si avvicin, con la stessa audacia di prima; oltre la porta c'era una sala conferenze, con le finestre affacciate sul cortile. Le finestre avevano pesanti inferriate, ma due erano aperte, come per far passare pi luce. Quando entr nella stanza, Andreas sent un'aspra voce femminile: - Posso aiutarla?
Una donna tarchiata, di mezza et, stava disponendo dei biscotti su un piatto di vetro.
- No, mi scusi, ho sbagliato stanza, - disse Andreas, indietreggiando.
Altri impiegati stavano entrando nell'edificio, per poi disperdersi nelle trombe delle scale e nei corridoi laterali. Andreas si appost in fondo al corridoio principale, tenendo d'occhio la sala conferenze in attesa che la donna uscisse. Stava ancora aspettando quando scoppi una baraonda all'altra estremit del corridoio, vicino all'ingresso. Corse in quella direzione con il sacchetto di plastica in mano.
Otto o dieci fra uomini e donne, palesemente non della Stasi, stavano varcando la soglia del palazzo. Un gruppo pi piccolo, formato da funzionari della Stasi ben vestiti, era pronto a riceverli all'interno. Andreas riconobbe alcuni dei visitatori: doveva trattarsi del Comitato dei cittadini di Normannenstrae appositamente costituito, che stava facendo un primo sopralluogo degli archivi sotto stretta supervisione. I membri del comitato camminavano eretti, con presunzione ma anche con apprensione e timore reverenziale. Mentre due di loro stringevano la mano ai funzionari della Stasi, Andreas li spinse da parte e usc dalla porta interna.
- Fermo, - disse la voce della guardia dietro il vetro.
Un funzionario stava chiudendo a chiave la porta esterna, ma non aveva ancora finito. Andreas gli diede uno spintone, gir la maniglia e pass. Attravers di volata il cortile con il suo sacchetto di plastica. Sent gridare dietro di s.
Il cancello della recinzione era chiuso a chiave, ma non c'era filo spinato. Si arrampic, salt gi e corse verso il cancello principale. Le guardie si limitarono a guardarlo mentre si precipitava in strada.
E l c'erano le telecamere. Tre, puntate verso di lui.
Nel posto di guardia squill il telefono.
- S,  qui, - disse una guardia.
Andreas si gir e ne vide altre due venire verso di lui. Lasci cadere il sacchetto, alz le mani e si rivolse alle telecamere. - State girando? - grid.
Una troupe stava armeggiando intorno alla telecamera. In un'altra, una donna alz il pollice. Andreas si gir verso di lei e cominci a parlare.
- Mi chiamo Andreas Wolf, - disse. - Sono un cittadino della Repubblica Democratica Tedesca, e sono qui per monitorare il lavoro del Comitato dei cittadini di Normannenstrae. Vengo adesso dagli archivi della Stasi, dove ho ragione di temere che si stia verificando un insabbiamento. Non sono qui in veste ufficiale. Non sono qui per lavorare con, sono qui per lavorare contro. Questo  un paese di putridi segreti e bugie velenose. Solo la pi forte luce del sole pu disinfettarlo!
- Ehi, aspetta, - grid uno di quelli che stavano armeggiando. - Ripeti tutto.
Ripet tutto. Stava improvvisando, ma pi parlava, lasciando che la sua immagine venisse registrata, e pi si metteva al sicuro dalle guardie alle sue spalle. Era il suo primo momento di fama mediatica, il primo di molti. Pass il resto della mattinata in Normannenstrae, rilasciando interviste, chiamando a raccolta i passanti, esigendo che venisse fatta luce sull'ascesso della Stasi. Quando uscirono dall'edificio, i membri del Comitato dei cittadini non poterono fare altro che accoglierlo nel gruppo, perch ormai aveva rubato il loro momento mediatico.
Quel giorno il suo sacchetto di plastica comparve in migliaia di video inquadrature. Lo teneva saldamente sottobraccio quando, verso sera, torn di corsa nel seminterrato della chiesa. Era quasi libero. Ora la sua unica preoccupazione era il cadavere mal sepolto, ma era vicinissimo a riavere Annagret, e la libido era tornata. Non guard neppure i dossier nel sacchetto, si limit a infilarli sotto il materasso e corse fuori di nuovo. In uno stato di allegra frenesia sessuale attravers il vecchio confine in Friedrichstrae e procedette verso ovest fino al Kurfrstendamm, dove incontr il bravo americano Tom Aberant.

Dire troppo
Di solito Leila era felice di viaggiare per lavoro. Non si sentiva mai cos professionale, cos giustificatamente esonerata dai suoi doveri di assistenza a Denver, come quando si chiudeva in una stanza d'albergo con le sue bustine di t verde, la connessione Wi-Fi protetta, le penne a sfera di due colori, la scorta di Ambien. Ma dal momento in cui era arrivata ad Amarillo, su un piccolo aereo proveniente da Denver, qualcosa era cambiato. Era come se non volesse neppure trovarsi l. I vantaggi garantiti dalla sua competenza, di norma cos piacevoli - il trattamento preferenziale ricevuto all'autonoleggio, il percorso ottimale che scelse per raggiungere la casetta di Janelle Flayner, la rapidit con cui conquist la fiducia di Janelle e la fece parlare -, non le diedero alcun piacere. Verso sera si ferm in un supermercato Toot'n Totum e compr un'insalata dello chef in una confezione di polietilene. Nella sua stanza d'albergo, dove qualcuno aveva fumato di recente, apr la coppetta del condimento e si sent inchiodata al segmento di mercato a cui era rivolto il prodotto: l'ultracinquantenne solitaria in cerca di qualcosa di pratico da mangiare. Si rese conto che il suo non era un generico senso di solitudine. Leila aveva una nuova assistente, Pip Tyler, e si rammaricava di non averla portata con s.
Dopo cena, con un piccolo nodo in gola che solo il lavoro poteva curare, si prepar a incontrare l'ex fidanzata di Cody Flayner. Usc dalla stanza lasciando le luci accese e il cartello non disturbare sulla maniglia. Fuori il cielo era sereno, appena scalfito da fioche stelle disposte alla rinfusa, senza contesto, perch le costellazioni cui appartenevano erano oscurate dall'inquinamento luminoso e atmosferico. Il Texas Panhandle era al quinto anno di una siccit che stava forse per essere promossa a cambiamento climatico permanente. Invece del disgelo di aprile, polvere.
Mentre guidava, Leila colleg il bluetooth del telefono allo stereo della macchina e ascolt inquieta la sua intervista all'ex moglie di Cody Flayner. Si considerava una persona di buon cuore, un'ascoltatrice empatica, ma in registrazione la sua voce aveva un tono manipolatorio.
Helou... che cognome ?
Libanese... cristiano. Sono cresciuta a San Antonio.
Sai, stavo proprio pensando che hai un accento texano.
Ma Leila non aveva pi un accento texano, tranne quando intervistava qualcuno del Texas.
Layla, non vorrei offenderti, ma non mi sembri una tipa che sceglie gli uomini sbagliati.
Ha. Guarda meglio.
Allora sai cosa vuol dire quando ti fanno le corna.
Tutto quello che c'entra con un matrimonio infelice, io l'ho provato.
Benvenuta nel club, allora. Quel telefono  abbastanza vicino?
Non dobbiamo per forza usarlo, se...
Te l'ho detto, lo voglio acceso. Era ora che qualcuno mi ascoltasse... cominciavo a pensare che non importasse a nessuno. Se vuoi farmi dire su internet che Cody Flayner  un IMBECILLE FANCAZZISTA TRADITORE, accomodati pure.
Ho sentito che  diventato molto attivo in una chiesa battista.
Cody? Non farmi ridere. I dieci comandamenti sono la sua lista personale delle cose da fare. So per certo che ha rapporti con una diciannovenne di quella congregazione. Frequenta la chiesa solo perch suo padre lo ha costretto.
Dimmi di pi.
Be', lo sai. Se non lo sapessi non saremmo qui a parlare. Lo hanno colto sul fatto. Poteva scatenare la terza guerra mondiale, portando a casa quell'affare sul suo prezioso Dodge Ram. E la fabbrica non l'ha neanche licenziato! Il suo capo  stato licenziato, ma lui solo riassegnato. Certo  utile avere per padre un pezzo grosso della fabbrica. E bisogna dirlo: il vecchio ha fatto un bel colpo.  la prima volta che mi arrivano i soldi da quando Cody ci ha piantati in asso.
Ha cominciato a pagarti gli alimenti.
Per adesso. Vedremo quanto durer la fede ritrovata. Secondo me, fino a quando la sua amichetta in Cristo non diventa una balena.
Questa ragazza ha un nome?
Grassona Idiota.
Ma cosa c' scritto sulla patente?
Marli Copeland. Con una i alla fine. Probabilmente stai pensando che non dovrei neanche saperlo.
No, capisco benissimo.  il padre dei tuoi figli.
Ma quella ragazza non parler con te, se prima non lo fa Cody.
Dirigersi a est lungo Amarillo Boulevard significava oltrepassare, in rapida successione, il carcere di alta sicurezza Clements Unit, l'impianto per la lavorazione della carne McCaskill e la fabbrica di armi nucleari Pantex, tre imponenti strutture accomunate, al di l delle loro differenze, dalla brutale funzionalit e dall'illuminazione a vapori di sodio. Nello specchietto retrovisore si vedevano le chiese evangeliche, i distretti elettorali del Tea Party, i Whataburger. Davanti, i pozzi di petrolio e gas, gli impianti di fracking, i pascoli impoveriti, i recinti di ingrasso del bestiame, la falda acquifera esaurita. Ogni aspetto di Amarillo era la testimonianza di una nazione dove i duri venivano per primi: primi per popolazione carceraria, primi per consumo di carne, primi per numero di testate strategiche operative, primi per emissioni di anidride carbonica pro capite, primi in fila per la Seconda Venuta. Ai progressisti americani poteva non piacere, ma Amarillo era l'immagine che il resto del mondo aveva del loro paese.
A Leila piaceva. Era nata nella parte democratica del Texas quando la parte democratica era pi grande, ma amava comunque l'intero stato: non solo San Antonio, gli inverni addolciti dal Golfo e il verde ardente del mesquite in primavera, ma anche la bruttezza sfacciata delle parti repubblicane. L'accettazione della bruttezza; la sua diligente fabbricazione; la capacit dell'orgoglio texano di vederla bella. E l'eccezionale cortesia degli automobilisti, la tenace alterit della vecchia repubblica, la certezza di essere un fulgido esempio per la nazione. I texani guardavano gli altri quarantanove stati con una sorta di indulgente commiserazione.
Phyllisha  una di quelle tipe che basta che scuotono i riccioli d'oro per far impazzire gli uomini. Hai presente una che sa fare una cosa sola, ma sa farla bene? Ecco, quella  lei con i suoi capelli. Scuoti scuoti scuoti. E Cody  pi stupido di una capra. Una capra sa di essere stupida, Cody no. E io sono la pi stupida di tutti, perch l'ho sposato.
Cos, dopo che Cody  stato riassegnato, Phyllisha Babcock lo ha lasciato?
 stato Flayner Senior a fargliela mollare. Faceva parte dell'accordo se Cody voleva continuare a lavorare in fabbrica. Quella ragazza porta guai. Non le bastava rovinargli la famiglia, voleva anche rovinargli la carriera.
Non esisteva fonte pi provvida e affidabile di un'ex moglie. L'ex signora Flayner, una rossa tinta con i lineamenti un po' concavi che le davano un'aria timida e contrita, aveva preparato una torta al caff per Leila e l'aveva tenuta prigioniera al tavolo della cucina finch i figli non erano tornati da scuola.
Organizzare un incontro con Phyllisha Babcock era stato pi difficile. Dopo la rottura con Flayner era andata a vivere con un tizio dispotico, che controllava le telefonate all'unico numero dove era rintracciabile. Tutte e tre le volte che Leila aveva chiamato, il ragazzo di Phyllisha le aveva detto solo: Io non la conosco, perci tanti saluti. (Neppure lui era privo di cortesia texana: avrebbe potuto dire ben di peggio). Phyllisha era anche - altra dimostrazione del dispotismo del suo ragazzo - scomparsa dai social media. Ma Pip Tyler era un'ottima ricercatrice. Procedendo per tediosi tentativi aveva scoperto l'indirizzo del suo nuovo posto di lavoro, un Sonic Drive-In nella cittadina di Pampa.
Due settimane prima di partire per Amarillo, a un orario morto - le otto di un marted sera -, Leila aveva chiamato il locale e si era fatta passare Phyllisha. Le aveva chiesto se potevano parlare un po' di Cody Flayner e dei fatti del quattro luglio.
- Forse no, - aveva risposto Phyllisha, e questo era incoraggiante. L'unica risposta che significava realmente no era vaffanculo. - Forse, se lei fosse di Fox Channel, ma non lo , perci...
Leila aveva spiegato che lavorava per il Denver Independent, una rivista investigativa finanziata da una fondazione che aveva collaborato con molti programmi nazionali, compreso Sixty Minutes, nel diffondere notizie.
- Non guardo Sixty Minutes, - aveva detto Phyllisha.
- Magari passo dal Sonic, una sera in settimana. Nessuno sapr che abbiamo parlato. Sto solo cercando di capire come sono andate le cose. Non far il suo nome, se lei non vuole.
- Gi il fatto che lei sappia dove lavoro non mi piace. E al mio ragazzo non piace che io parli di cose personali con gente che non conosce.
- S, capisco. Non vorrei certo metterla nei guai con lui.
- No, lo so,  un po' una stupidaggine. Tipo, cosa potrei fare, scappare con lei?
- Le regole sono regole.
- Su questo ci pu scommettere. Per quel che ne so, magari adesso  fuori in strada che mi osserva e si chiede con chi sono al telefono. Non sarebbe la prima volta.
- Allora non la trattengo. Ma se venissi l un marted sera, magari verso quest'ora?
- Come ha detto che si chiama la sua rivista?
- Denver Independent. Siamo solo online, niente cartaceo.
- Non saprei. Qualcuno dovrebbe parlare della roba assurda che succede in quella fabbrica. Ma io devo pensare prima a me stessa. Perci direi che la risposta  no.
- Passer di l. Potr decidere quando mi vede. Cosa ne dice?
- Non  niente di personale.  che sono in una situazione un po' complicata.
Leila aveva visto per la prima volta Phyllisha Babcock nelle foto del quattro luglio che Cody Flayner aveva pubblicato l'estate prima sulla sua pagina Facebook. Indossava un bikini dai colori patriottici e stava bevendo una birra. Al suo corpo mancavano solo una dieta sana e un po' di esercizio regolare per essere fantastico, ma la faccia e i capelli erano sul punto di confermare una piccola massima maligna di Leila: le bionde non invecchiano bene. (Leila vedeva la mezza et come la Rivincita delle Brune). Phyllisha era quasi sempre in primo piano e a fuoco, ma in uno scatto l'autofocus non aveva funzionato, rivelando chiaramente che il grosso oggetto sul cassone del pick-up di Flayner, parcheggiato nel vialetto sullo sfondo, era una testata termonucleare B61. Sullo sfondo sfocato di un'altra foto, Phyllisha era a cavallo della testata e sembrava che fingesse di leccarne la punta.
Leila era a Washington per un articolo quando Pip Tyler era andata a Denver a sostenere un colloquio per uno stage come ricercatrice, ma la notizia di quel colloquio si era diffusa in fretta. Pip aveva portato con s alcuni screenshot delle foto di Flayner come esempio di un articolo che le sarebbe piaciuto proporre, e il capo delle ricerche del DI le aveva chiesto come se li fosse procurati. Pip aveva spiegato che aveva degli amici in un gruppo per il disarmo nucleare di Oakland, i quali a loro volta avevano amici hacker che potevano accedere a un software di riconoscimento oggetti e anche (illegalmente) ai meccanismi interni della rete per la consegna di contenuti di Facebook. Aveva detto di essere gi diventata amica su Facebook di Cody Flayner, attraverso un amico antinuclearista che gli aveva chiesto l'amicizia sotto falso nome. Dopo avergli mandato un messaggio privato per chiedere informazioni sulle foto della testata, che Flayner aveva rimosso gi da un pezzo dalla sua pagina Facebook, Pip aveva ricevuto una riga di risposta: Non  una testata vera, cocca. I suoi articoli e le altre credenziali erano eccellenti, e il capo delle ricerche l'aveva subito assunta.
La settimana dopo, al ritorno da Washington, Leila era andata dritta nell'ufficio d'angolo occupato da Tom Aberant, fondatore e direttore esecutivo del Denver Independent. L dentro non era un segreto che lei e Tom facevano coppia da pi di dieci anni, ma sul lavoro mantenevano un atteggiamento professionale. Voleva solo dirgli: Ciao, sono tornata. Ma mentre si avvicinava alla porta aperta dell'ufficio di Tom aveva percepito una strana atmosfera.
Una ragazza con i capelli lunghi e lucenti sedeva di spalle all'ingresso. Leila aveva avuto la netta impressione che Tom fosse a disagio con lei; e Tom era uno che non si spaventava mai di niente. Leila aveva paura della morte, Tom invece no. La minaccia di azioni legali e ingiunzioni non lo spaventava, i poteri economici non lo spaventavano, licenziare dipendenti non lo spaventava. Tom era la fortezza di Leila. Ma nella sua fretta di alzarsi in piedi, prima ancora che lei entrasse, Leila aveva avvertito uno scombussolamento. Insolita anche la sua parlata farfugliante: - Pip... Leila... Leila... Pip...
La ragazza era abbronzatissima. Tom era corso intorno alla scrivania, allargando le braccia per avvicinare le due donne e al contempo spingerle verso la porta, come se fosse impaziente di allontanare Pip. O come per sottolineare che non stava cercando di nasconderla a Leila. La ragazza aveva una faccia sincera e amichevole, non tanto bella da essere minacciosa, ma sembrava a sua volta sconcertata.
- Pip ha gi scoperto altre cose interessanti ad Amarillo, - aveva detto Tom. - So che sei impegnatissima, ma ho pensato che forse voi due dovreste lavorare insieme.
Leila lo aveva interrogato aggrottando le sopracciglia, e aveva notato che distoglieva lo sguardo.
- Questa settimana sono molto presa, - aveva detto in tono gentile, - ma cercher di dare una mano.
Tom le aveva sospinte fuori dall'ufficio. - Leila  la migliore, - aveva detto a Pip. - Si prender cura di te -. Poi, guardando Leila: - Se non ti dispiace.
- Non mi dispiace.
- Fantastico.
E aveva chiuso la porta alle loro spalle. La porta che non chiudeva quasi mai. Qualche minuto dopo si era avvicinato alla scrivania di Leila per quello scambio di saluti che sarebbe dovuto avvenire nel suo ufficio. Leila sapeva di non dovergli chiedere se stava bene, visto che lei stessa odiava quella domanda e aveva addestrato Tom a non rivolgergliela mai: Facciamo che quando non sto bene te lo dico. Ma non era riuscita a trattenersi.
- Va tutto bene, - le aveva risposto. I suoi occhi erano nascosti dal riflesso della luce sugli occhiali bordati di metallo. Erano un orribile modello anni Settanta, che s'intonava con il taglio militare dei pochi capelli rimasti; un'altra cosa di cui Tom non aveva paura era l'opinione degli altri sul suo aspetto. - La ragazza mi sembra bravissima.
La ragazza. Come se la domanda di Leila fosse riferita a lei.
- E... quale degli altri articoli preferisci che metta da parte?
- Scegli tu, - aveva detto Tom. - Lei dice che la storia  sua, ma non possiamo sapere se qualcun altro ne  al corrente. Non voglio doverla rincorrere quando diventer virale.
- Broken Arrow II. Niente male, come prima proposta di una stagista.
Tom era scoppiato a ridere. - Vero? Non Stranamore, ma Broken Arrow. Ormai il nostro riferimento  questo -. Aveva riso di nuovo, tornando a somigliare a quello di sempre.
- Voglio dire che mi sembra un po' troppo bello per essere vero.
-  californiana.
- Per questo  cos abbronzata?
- Viene dalla Bay Area, - aveva detto Tom. - Un po' come il virus dell'influenza che viene dalla Cina: maiali, persone, uccelli che vivono sotto lo stesso tetto. Una storia come questa pu uscire solo dalla Bay Area. Le risorse degli hacker che si mescolano con la mentalit di Occupy.
- Non fa una piega. Per  interessante che sia venuta da noi. Poteva andare dappertutto, con quella storia. ProPublica. California Watch. Cir.
- A quanto pare  venuta qui per seguire un uomo.
- Cinquant'anni di femminismo e le donne seguono ancora gli uomini.
- Chi meglio di te pu farla ragionare? Se sei sicura che non ti dispiace.
- Sono sicura che non mi dispiace.
- Cos' una persona in pi nella lunga lista di persone con cui Leila  gentile?
- Hai perfettamente ragione.  solo una persona in pi.
Cos era andato il passaggio di consegne a Leila. Tom si era vaccinato contro la ragazza mettendola in squadra con la propria compagna? Pip non era certo la stagista pi attraente che avesse lavorato al DI, e Tom aveva spesso affermato, nel tono in cui affermava le pi salde certezze, che il suo tipo di donna era una come Leila (piccola, piatta, libanese). Perch aveva voluto vaccinarsi contro Pip? Alla fine le era venuto in mente che la ragazza poteva essere il suo precedente tipo di donna, una come la sua ex moglie. E non era del tutto vero che niente lo spaventava. Qualunque cosa c'entrasse con l'ex moglie lo innervosiva. Ogni volta che un personaggio televisivo gliela ricordava, Tom diventava inquieto, si metteva a parlare con lo schermo. Appena aveva capito che assumendosi la responsabilit di Pip gli faceva un favore, Leila aveva preso la ragazza sotto la propria tutela.
Cody ha mai parlato di sicurezza del perimetro, quando eravate sposati?  rimasta sorpresa quando ha saputo che aveva portato a casa un'arma?
Nessuna fesseria di Cody potrebbe sorprendermi. Una volta stava sverniciando il garage e ha cercato di accendersi una sigaretta con la fiamma ossidrica... ci ha messo un po' ad accorgersi che si era incendiato il colletto della camicia.
E il perimetro?
Lui e suo padre parlavano sempre di parametri. Parametro  una parola che mi  capitato senz'altro di sentire. Parametri di esposizione e... che altro? Qualcosa che c'entra con i protocolli?
Ma i cancelli, le recinzioni.
Oh, accidenti. Perimetro. Lei intendeva perimetro e io sto qui a parlare di parametri. Non so neanche cos', un parametro.
Cody ha mai parlato di gente che portava roba dentro o fuori di nascosto?
Soprattutto dentro. In quel posto ci sono tante di quelle bombe da trasformare il Panhandle in un cratere fumante. Uno se li immagina un po' nervosi e all'erta, e invece no, perch lo scopo della bomba  essere sicuri che non dobbiamo usarla.  tutto un grande spettacolo inutile, e la gente che lavora l dentro lo sa. Ecco perch hanno i concorsi di sicurezza, la lega del softball, le raccolte di cibo in scatola: per cercare di renderlo interessante.  meglio che inscatolare la carne o fare il secondino, ma  comunque un lavoro noioso e senza sbocchi. E cos hanno avuto qualche problema con roba introdotta di straforo.
Alcol? Droga?
Niente alcol, ti beccano subito. Ma fanno entrare eccitanti illegali. E anche pip pulita per i test antidroga.
E cosa portano fuori?
Be', Cody aveva una bella cassetta piena di attrezzi un po' radioattivi, che secondo l'Osha non erano pi utilizzabili. Tutti in ottimo stato.
Ma non  mai scomparsa nessuna bomba.
Oddio, no. Hanno i codici a barre, il gps, un sacco di moduli da firmare. Sanno dov' ogni bomba, minuto per minuto. Lo so perch Cody lavorava l.
Al controllo del magazzino.
Esatto.
Leila ferm la registrazione mentre si avvicinava a Pampa. Quella parte del Panhandle era cos piatta da diventare paradossalmente vertiginosa, una superficie planetaria bidimensionale dalla quale, senza alcuna topografia a cui aggrapparsi, si rischiava di cadere fuori o venire spazzati via. Nessun rilievo, in nessuno dei sensi della parola. Una terra cos marginale, dal punto di vista commerciale e agricolo, che gli abitanti non esitavano a sprecarne ettari per volta, e cos ogni edificio basso e brutto sorgeva isolato dagli altri. Polverosi alberi piantati svogliatamente, morti o moribondi, fluttuavano davanti ai fari. Per Leila erano texani, e perci a loro modo bellissimi.
Il parcheggio del Sonic era vuoto. Non voleva rischiare di spaventare Phyllisha chiamandola per la seconda volta; se non era al lavoro, Leila poteva tornare l'indomani. Invece Phyllisha non solo c'era, ma si stava spenzolando fuori dalla finestra del drive-in, cercando di toccare terra senza cadere gi.
Avvicinandosi, Leila vide la banconota da un dollaro sotto la finestra. La raccolse e la mise in mano a Phyllisha.
- Grazie, signora -. Phyllisha si tir su a fatica. - Posso aiutarla?
- Sono Leila Helou. Denver Independent.
- Caspita. Avrei giurato che era texana.
- Sono texana. Possiamo parlare?
- Non lo so -. Phyllisha si sporse di nuovo dalla finestra e scrut il parcheggio e la strada. - Le ho detto della mia situazione. Lui viene a prendermi alle dieci, e qualche volta arriva in anticipo.
- Sono appena le otto e mezza.
- Comunque lei non pu stare qui.  solo per le macchine.
- Potrei entrare, allora.
Phyllisha scosse la testa con aria pensierosa. -  una di quelle cose che hanno senso solo quando ci sei dentro. Non posso spiegarlo.
-  come essere una prigioniera volontaria.
- Prigioniera? Non so. Forse. La Prigioniera di Pampa -. Ridacchi. - Qualcuno dovrebbe scrivere un romanzo su di me e intitolarlo cos.
-  molto presa da lui?
- S, un sacco. Una parte di me non si fa neanche problemi a essere prigioniera.
- Capisco.
Phyllisha la guard negli occhi. - Davvero?
- Anch'io mi sono trovata in situazioni del genere.
- Va be', chi se ne frega. Pu sedersi per terra, cos rester fuori dalla visuale. E se entra dal retro non la vedr neanche il direttore. Tutti gli altri sono messicani.
Il principale rischio del mestiere di Leila erano le fonti che volevano fare amicizia. Il mondo era sovrappopolato di parlatori e sottopopolato di ascoltatori, e molte delle sue fonti le davano l'impressione di essere la prima persona che le avesse mai davvero ascoltate. Si trattava sempre delle fonti di un solo articolo, i dilettanti che Leila seduceva mostrandosi come loro volevano vederla. (Simulava anche con i professionisti, gli impiegati governativi, gli assistenti parlamentari, che per la usavano tanto quanto lei usava loro). Molti suoi colleghi, compresi alcuni che lei apprezzava, a cose fatte tradivano brutalmente le proprie fonti e interrompevano ogni contatto con loro, fedeli al principio che era pi misericordioso non richiamare una persona con cui eri andato a letto, se non avevi pi intenzione di tornarci. Nel giornalismo, come nel sesso, Leila richiamava sempre. L'unico modo in cui poteva tollerare moralmente le proprie seduzioni era diventare davvero, a un certo livello, la persona che fingeva di essere. E dopo che aveva finito con le sue fonti si sentiva obbligata a rispondere alle loro telefonate e e-mail, persino alle loro cartoline di Natale. Riceveva ancora posta dall'Unabomber, Ted Kaczynski, pi di dieci anni dopo aver scritto un pezzo compassionevole sulla sua situazione legale. Kaczynski non aveva ricevuto l'autorizzazione a parlare in propria difesa al processo: era stato costretto a tacere le proprie opinioni estremiste sul governo statunitense in quanto considerato pazzo. E la prova della sua pazzia? La convinzione che il governo statunitense fosse una cospirazione tirannica che metteva a tacere le opinioni estremiste. Solo un pazzo poteva pensare una cosa del genere! L'Unabomber era diventato un grande ammiratore di Leila.
Mentre Leila sedeva per terra, circondata da macchie di ketchup e musica messicana, Phyllisha le raccont che Cody Flayner era un fanfarone buono a nulla che lei avrebbe voluto mollare subito. Non aveva resistito al suo bel culo, allo sguardo tenero e alle lunghe ciglia da cucciolo, ed era finita a letto con lui. Ma giur che non gli aveva mai chiesto di lasciare moglie e figli. Non se lo aspettava proprio, e per un po' era rimasta incastrata. Lei voleva solo divertirsi, e invece aveva rovinato la vita a quelle persone. Si era sentita in colpa, e cos aveva vissuto con Cody per ben sei mesi.
-  rimasta con lui perch si sentiva in colpa? - disse Leila.
- Pi o meno! Per quello, perch non dovevo pagare l'affitto e perch al momento non avevo di meglio.
- Sa, ho fatto la stessa cosa quando avevo la sua et. Ho distrutto un matrimonio.
- Se pu essere distrutto, forse vuol dire che deve essere distrutto.
- Su questo esistono diverse scuole di pensiero.
- E poi quanto tempo  durata? O non si  neanche sentita in colpa?
-  questo il punto -. Leila sorrise. - Sono ancora sposata con lui.
- Be',  un lieto fine.
- Possiamo dire che il senso di colpa non  mancato.
- Sa, lei mi sembra una tipa a posto. Non avevo mai conosciuto una giornalista. Lei  diversa da come me l'aspettavo.
Perch sono bravissima a ottenere la fiducia della gente, pens Leila.
Phyllisha si interruppe per servire una macchinata di adolescenti e per rimproverare i colleghi. - Ehi, ragazzi, no quiero la musica. Menos rumor, por favor?
Cody era convinto di essere la cosa migliore che fosse mai capitata a Phyllisha, ma lei non era dello stesso avviso. Pi provava a fare colpo su di lei, e meno lei sembrava colpita. Aveva scatenato una rissa in un bar per dimostrarle com'era bravo a farsi riempire di botte. Visto che quella faccia da babbuino di sua moglie non era riuscita a farsi pagare gli alimenti - figurarsi se la burocrazia non combinava un casino - Cody usava il suo stipendio per far colpo su Phyllisha, comprandole un sacco di gioiellazzi e altra roba, compreso un iPad nuovo di zecca. Anche la sorpresa del quattro luglio era un'idea per far colpo su di lei. Phyllisha sapeva che Cody aveva un lavoro noiosissimo alla fabbrica delle bombe. Poteva blaterare per ore di potenza variabile, alta penetrazione e chilotonnellaggio, fingendosi il responsabile della sicurezza nazionale. Alla fine Phyllisha si era stufata e gli aveva detto la verit, e cio che lui non era nessuno e lei se ne infischiava di quelle bombe, con le quali lui comunque non c'entrava niente. Lo aveva offeso, ma poco importava. Aveva gi scambiato qualche occhiata eloquente con Kyle, l'amico di Cody che abitava a Pampa.
La sera del tre luglio, rientrando a casa tardi dopo essere uscita a bere con le amiche, Phyllisha aveva trovato Cody che l'aspettava sui gradini dell'ingresso. Le aveva detto di averle portato un altro regalo. Erano andati nel giardino sul retro, dove c'era un grosso affare cilindrico posato sopra una coperta. Cody le aveva detto che si trattava di una testata termonucleare B61, perfettamente armata: lei cosa ne pensava?
Be', lei aveva paura, ecco cosa ne pensava.
Cody aveva detto: - Voglio che la tocchi. Voglio che ti spogli e ti sdrai l sopra, e poi ti scoper come non sei mai stata scopata in vita tua.
Phyllisha aveva esitato, dicendo che non voleva contaminarsi con le radiazioni o roba del genere.
Cody aveva risposto che non si correva nessun rischio a maneggiare la testata. Gliel'aveva fatta toccare e le aveva parlato dei vari dispositivi di sicurezza. Era una delle sue solite fanfaronate, parlare di cose che capiva poco e con cui non aveva niente a che fare, solo che stavolta c'era un'autentica testata termonucleare sopra una coperta in giardino.
- E io so come innescarla, - le aveva detto.
Non ci credo, aveva risposto Phyllisha.
- Si pu fare, se hai i codici, e io ce li ho. Posso cancellare la vecchia Amarillo dalla mappa. In questo preciso istante.
Perch dovresti farlo, gli aveva chiesto Phyllisha. Per met gli credeva e per due terzi no.
- Per farti vedere quanto ti amo, - aveva detto Cody.
Phyllisha aveva replicato che non vedeva il nesso tra amarla e far saltare in aria Amarillo. Aveva pensato che dicendo cos, prendendo tempo, stava probabilmente salvando la vita a decine di migliaia di innocenti abitanti di Amarillo, tra cui non ultima se stessa. Intanto tendeva l'orecchio per sentire se stava arrivando la polizia.
Allora Cody le aveva assicurato che non lo avrebbe fatto. Voleva solo informarla che poteva farlo. Lui, Cody Flayner. Voleva farle sentire quanta potenza aveva a sua disposizione. Voleva che si togliesse i vestiti e abbracciasse la bomba e si mettesse l con il culetto in aria. Quella bomba cos potente e pericolosa non le faceva venire voglia?
In effetti s, se la metteva cos. Phyllisha aveva ubbidito, ed era stata la cosa pi divertente che avessero combinato da quando lui le aveva fatto la sorpresa di lasciare la moglie. Trovarsi cos vicina a un potenziale strumento di morte e devastazione, sentire la propria pelle sudata contro la fresca superficie di una bomba della morte, immaginare l'intera citt distrutta da un fungo atomico mentre lei raggiungeva l'orgasmo. Era stato fantastico, doveva ammetterlo.
Per chiaramente non poteva durare pi di una notte. Cody, sempre che non fosse finito in prigione, avrebbe dovuto riportare la B61 l dove l'aveva presa, e allora addio sesso orgasmico con la faccia di Phyllisha schiacciata contro l'involucro di una bomba della morte da trecento chilotoni. Per godersela finch durava, lo avevano rifatto un'altra volta. Cody l'aveva eccitata tantissimo, ma dopo le era dispiaciuto per lui. Non era molto intelligente, e lei aveva gi deciso di andarsene con Kyle.
Tesoro, gli aveva detto, ti manderanno in prigione.
- E invece no, - aveva risposto Cody. - Non per aver preso in prestito una bomba finta.
Finta?
- S, le usano per l'addestramento.  una copia perfetta, ma senza il nucleo fissile.
Allora si era arrabbiata. Voleva farla passare per stupida, o cosa? Le aveva detto che era una bomba della morte perfettamente armata!
- Nessuno porta fuori una bomba vera con il pick-up, cara.
E cos era una bomba finta? Be', c'era da aspettarselo, da uno come lui.
- S, ma che differenza fa? - aveva detto Cody. - Non mi sembrava che tu facessi finta. Altro che fuochi d'artificio del quattro luglio... yuhuu!
Leila scriveva furiosamente sul taccuino. - E per quanto tempo ha tenuto la copia? Abbiamo delle foto che risalgono al quattro luglio.
- L'ha riportata indietro la sera dopo, - rispose Phyllisha. - Il quattro luglio la fabbrica  deserta, e lui conosceva le guardie all'ingresso. Ma prima doveva sfoggiarla con gli amici al barbecue. Kyle dice che Cody ti viene dietro come un cagnolino e fa lo sbruffone perch vuole che la gente lo rispetti.
- E i suoi amici sono rimasti colpiti?
- Kyle no. Aveva capito cosa avevamo fatto io e Cody la sera prima, perch Cody andava in giro a vantarsi. La chiamava la bomba afrodisiaca.
- Carino. Ma tanto per essere chiari, in una delle foto sembra che lei stesse...
Phyllisha arross. - Ho capito di quale parla. Lo stavo facendo per Kyle. Lo guardavo dritto negli occhi.
- A Cody non sarebbe piaciuto.
- Non sono orgogliosa del mio comportamento. Ma temevo che Kyle pensasse che volevo restare con Cody. Ho fatto quello che dovevo fare.
- Ed  per questo che Cody l'ha lasciata?
- Chi cavolo glielo ha detto? Kyle mi ha aiutata a fare le valigie mentre Cody riportava indietro la bomba. Quella sera stessa. Da allora vivo a Pampa. Mi sento ancora in colpa per Cody, ma almeno gli ho lasciato un bel ricordo. Nessuno di noi due dimenticher la serata con la bomba della morte.  un ricordo che terremo sempre caro.
- Ha idea di come l'abbiano scoperto alla fabbrica?
- Be', non si pu fare una bravata del genere senza che si sappia in giro. E poi lo ha messo su Facebook. Se lo immagina?
Dopo essersi congedata da Phyllisha, con la memoria a breve termine che le doleva come una mucca non munta, Leila usc in macchina dal parcheggio del Sonic e si ferm un po' pi avanti lungo la strada. Con una penna rossa complet e chiar gli scarabocchi sul taccuino. Non poteva aspettare di arrivare ad Amarillo; il suo ricordo preciso di un'intervista durava meno di un'ora. Prima che terminasse, un pick-up d'epoca entr rombando nel parcheggio del Sonic e poi usc. Mentre le passava accanto, Leila vide Phyllisha, spostata verso il centro del sedile, con un braccio intorno al collo del guidatore.
Nell'anno del Watergate, Leila aveva appena raggiunto un'et in cui poter ascoltare le udienze e capire di cosa si parlava. Di sua madre ricordava poco pi che un miscuglio di paura e tristezza, stanze d'ospedale, suo padre che singhiozzava, un funerale che era sembrato lungo diversi giorni. Solo nell'estate di Sam Ervin, John Dean e Bob Haldeman era diventata una persona in grado di ricordare appieno. Aveva cominciato a seguire le udienze in tv per evitare di interagire con quella megera della cugina paterna, Marie. Suo padre, che aveva molti pazienti ed era anche ricercatore alla scuola di odontoiatria, aveva fatto venire Marie dalla madrepatria per badare alla casa e prendersi cura di Leila. Marie spaventava i suoi amici, leccava il coltello a tavola, portava una dentiera rumorosa che si rifiutava di sostituire con una migliore, si lamentava senza sosta dell'aria condizionata e non capiva il concetto di lasciar vincere i bambini ai giochi. Le estati con lei erano lunghe, e Leila non avrebbe mai dimenticato l'emozione di accorgersi che capiva tutto quello che dicevano gli adulti di Washington in tv; che riusciva a seguire il complotto. Qualche anno dopo, quando suo padre la port a vedere Tutti gli uomini del presidente, si fece lasciare al cinema per poter rientrare di nascosto per il secondo spettacolo.
Suo padre aveva approvato quel sotterfugio. Lui agiva secondo le regole del Vecchio Mondo, confondendo giusto e sbagliato per riuscire sempre a farla franca; rubava gli asciugamani negli alberghi, aveva comprato un rivelatore di radar per la sua Cadillac, e aveva provato solo fastidio, non imbarazzo, quando l'agenzia delle entrate lo aveva beccato a evadere il fisco. Ma aveva anche momenti da Nuovo Mondo. Quando Leila, incantata da Tutti gli uomini del presidente, dichiar di voler diventare una giornalista d'indagine, suo padre le rispose che il giornalismo era un mondo di uomini, e che proprio per questo lei doveva entrarci, per dimostrare di cosa era capace una Helou. Disse che l'America era un pezzo di burro fatto per essere tagliato dal coltello caldo della sua intelligenza, un posto dove una donna non era costretta a vivere, come Marie, della carit di un cugino.
Il suo era un messaggio femminista, ma lui non era femminista. Mentre Leila passava dal college al giornalismo, non riusciva a togliersi la sensazione di stare dimostrando qualcosa a lui, non a se stessa. Quando venne assunta da un vero giornale, il Miami Herald, e suo padre rimase invalido per un ictus, Leila sapeva che il suo desiderio era che si licenziasse e tornasse a San Antonio. Marie ormai era morta, ma lui aveva due figli dal primo matrimonio, a Houston e Memphis. Avrebbero potuto prenderlo loro in casa, se non fossero stati uomini.
Per riempire le serate a San Antonio, mentre suo padre languiva, Leila cominci a scrivere racconti. In seguito si sarebbe sentita cos mortificata per essersi immaginata scrittrice che avrebbe ricordato quei racconti con disgusto, come croste che non riusciva a smettere di grattarsi ma che si vergognava di far sanguinare. Non era in grado di ricostruire perch li aveva scritti, se non per ribellarsi alle aspirazioni che suo padre aveva nutrito per lei e per punirlo di averle ostacolate. Ma quando suo padre mor, per un secondo ictus, Leila decise di spendere una bella fetta di eredit - notevolmente ridotta dalle tasse arretrate e condivisa con i fratellastri e con due donne che conosceva appena, tra cui un'igienista che aveva lavorato a lungo per suo padre - per diplomarsi in scrittura creativa in una scuola di Denver.
Era gi pi vecchia di quasi tutti gli altri studenti, e aveva non solo pi esperienza del mondo reale, ma anche un maggiore bagaglio d'infelicit famigliare e storie d'immigrazione. Inoltre si considerava pi attraente di quanto la qualit dei suoi precedenti ragazzi lasciasse intendere. Quando un insegnante del primo semestre, Charles Blenheim, scelse e lod il lavoro di una scrittrice sperimentale pi giovane di lei, in Leila si attiv un tratto competitivo ereditario. La principale forma di interazione famigliare tra gli Helou erano le partite a carte e ai giochi da tavolo, durante le quali si dava per scontato che tutti barassero. Leila si impegn molto sui propri racconti, e ancora di pi sui commenti al lavoro della rivale pi giovane. Impar a colpire nei punti deboli, e ben presto attir l'attenzione di Charles.
Charles era al culmine della carriera, dopo un anno di Lannan Fellowship e una recensione sulla prima pagina del New York Times che lo aveva consacrato erede di John Barth e Stanley Elkin, ma non sapeva che quello fosse il culmine. Alla radiosa luce delle prospettive che aveva davanti a s, il suo matrimonio gli sembrava spento e indecoroso, un contratto firmato quindici anni prima quando le azioni Blenheim erano sottovalutate. Leila arriv proprio al momento giusto per mettervi fine. Gi che c'era, gli mise contro le due figlie per sempre. Capiva come doveva apparire ai loro occhi, e a quelli della moglie, e le dispiaceva - odiava essere odiata - ma non si sentiva particolarmente in colpa. Non poteva farci niente se Charles era pi felice con lei. Non preferire la loro felicit a quella della famiglia di Charles avrebbe richiesto dei princip molto rigidi. Nel momento cruciale, quando si guard dentro per capire dove stessero il bene e il male, Leila trov solo la confusione che suo padre le aveva tramandato.
Per un po' fu pazza di Charles. Fra tutte le sue studentesse aveva scelto proprio lei. La sua mole di uomo maturo le rendeva gradevole la propria piccolezza; la faceva sentire estremamente sexy. Charles andava a scuola in sella a una Harley-Davidson, aveva i capelli biondi e sottili che gli sfioravano le spalle della giacca di cuoio, chiamava per nome i giganti della letteratura. Per risparmiargli l'imbarazzo istituzionale, Leila abbandon il corso di scrittura. Una settimana dopo la sentenza di divorzio, lo accompagn in New Mexico in sella alla sua Harley e lo spos a Taos. Lo seguiva alle conferenze, dove, lo avrebbe capito in ritardo, la sua funzione era quella di essere giovane, fresca e un po' esotica, e di suscitare l'invidia degli scrittori che non avevano ancora sostituito la moglie o non lo avevano fatto di recente. Lei aveva pubblicato alcuni dei suoi scarabocchi su piccole riviste che tenevano conto delle raccomandazioni di Charles, e ci le consentiva di presentarsi come scrittrice.
Al termine delle sue svariate lune di miele, Charles si mise sotto a scrivere il grande libro, il romanzo che gli avrebbe assicurato un posto nel canone americano moderno. Un tempo bastava scrivere L'urlo e il furore o Fiesta. Ma ormai la grandezza era essenziale. Lo spessore, la lunghezza. Leila avrebbe fatto bene, prima di sposare uno scrittore o di immaginarsi scrittrice, a provare a vivere in una casa dove ci si proponeva di scrivere un grande libro. Un giorno di frustrazione veniva pianto con tre bicchieroni di bourbon. Un giorno di progressi concettuali ed euforia veniva festeggiato con quattro bicchieroni di bourbon. Per espandere la mente fino alla necessaria grandezza, Charles doveva trascorrere settimane di fila a non fare niente. L'universit gli chiedeva pochissimo, ma quel pochissimo era comunque pi di niente, e per lui anche una piccola incombenza non assolta diventava un tormento. Leila si assumeva tutte le incombenze che poteva e molte che non avrebbe dovuto assumersi, ma non poteva, per esempio, insegnare al suo posto. La loro casa a tre piani in stile Craftsman riecheggiava per ore dei gemiti di Charles all'idea di insegnare. I gemiti provenivano da ogni piano dell'edificio ed erano al contempo sinceri e volutamente umoristici.
Quello che salvava Charles, e che spiegava in gran parte il debole di Leila per lui, era il senso dell'umorismo. In una delle rare giornate buone poteva produrre un lungo paragrafo - scollegato, come sempre, da tutti gli altri - che la faceva sganasciare dalle risate. Molto pi spesso, per, non c'era nessun paragrafo. Invece, nei brevi ritagli di tempo in cui era libera di affannarsi sui suoi scarabocchi, mentre se ne stava seduta a una scrivania da bambino nell'ex camera da letto della figlia maggiore di Charles a contrapporre masochisticamente il suo piatto stile giornalistico alla febbrile muscolarit (New York Times Book Review, prima pagina) dei paragrafi del marito - anche se era da prima del matrimonio che Charles non riusciva pi a mettere insieme due di quei paragrafi -, Leila sentiva aprirsi la porta dello studio tappezzato di libri al secondo piano, e poi sentiva la Camminata. Sapendo che Leila era in ascolto, Charles rallentava apposta la Camminata per renderla divertente. Alla fine si fermava davanti alla porta chiusa e - come se si potesse immaginare che Leila non avesse sentito la Camminata in avvicinamento - esitava anche per pi minuti prima di bussare. Perfino dopo avere aperto la porta non entrava subito, ma posava lentamente lo sguardo su ogni angolo della stanza, forse per chiedersi se poteva scrivere un libro pi grande in una stanza da bambino, o per riacquistare dimestichezza con lo strano, piccolo mondo di Leila. Poi d'un tratto - i suoi tempi erano sempre comici - la guardava e diceva: Hai da fare? Lei non rispondeva mai di s. Charles entrava nella stanza, si buttava sulla coperta con volant del lettino singolo e gemeva come il personaggio di un cartone animato. Si premurava di scusarsi per averla disturbata, ma Leila avvertiva, in quelle scuse, una sfumatura di risentimento per la sua capacit di svolgere le faccende domestiche e al contempo mettere insieme qualche paragrafo nel suo piatto stile giornalistico. A volte discutevano dell'eziologia del blocco di Charles, del suo ostacolo du jour, ma solo come preludio a quello che era venuto a fare, e cio scoparla sulla coperta con volant, o sul pavimento di abete, o sulla scrivania da bambino. A Leila piaceva farlo con lui. Le piaceva un sacco.
Dopo un anno di mancati avvii del grande libro, Leila si stanc di scrivere narrativa. Come femminista non riusciva a immaginare di essere semplicemente la moglie di Charles, cos and a lavorare al Denver Post e ottenne subito buoni risultati, ora che faceva la giornalista per se stessa e non pi per suo padre. Con lei fuori di casa, le pagine del grande libro cominciarono ad aggregarsi, bench lentamente e a costo di un incremento nell'assunzione di bourbon. Dopo aver vinto un premio giornalistico (per un articolo sulla cattiva gestione della Colorado State Fair), Leila trov il coraggio di sottrarsi alle cene che Charles era obbligato a organizzare per gli scrittori ospiti del corso. Oh, com'erano sgradevoli quelle cene, con tutto quell'alcol, le inevitabili mancanze di rispetto a Charles, l'aggiunta di un altro nome alla lista dei suoi nemici. In pratica, ormai, gli unici scrittori americani viventi che Charles non odiava erano i suoi studenti ed ex studenti, e se qualcuno di loro otteneva un po' di successo, prima o poi gli mancava di rispetto, lo tradiva e finiva nella lista dei suoi nemici.
Vedendo calare il suo livello di fiducia in se stesso e aumentare quello di autocommiserazione, Leila avrebbe potuto temere che Charles le facesse, con una nuova studentessa, quello che aveva fatto alla prima moglie. Ma lei continuava a eccitarlo in modo quasi maniacale. Era come se lui fosse un grosso gatto, e Leila, piccola com'era, il topolino vittima dei suoi ripetuti assalti. Forse era tipico degli scrittori, o forse solo di Charles, fatto sta che non la lasciava in pace. Anche quando non stavano scopando, non faceva altro che pungolarla e scandagliarla, ficcando le dita nel suo spirito e non lasciando mai niente di non detto.
Leila, come per difendersi, arriv al punto di volere che la mettesse incinta. Al Post aveva amiche con bambini dagli zero ai sei anni. Li aveva tenuti in braccio e si era commossa davanti alla fiducia e all'innocenza con cui le mettevano le mani sulla faccia, la faccia sul seno, i piedi fra le gambe. Era arrivata a pensare che non ci fosse niente di pi bello e prezioso di un bambino, niente che valesse pi la pena di avere. Ma quando - una sera accuratamente scelta perch seguita a un progresso di mille parole del libro - respir a fondo e introdusse l'argomento, Charles divent particolarmente drammatico. Si gir con comica lentezza e le lanci il suo Sguardo bieco, che doveva essere divertente ma che le faceva anche paura. Lo Sguardo voleva dire: Rifletti su quello che hai detto. Oppure: Stai scherzando. Oppure, pi minacciosamente: Ti rendi conto che stai parlando con un grande scrittore americano? La frequenza con cui negli ultimi tempi aveva ricevuto lo Sguardo la spinse a domandarsi cosa rappresentasse per Charles. Aveva creduto di piacergli per il suo talento, la sua tenacia e maturit, ma temeva che in realt fosse attratto dalla sua piccolezza.
- Allora? - disse.
Lui strizz gli occhi con tanta forza che gli si raggrinz l'intera faccia. Poi li riapr. - Scusa, - rispose. - Qual era la domanda?
- Se potevamo discutere di avere un figlio.
- Non adesso.
- Okay. Ma con adesso intendi stasera, oppure in questo decennio?
Charles sospir con aria drammatica. - C' qualcosa, nel rapporto inesistente che ho con le mie figlie, che ti fa pensare che abbia la vocazione del padre? Mi  sfuggito qualcosa?
- Ma qui si tratta di me, non di lei.
- Sono consapevole della differenza. Tu sei consapevole dello stress che sto subendo?
-  difficile non notarlo.
- No, ma riesci a concepire... riesci a immaginare, per un istante, che io possa finire il libro con un neonato in casa?
- Naturalmente non succederebbe per almeno nove mesi. Magari una scadenza a medio termine ti aiuterebbe.
- Ho mancato l'ultima tre anni fa.
- Una scadenza vera. Una in cui credi. Voglio fare questa cosa con te. Voglio che tu finisca il libro e magari che abbiamo un figlio. Le due cose non si escludono a vicenda. Forse si possono collegare in modo positivo.
- Leila -. Charles grid il suo nome in tono severo, ma anche ironico: per farla ridere.
- S.
- Ti amo pi di ogni altra cosa al mondo. Ti prego, dimmi che lo sai.
- Lo so, - rispose Leila con voce flebile.
- E allora ascoltami, per favore. Ti prego di starmi a sentire: ogni minuto in pi di questa conversazione sar un giorno di lavoro perso la settimana prossima. Un minuto, un giorno: me lo sento. Quando tu soffri, io soffro, lo sai. Allora possiamo per favore mettere fine a questa conversazione?
Leila annu, poi scoppi a piangere, poi fece sesso con lui, poi pianse ancora un po'. Qualche mese dopo, quando il Post le offr un contratto di cinque anni come corrispondente da Washington, accett. Non aveva del tutto smesso di amare Charles, ma non sopportava di stargli vicino a lungo con quel dolore nel petto. Si sentiva leale nei confronti di un bambino che non era neppure stato concepito. Nei confronti di una possibilit.
And a Washington con lei, quella possibilit, e torn a Denver con lei una volta al mese, per le riunioni redazionali e gli obblighi coniugali. Non voleva pensare che avrebbe finito per divorziare a quarant'anni, con un lavoro che la impegnava sessanta-settanta ore alla settimana e il desiderio di un figlio, eppure la sua traiettoria era qualcosa che non poteva controllare, un lancio nello spazio profondo, la sensazione di aver quasi raggiunto la velocit di fuga. Sapeva ma non voleva sapere dove la stava portando. La sera tardi, quando gli parlava al telefono, capiva che Charles si sentiva solo perch non era mai stato cos attento al suo lavoro, cos desideroso di aiutarla. Ma quando and a trovarla quell'estate, e di nuovo l'estate successiva, il piccolo appartamento di Leila a Capitol Hill divent la gabbia maleodorante di un grosso gatto troppo depresso per lavarsi. Charles passava le giornate in boxer, a lagnarsi del tempo. Per la prima volta Leila prov un rifiuto fisico nei suoi confronti. Inventava pretesti per rimanere fuori fino a tardi, ma quando rientrava lo trovava sempre ad aspettarla, ansioso e ossessivo. Aveva finalmente consegnato il grande libro, ma il suo editor gli aveva chiesto di rivederlo e lui non riusciva ad accettare neppure il minimo cambiamento. Le rivolgeva sempre le stesse domande editoriali, e rispondere non serviva a niente, perch la sera dopo gliele rivolgeva di nuovo. Entrambi accolsero con sollievo il suo ritorno a Denver, dove un nuovo gruppo di studenti aspettava di pendere dalle sue labbra.
Leila incontr Tom Aberant nel febbraio del 2004. Tom era uno stimato giornalista, venuto a Washington in cerca di talenti per una rivista investigativa non profit che stava avviando, e Leila, che nel frattempo aveva vinto un Pulitzer condiviso (antrace, 2002), era nella sua lista dei desideri. L'aveva invitata a pranzo e le aveva detto di avere un capitale iniziale di venti milioni di dollari. Al momento viveva a New York, ma era divorziato e senza figli e pensava di aprire la sua non profit a Denver, dove era nato e dove avrebbe avuto meno spese. Si era informato, e sapeva che Leila aveva un marito a Denver. Era interessata a tornare a casa e lavorare per una non profit, protetta dall'imminente crollo delle entrate pubblicitarie della carta stampata, libera da vincoli di spazio e scadenze quotidiane, con uno stipendio competitivo?
L'offerta avrebbe dovuto farle gola. Ma il grande libro di Charles era stato pubblicato proprio la settimana prima e stava ricevendo recensioni orribili (tronfio e immensamente sgradevole, Michiko Kakutani sul New York Times), e Leila si trovava in uno stato di medio terrore. Chiamava Charles tre o quattro volte al giorno per incoraggiarlo, per dirgli quanto le dispiaceva di non poter essere con lui. Ma era chiaro, dalla ripugnanza che provava per l'offerta di Tom, che in realt non le dispiaceva affatto. Non voleva essere la donna che abbandonava il marito dopo il fallimento del suo magnum opus. Ma non poteva nascondere, a se stessa come a Tom, che non era per niente pronta a lasciare Washington.
- Sei proprio sicuro che debba essere Denver, - disse.
Tom aveva la faccia carnosa, la bocca un po' da tartaruga, gli occhi stretti in un'espressione di benevolo divertimento. I pochi capelli che gli restavano, sul retro della testa, erano cortissimi e perlopi scuri. Il vantaggio degli uomini nel fiore degli anni era che, entro limiti piuttosto ampi, non dovevano per forza avere una bellezza convenzionale. Erano accettabili anche se avevano la pancia o la voce acuta, se era acuta e roca come quella di Tom.
- Piuttosto sicuro, s, - rispose Tom. - Ho una sorella e una nipote a Denver. Mi manca l'Ovest.
- Sembra un progetto fantastico, - disse Leila.
- Vuoi pensarci? O pensi di rifiutare subito?
- Non sto rifiutando. Sto...
Si sentiva smascherata.
- Oh,  terribile, - disse. - So cosa stai pensando.
- Cosa sto pensando?
- Chiss perch non voglio tornare a Denver.
- Non voglio mentirti, Leila. Ci terrei moltissimo ad assumerti. Credevo che Denver fosse un argomento a mio favore.
- No,  un'ottima idea, e credo che tu abbia ragione sul nostro settore. Abbiamo avuto il monopolio delle inserzioni per cent'anni. Accendiamo le rotative, stampiamo i soldi. E adesso non lo abbiamo pi. Ma...
- Ma.
- La tua proposta arriva in un brutto momento.
- Problemi a casa.
- Gi.
Tom aveva messo le mani dietro la testa e si era appoggiato allo schienale della sedia, sforzando i bottoni della camicia elegante. - Allora, dimmi se ti riconosci, - disse. - Ami quella persona ma non puoi viverci insieme, lui  in difficolt, tu pensi che una separazione vi far bene, vi permetter di recuperare. E poi finalmente arriva il momento di tornare insieme, perch la separazione doveva essere solo temporanea, e tu scopri che no, in realt hai mentito a te stessa fin dall'inizio.
- A dire il vero, - disse Leila, -  da un po' che sospetto di mentire a me stessa.
- Allora le donne sono pi intelligenti degli uomini. O tu sei pi intelligente di me. Ma per ampliare ancora un po' questo scenario ipotetico...
- Credo che sappiamo entrambi di chi stiamo parlando.
- Sono un suo ammiratore, - disse Tom. - Patemi di padre pazzo: grande libro. Esilarante. Meraviglioso.
- Superdivertente, certo.
- Eppure adesso sei qui a Washington. Mentre il suo nuovo libro viene preso a bastonate.
- S.
- 'Fanculo i recensori. Lo comprer lo stesso. Ma parlando per ipotesi, c' qualcun altro qui in citt di cui dovrei essere al corrente? Se  bravo e fa inchieste, darei volentieri un'occhiata al suo curriculum. In linea di principio non sono contrario ad assumere coppie.
Leila scosse la testa.
- No, non c' nessuno? - disse Tom. - Oppure no, non  un giornalista?
- Stai cercando di chiedermi se sono disponibile in un altro modo?
Tom si accasci in avanti, coprendosi la faccia con le mani. - Me lo sono meritato, - disse. - Non ti stavo chiedendo questo, ma la domanda non era comunque chiara. Io sono cos... una specie di esperto del senso di colpa. Non avrei dovuto chiedertelo.
- Allora dovresti vedere com' grande il mio, di senso di colpa. Credo che ti piacerebbe.
Il tono civettuolo con cui aveva pronunciato quella frase l'aveva resa vera. Era spaventoso quell'entusiasmo, quasi del tutto involontario, per il primo uomo gentile, simpatico, affermato e non sposato che aveva conosciuto da quando l'ondata di aggettivi caustici (stantio, obeso, estenuante) si era abbattuta sul grande libro. Ma per quanto si sentisse in colpa, non riusciva a trattenersi: ce l'aveva con Charles perch aveva fallito, perch la costringeva a sentirsi una donna superficiale e a caccia di successo solo perch le piaceva Tom Aberant. Se il libro di Charles avesse ricevuto recensioni entusiastiche e candidature a premi, lei avrebbe potuto proseguire nella sua traiettoria di allontanamento senza sentirsi in colpa. Nessuno l'avrebbe biasimata. Anzi, sarebbe stato biasimevole tornare da lui: scappare a Washington quando lui soffriva e poi precipitarsi a casa per godersi il suo successo. E cos non poteva fare a meno di desiderare che Charles non esistesse. In un mondo dove lui non esisteva, lei avrebbe potuto accettare l'allettante offerta di lavoro di Tom.
Invece gli propose di uscire a bere qualcosa. And al bar con un vestitino nero, e pi tardi, da casa, gli mand una lunga e-mail rivelatrice. Quella sera tard a chiamare Charles. Nel crescente senso di colpa provocato dal ritardo, nel senso di colpa stesso, trov la volont e il movente per non chiamarlo affatto. (Anche se la persona che soffriva di sensi di colpa poteva mettere fine alla sofferenza quando voleva, semplicemente comportandosi nel modo giusto, la sofferenza era comunque reale finch durava, e l'autocommiserazione non andava troppo per il sottile nella scelta della sofferenza di cui nutrirsi). Il giorno dopo, Leila and al lavoro senza leggere la risposta di Tom, chiam Charles tre volte e cen a tarda sera con una delle sue fonti. Tornata a casa, chiam Charles per la quarta volta e finalmente apr l'e-mail di Tom. Non conteneva rivelazioni, bens un invito. Il venerd sera prese un treno per Manhattan (in qualche modo, il senso di colpa che avrebbe dovuto seguire l'infedelt non solo esisteva prima dell'infedelt stessa, ma la stava anche incitando a commetterla) e pass la notte a casa di Tom. Pass tutto il fine settimana con lui, allontanandosi solo per andare in bagno a pisciare o a chiamare Charles. Il suo senso di colpa era cos grande che diventava gravitazionale, curvava il tempo e lo spazio e si collegava tramite una geometria non euclidea al senso di colpa che non aveva provato mentre distruggeva il matrimonio di Charles. Quel senso di colpa che, lungi dal non esistere, era stato invece pre-inoltrato tramite una curvatura spazio-temporale nella Manhattan del 2004.
Senza Tom non sarebbe riuscita a sopportarlo. Con lui si sentiva al sicuro. Tom era la causa ma anche il conforto del suo senso di colpa, perch lo capiva e lo viveva a sua volta. Aveva solo sei anni pi di Leila, meno di quanti avrebbe fatto presumere la sua calvizie incipiente, ma si era sposato cos presto che la fine del suo matrimonio, durato dodici anni, era abbastanza lontana nel tempo. La donna che aveva sposato, Anabel, era un'artista, una giovane e promettente pittrice e film-maker proveniente da una delle famiglie che possedevano la McCaskill, la pi grande azienda di prodotti alimentari del mondo. Sulla carta era esageratamente ricca, ma si era allontanata dalla famiglia e rifiutava per principio di accettare soldi da loro. Quando Tom era fuggito dal matrimonio, Anabel era bloccata nella carriera artistica, aveva quasi quarant'anni e voleva ancora un figlio.
- Sono stato un vile, - disse Tom a Leila. - Dovevo lasciarla cinque anni prima.
-  da vigliacchi stare con una persona che ami e che ha bisogno di te?
- Dimmelo tu.
- Hmm. Dammi tempo per pensarci.
- Se avesse avuto trentun anni si sarebbe rifatta una vita, avrebbe conosciuto qualcun altro e avrebbe avuto un figlio. Ho aspettato troppo e le ho reso tutto difficile.
- La sua ricchezza non l'avrebbe aiutata?
- Aveva un rapporto folle con i soldi. Sarebbe morta piuttosto che farsi aiutare da suo padre.
- Ma allora  una sua decisione. Perch dovresti sentirti in colpa per una cosa che ha deciso lei?
- Perch sapevo che avrebbe preso quella decisione.
- E l'hai tradita?
- Solo dopo che ci siamo separati.
- Allora mi dispiace, ma la gara del senso di colpa la vinco io.
Per c'era dell'altro, disse Tom. Il padre di Anabel lo aveva preso in simpatia e aveva sempre cercato di aiutarlo economicamente. Tom, finch stava con lei, non aveva potuto accettare, ma pi di dieci anni dopo il divorzio l'ex suocero era morto e gli aveva lasciato la bella cifra di venti milioni di dollari, che Tom aveva preso. Era il capitale iniziale della sua impresa non profit.
- E ti senti in colpa per questo?
- Potevo dire di no.
- Ma stai facendo una cosa fantastica con quei soldi.
- Mi sto godendo dei soldi che mia moglie non avrebbe mai preso. Non solo me li sto godendo, ma li sto usando per fare carriera. Per aumentare il mio vantaggio professionale maschile.
Anche se Leila stava bene con Tom, il suo senso di colpa le sembrava un po' troppo elaborato. Si chiese se non lo stesse esagerando (e minimizzando l'ascendente sessuale che Anabel aveva esercitato su di lui) apposta per lei. Durante il suo secondo fine settimana a New York, gli chiese se poteva dare un'occhiata a una scatola di vecchie fotografie. Dentro c'erano le foto di un ragazzo cos magro, fanciullesco e capelluto che stent a riconoscerlo. - Sembri un'altra persona.
- Ero un'altra persona.
- Ma  come se non avessi neppure lo stesso Dna.
-  cos che mi sento.
Quando vide Anabel, Leila cap meglio perch Tom si sentiva in colpa. Era una donna intensa: sguardo ardente, corpo da anoressica ma con il petto pieno, capigliatura da Medusa, quasi mai sorridente. Sullo sfondo delle foto c'erano case dello studente, case fatiscenti, lo skyline invernale di New York prima dell'undici settembre.
- Fa un po' paura, in effetti, - disse Leila.
-  terrificante. Solo a guardare queste foto mi viene un attacco di Dspt.
- Ma tu! Eri cos giovane e tenero.
-  un po' il succo del mio matrimonio.
- E adesso dov'?
- Non ne ho idea. Non avevamo amici in comune, e abbiamo interrotto ogni contatto.
- Allora magari ha preso quei soldi, dopotutto. Magari possiede un'isola da qualche parte.
- Tutto  possibile. Ma non credo.
Leila voleva chiedergli se poteva tenere una sua foto, una particolarmente carina scattata da Anabel sul traghetto di Staten Island, ma era troppo presto per chiederlo. Chiuse la scatola e lo baci sulla bocca da tartaruga. Il sesso con lui non era drammatico come era sempre stato con Charles, gli assalti, i balzi, le urla della preda, ma le sembrava gi di preferirlo cos. Era pi tranquillo, pi lento, pi simile a un incontro di menti attraverso il corpo.
Leila aveva la profonda sensazione che Tom fosse quello giusto, e questa era la cosa, fra le tante, che la faceva sentire pi in colpa, perch voleva dire che Charles non era quello giusto, non lo era mai stato. La riservatezza di Tom, che era sempre disposto a lasciarla in pace, portava conforto al suo spirito coniugalmente pungolato e scandagliato. Anche Tom sembrava provare la stessa sensazione con lei. Erano entrambi giornalisti e parlavano la stessa lingua. Ma Leila non poteva fare a meno di chiedersi perch un buon partito come lui non si fosse mai risposato. Prima di tagliare i ponti con Charles glielo chiese.
Tom rispose che dopo il divorzio non era mai stato con una donna per pi di un anno. Secondo la sua etica, un anno era il limite, almeno a New York, per una relazione non seria; e il suo pessimo matrimonio lo aveva spinto a diffidare delle relazioni serie.
- Insomma, cosa stai dicendo? - chiese Leila. - Che mi restano dieci mesi prima che tu mi metta alla porta?
- Tu sei gi in una relazione seria, - le rispose.
- Giusto. Divertente. Di solito annunci questa tua regola al primo appuntamento?
-  una tacita regola delle relazioni a New York, non l'ho inventata io.  un modo per evitare di rovinare cinque anni di vita a una donna e poi metterla alla porta.
- Invece di, mettiamo, superare la paura di impegnarti.
- Ci ho provato. Pi di una volta. Ma a quanto pare sono un caso da manuale di Dspt. Avevo veri e propri attacchi di panico.
- Sembri pi un caso da manuale di scapolo velenoso.
- Leila, erano donne pi giovani. Sapevo cose che loro ignoravano, sapevo cosa pu succedere. Anche se non fossi sposata, con te non sarebbe la stessa cosa.
- No,  vero. Perch io ho quarantun anni. Ho gi superato la data di scadenza. Non dovrai sentirti tanto in colpa quando mi mollerai.
- La differenza  che tu sai cosa vuol dire essere sposata.
Le si accese una lampadina. - No, ecco qual , - disse. - La differenza  che ho superato l'et che aveva tua moglie quando avete divorziato. Non ti sei trovato una migliore, tipo una ventottenne. Ti sei trovato una peggiore. Non devi sentirti troppo in colpa.
Tom tacque.
- E sai perch lo so? Perch anch'io faccio questo tipo di calcoli. La mia mente non esiterebbe davanti a nulla pur di liberarsi del senso di colpa, anche solo per cinque minuti.  uscita una recensione del libro di Charles sull'Adirondack Review online. Entusiastica. Charles ha mandato il link a tutti gli indirizzi della sua rubrica con una mail collettiva, e io l'ho vista solo quando stavo arrivando qui per venire a letto con te. Aveva bisogno che qualcuno gli dicesse di non mandarlo. Aveva bisogno che io, sua moglie, gli dicessi: Meglio se lasci perdere. Ma io avevo altro da fare, stavo parlando al telefono con te. E dov' la mia regoletta per trarmi d'impaccio? Io non ho nessuna regoletta.
Nel frattempo si rivestiva e preparava la borsa da viaggio.
- Ho chiuso con quella regola, - disse Tom. - Te ne ho parlato solo perch speravo che capissi. Ma hai ragione, il fatto che tu abbia quarantun anni aiuta, non lo nego.
La sua sincerit sembrava rivolta al fantasma della ex moglie, non a Leila.
- Credo che me ne andr prima che tu mi faccia piangere, - gli rispose.
Ci che l'aveva spinta ad andarsene, quella sera, era stato il suo istinto. Se la riservatezza fosse stata una caratteristica naturale di Tom, Leila avrebbe potuto rilassarsi e apprezzarla. Ma Tom non era sempre stato riservato. Durante il matrimonio si era aperto all'intensit, tanto da rimanerne traumatizzato, e chiaramente Anabel dominava ancora la sua coscienza. Con lei aveva avuto qualcosa che non intendeva avere con nessun'altra, e l'istinto diceva a Leila che si sarebbe sempre sentita in secondo piano: che quella era una competizione impossibile da vincere.
Ma quell'inverno Tom continu a chiamarla, tenendola aggiornata sui progressi della sua non profit, e lei non poteva fingere che ci fosse qualcuno con cui avrebbe parlato pi volentieri. All'inizio di maggio, tre mesi e mezzo dopo il loro primo incontro, Tom torn a Washington. Quando and alla Union Station e lo vide avanzare adagio sul marciapiede, con un paio di pantaloni cachi stropicciati e una vecchia camicia sportiva anni Cinquanta scelta appositamente per la sua bruttezza, come per uno scherzo tutto suo a spese del buongusto, Leila sent un campanellino squillarle nella testa, un'unica nota pura, e cap di essere innamorata di lui.
Tom aveva prenotato una stanza al George, per non dare per scontato di poter dormire da lei, ma non ci mise mai piede. Trascorse una settimana nell'appartamento di Leila, usando la sua connessione internet e leggendo sul suo divano, con gli occhiali in bilico sulla pelata, le dita chiuse intorno alla costola del libro tenuto vicino agli occhi miopi. Le sembrava che fosse sempre stato l; che quando tornava a casa e lo vedeva sprofondato sul divano stesse finalmente tornando a casa davvero, per la prima volta in vita sua. Accett di lasciare il Post e andare a lavorare per la sua non profit. Se ci fossero state altre cose da accettare, le avrebbe accettate. Voleva (ma non aveva ancora detto di volerlo) provare ad avere un figlio con lui. Lo amava e voleva che non se ne andasse mai. Ora restava solo il problema, molto discusso ma ancora non affrontato, di dirlo a Charles. E forse, se fosse riuscita a dirglielo in tempo, avrebbe potuto sposare Tom. Ma Leila era vile, proprio come lo era stato Tom nel porre fine al proprio matrimonio. Esit a parlare con Charles, esit a dare il preavviso al Post, e in una calda notte di fine giugno in Colorado, su una strada collinare oltre Golden, Charles fu sbalzato via dalla XLCR 1000 che aveva comprato con l'ultimo terzo dell'anticipo dell'editore britannico e rimase paralizzato dai fianchi in gi. Aveva bevuto.
La colpa era sua, ma anche innegabilmente di Leila. Mentre si innamorava di un altro aveva lasciato che la vita di suo marito finisse fuori strada. Si fece riassegnare a Denver, e finch Charles era in ospedale, e poi al centro di riabilitazione, non pot parlargli di Tom: doveva tenerlo su di morale. Ma nascondere l'esistenza di Tom rendeva ancora pi spaventosa la prospettiva di rivelarla. Leila recit alla perfezione il ruolo della moglie devota - passando a salutare Charles al mattino e rimanendo con lui per ore ogni sera, vendendo la casa a tre piani e comprandone una pi adatta, tenendolo allegro e portandogli il whiskey di nascosto, facendo amicizia con medici e assistenti, affannandosi senza sosta - e intanto, nella bella casa che Tom aveva comprato a Hilltop, in parte con i soldi dell'ex suocero, andava a letto con un altro uomo.
L'incidente di Charles le cost un anno di fertilit. Era impensabile, mentre era ancora convalescente, annunciargli che aspettava un figlio da un altro. Impensabile aggiungere un bambino a una vita gi troppo stressata. E poi era impensabile non vivere con lui dopo averlo portato nella sua nuova casa. Ma Leila continuava a volere un figlio, e quando, di l a poco, Tom le chiese per quanto tempo intendesse ancora vivere con Charles, si ritrov a rispondergli con un'altra domanda.
- No, - disse Tom.
- Tutto qui? - replic lei. - No?
Le forn parecchi motivi ragionevoli - la loro dedizione al lavoro, le loro vite gi fin troppo piene, il rischio di difetti congeniti nei figli di coppie non pi giovani, i cataclismi globali che i cambiamenti climatici e la sovrappopolazione avrebbero probabilmente scatenato durante la vita del figlio - ma in realt il motivo che lo faceva arrabbiare era che Leila viveva ancora con Charles e non gli aveva parlato della loro relazione. Come poteva pensare di avere un figlio con una donna che non riusciva neppure a lasciare il marito?
- Appena rimarr incinta gli dir tutto, - disse Leila.
- Perch non glielo dici adesso?
- Sta male. Tu avresti abbandonato Anabel se fosse finita su una sedia a rotelle? Charles ha bisogno di me.
- Ma non capisci come mi sento? Io sono pronto adesso. Sono pronto a sposarti domani. E tu non hai nemmeno un piano per chiudere il tuo matrimonio.
- Be', e io ti sto dicendo come puoi aiutarmi.
- E io ti sto dicendo che c' qualcosa di sbagliato, se  questo l'aiuto di cui hai bisogno.
Leila era in una posizione debole: voleva un figlio e le restava poco tempo. Se non fosse successo con Tom, non sarebbe successo affatto. Provava cordoglio per la morte della possibilit, dolore per il rifiuto di Tom, e rabbia contro di lui perch non condivideva il suo desiderio. Le sembrava che non capisse la sua difficolt. Era convinta che i motivi di Tom per non volere un figlio fossero fasulli - che il vero motivo fosse evitare il senso di colpa per aver avuto il figlio che aveva negato alla ex moglie - e che al contempo si rifiutasse di riconoscere il suo senso di colpa nei confronti di Charles.
E cos cominciarono a litigare. Lei accalorata, lui gelido. E ogni volta la stessa impasse: lei non voleva lasciare Charles, lui non voleva avere un figlio. Tom non perdeva mai la calma, non alzava nemmeno la voce, e la sua spiegazione per questo - che i suoi litigi con Anabel gli erano bastati per le prossime cinque vite e si rifiutava di litigare ancora - le faceva perdere la calma per entrambi. Charles non l'aveva mai spinta a urlare di rabbia, nessuno ci era mai riuscito, ma la competizione con Anabel ci stava riuscendo. Odiava talmente il suono delle proprie urla che lasci Tom. Una settimana dopo si riconciliarono. Una settimana dopo si lasciarono ancora. Lei era quella giusta per lui, lui era quello giusto per lei, eppure non riuscivano a trovare un modo per stare insieme.
Interruppero le comunicazioni per quasi due mesi. Poi, una sera, dopo aver messo a letto Charles e pulito il water sporco di merda ed essersi ritrovata in lacrime, Leila cedette all'impulso di chiamare Tom. Tir su il ricevitore, ma c'era qualcosa di strano: nessun segnale.
- Pronto? - disse.
- Pronto?
- Tom?
- Leila?
Dopo due mesi di silenzio avevano tirato su il ricevitore nello stesso istante. Leila non credeva nei segni, ma quello doveva essere un segno. Gli disse tutto d'un fiato che non poteva divorziare da Charles ma non poteva vivere senza di lui. Tom, a sua volta, disse che non gli importava se avrebbe divorziato o no da Charles, nemmeno lui poteva vivere senza di lei. Fu come ritornare a casa.
La mattina dopo disse a Charles che andava a vivere da sola e lasciava il Post per una nuova non profit. Non disse perch, ma Charles la pungol e scandagli e fin col confessare al suo posto. Leila continu a passare con lui un fine settimana s e uno no, ma da quel momento in poi visse principalmente da Tom, non come co-occupante della casa, non come persona che prendeva decisioni sull'arredamento, ma come una sorta di ospite speciale permanente. Lei e Tom seppellirono il conflitto fondamentale che le loro liti avevano portato a galla; lo seppellirono in profondit. Leila non gli perdon mai del tutto di non volere un figlio da lei, ma col tempo smise di importarle. Erano entrambi impegnati a trasformare il DI in una rivista rispettata a livello nazionale, e in pi lei era impegnata a prendersi cura di Charles; a volte si scopriva persino grata di non avere il fardello di un figlio.
La sua vita con Tom era strana, mal definita e permanentemente temporanea, ma proprio per questo era una vita di vero amore, perch liberamente scelta ogni giorno, ogni ora. Le ricordava una distinzione che aveva imparato da piccola, a catechismo. I loro erano stati due matrimoni da Antico Testamento, per lei perch doveva onorare il patto con Charles, per Tom perch temeva la collera e il giudizio di Anabel. Nel Nuovo Testamento, le uniche cose che importavano erano l'amore e il libero arbitrio.
Il mattino presto, il giorno dopo la visita a Phyllisha, Leila si diresse verso la casa che Earl Walker aveva acquistato, al prezzo pubblicamente registrato di 372000 dollari, dopo aver perso il lavoro alla fabbrica di armi. La casa aveva un garage triplo e un potente impianto di irrigazione che aveva bagnato la strada dove Leila parcheggi. Ad Amarillo, a quanto pareva, quando i prati ingiallivano per la siccit la cosa pi ovvia da fare era annaffiarli. Sul vialetto di Walker c'era un giornale arrotolato e trattenuto da un elastico. Leila era l da qualche minuto quando un donnone sulla cinquantina usc e lo raccolse, le lanci un'occhiataccia e torn dentro.
Walker era l'ex capo di Cody Flayner al controllo del magazzino. Leila lo aveva saputo da Pip, la quale aveva anche scoperto che Walker aveva venduto la casa precedente per 230000 dollari. In genere chi perde il lavoro non si mette ad acquistare una casa pi grande, e non  neppure un buon candidato per un mutuo pi costoso, e nessun testamento omologato nei tre anni precedenti poteva spiegare i 142000 dollari aggiuntivi pagati da Walker. Quel fatto era interessante quasi quanto le foto pubblicate su Facebook. Un altro fatto, scoperto da Pip in un rapporto redatto a gennaio da un ispettore generale, era che l'estate precedente si era verificata una leggera irregolarit al controllo del magazzino della fabbrica; secondo il rapporto, l'irregolarit era stata risolta in maniera soddisfacente e non costituiva pi un problema. Dietro suggerimento di Leila, Pip aveva mostrato le foto di Facebook a un meccanico e aveva scoperto che, a meno che Flayner non possedesse un pick-up con le sospensioni modificate, l'oggetto sul cassone doveva pesare meno dei quattrocento chili di una vera B61. Non  una testata vera, cocca restava ancora l'unica dichiarazione che Leila e Pip avevano ottenuto direttamente da Flayner. La telefonata di Leila si era presto conclusa con minacce e insulti.
Anche Walker le aveva detto no, ma il suo era stato un semplice no, e un semplice no significava forse. Leila rimase seduta in macchina a bere t verde e rispondere a e-mail riguardanti altri articoli, finch Walker in persona usc di casa e and dritto verso di lei, attraversando a grandi passi il prato inzuppato. Era magro come un chiodo e indossava una tuta viola e bianca, i colori della Texas Christian University. Le Rane Cornute. Leila abbass il finestrino.
- Chi  lei? - disse Walker. Aveva un colorito da bevitore di whiskey, simile a quello di suo marito.
- Leila Helou. Denver Independent.
-  quello che pensavo, e le ho gi spiegato che non ho niente da dirle.
Con il whiskey, il reticolo di capillari appariva pi diffuso e rosato che con il gin e meno violaceo che con il vino. Ogni cena dell'universit era stata un'occasione di studio sui capillari.
- Ho solo un paio di domande molto facili e veloci, - disse Leila. - Niente che possa causarle guai.
- Lei  gi un guaio. Non la voglio nella mia via.
- E se ci incontrassimo da qualche parte per un caff? Per me va bene a qualunque ora.
- Crede che mi farei vedere in pubblico con lei? Le sto chiedendo gentilmente di andarsene. Non potrei parlarle neppure se lo volessi.
Non nella mia via. Non in pubblico. Non mi  permesso parlarle.
- Ha una bellissima casa, - disse Leila. - La stavo ammirando.
Gli sorrise amabilmente e si tocc i capelli sulla tempia, solo per mostrargli le proprie dita fra i capelli.
- Senta, - disse Walker. - Lei mi sembra una signora simpatica, perci voglio risparmiarle un bel po' di problemi. Non c' nessuna storia. Lei crede che ci sia qualcosa, invece non c' niente.  fuori strada.
- Facile, allora, - replic Leila. - Chiariamo la faccenda. Io le dir perch penso che ci sia qualcosa, lei potr spiegarmi perch non c' niente, e questa notte potr tornare a Denver e dormire nel mio letto.
- Preferirei che mettesse in moto la macchina e se ne andasse da questa via.
- Potr anche non spiegarmelo, se preferisce. Potr semplicemente annuire o scuotere la testa. Non c' una legge che le proibisce di scuotere la testa, vero?
Sorrise ancora e gli mostr come scuotere la testa. Walker sospir, come se non sapesse cosa fare.
- Ecco, metto in moto la macchina, - disse Leila. - Visto? Sto per allontanarmi.
- Grazie.
- Ma forse lei deve andare da qualche parte? Posso darle un passaggio.
- Non mi serve un passaggio.
Leila spense il motore, e Walker sospir pi forte.
- Mi dispiace, - gli disse. - Ma non sarei una giornalista responsabile se non ascoltassi la sua versione della storia.
- Non c' nessuna storia.
- Be', vede, anche questa  una versione. Perch altre versioni invece dicono che c'. E secondo alcune lei  stato pagato per non parlarne. E mi chiedo perch sborsare dei soldi, se non c' nessuna storia. Capisce cosa sto dicendo?
Walker si chin e le and pi vicino. La sua faccia sembrava la mappa a colori di una regione densamente popolata. - Con chi ha parlato?
- Non tradisco le mie fonti.  la prima cosa che deve sapere. Quando parla con me, lei  al sicuro.
- Lei si crede intelligente.
- No, a dire il vero su queste cose ragiono un po' da donna. Mi ci vorrebbe il suo aiuto per capirci qualcosa.
- La signora intelligente della grande citt.
- Mi dica solo un'ora e un punto di riferimento. Un posto dove posso incontrarla. Un posto anonimo.
Anonimo era una parola che le piaceva usare con le fonti maschili. Aveva tutte le connotazioni giuste. Anonimo era il contrario della moglie in casa di Walker. La quale, proprio in quel momento, apr la porta d'ingresso e grid: - Earl, chi  quella?
Leila si morse il labbro.
- Una giornalista, - grid Walker in risposta. - Le servono indicazioni per uscire dalla citt.
- Le hai spiegato che non hai niente da dirle?
- Te l'ho appena detto.
Quando la porta si richiuse, Walker parl senza guardare Leila. - Dietro il deposito della Centergas, dalla parte di Cliff. Si faccia trovare l alle tre. Se non mi vede per le quattro, pu anche tornarsene nel suo letto a Denver.
Mentre si allontanava, nell'eccitazione di quel s, il genere di eccitazione per cui viveva una giornalista come lei, Leila dovette stare attenta a non superare il limite di velocit. Chi l'avrebbe mai detto che, dei dieci trucchi che aveva provato, quello giusto sarebbe stato pronunciare la parola letto?
Tornata in albergo, scelse la P dal menu di selezione rapida del telefono.
- Pip Tyler, - disse Pip a Denver.
- Pronto, pronto. Ho appena ottenuto un appuntamento con Earl Walker.
- Ehi!
- Ho parlato anche con Phyllisha Babcock.
- Bello.
- Mai sentito niente di pi esilarante. Flayner ha preso in prestito la bomba come giocattolo erotico.
- Te lo ha detto lei?
- Sarebbe stato dire troppo, se in questo mestiere esistesse un troppo. Ma ha anche confermato che la bomba era finta.
- Oh.
- Resta comunque una buona storia, Pip. Se un operaio pu portare fuori una bomba finta, potrebbe prenderne anche una vera.  comunque una storia.
- Be', meno male che il mondo  pi sicuro di quanto pensassi.
Mentre l'aggiornava sui dettagli, Leila si rallegr - come persona, se non come capo - che Pip non sembrasse impaziente di tornare alla ricerca che stava conducendo per un altro giornalista, sulle qualifiche dei coroner.
- Ti lascio leggere i tuoi referti di autopsia, - disse infine Leila. - Come sta andando?
- Una barba.
- Be'. Devi fare il tuo dovere.
- Sto descrivendo, non protestando.
Leila respinse un'ondata emotiva. Poi si arrese. - Mi manchi.
- Oh... grazie.
Leila aspett, sperando che dicesse qualcos'altro.
- Mi manchi anche tu, - disse Pip.
- Mi dispiace di non averti portata con me.
- Non preoccuparti. Non vado da nessuna parte.
Dopo la telefonata, Leila avvert chiaramente che quella ragazza le piaceva troppo. Mi manchi era gi pi di quanto avesse il diritto di strappare a una subalterna, eppure era meno di quanto avrebbe voluto udire. Si sentiva insoddisfatta, messa a nudo e un po' fuori di testa. La tenerezza che le suscitavano i bambini aveva sempre avuto una componente fisica, situata vicino alla parte del suo corpo che voleva intimit e sesso. Ma la causa di quella tenerezza era che, indipendentemente da quanto era affezionata al bambino tra le sue braccia, sapeva che non avrebbe mai tradito o sfruttato la sua innocenza. Ecco perch non c'era niente di paragonabile all'avere un figlio, all'insaziabilit strutturale, dolorosa e al contempo deliziosa, dell'amore di un genitore.
Il vero nome di Pip era, misteriosamente, Purity. (Sul curriculum lavorativo aveva scritto Pip Tyler, ma Leila aveva guardato anche quello accademico). Leila lo trovava un nome adatto, ma non sapeva bene perch. Pip non era certo innocente dal punto di vista sessuale. A Denver conviveva con un ragazzo sul quale teneva la bocca cucita: di lui si sapeva solo che era un musicista di nome Stephen. Inoltre a Oakland aveva vissuto in condizioni squallide, circondata da sudici anarchici, e le foto del barbecue di Cody Flayner le aveva ottenute tramite un illecito atto di hackeraggio. Leila si chiese se l'innocenza che avvertiva in Pip non fosse in realt quella che aveva lei a ventiquattro anni. Allora non si rendeva conto di sapere cos poco, ma adesso lo vedeva chiaramente in Pip.
Voleva essere un buon modello di comportamento femminista e darle le indicazioni che a lei erano mancate a quell'et. - Il paradosso di internet - le aveva detto un giorno a pranzo -  che ha reso molto pi facile il lavoro del giornalista. In cinque minuti puoi fare una ricerca che una volta avrebbe richiesto cinque giorni. Ma internet sta anche uccidendo il giornalismo. Niente pu sostituire il reporter che segue lo stesso argomento da vent'anni, che ha coltivato le sue fonti, che conosce la differenza tra una storia e una non-storia. Google e Accurint possono farti sentire molto in gamba, ma le storie migliori arrivano quando lavori sul campo. La tua fonte fa un commento casuale, e tu all'improvviso vedi la vera storia. Sono i momenti in cui mi sento pi viva. Quando sto davanti al computer sono viva solo a met.
Pip l'ascoltava con attenzione, ma senza pronunciarsi. Aveva la riluttanza degli studenti moderni a esprimere opinioni forti, per paura di sembrare antipatici o irrispettosi. Leila, a dire il vero, aveva intuito che Pip non era affatto innocente - anzi, era pi saggia di lei, e ben consapevole, come i suoi coetanei, che avrebbe ereditato un mondo sputtanato - e che in definitiva la vera innocente era proprio lei. Eppure rimaneva convinta che l'imperturbabilit di Pip fosse solo uno stile generazionale, e continuava a cercare un modo per superare le sue barriere.
Pip poteva non bere affatto oppure bere troppo. Ogni tanto Leila la invitava a cena fuori, per assicurarsi che mangiasse qualcosa di buono, e in quelle occasioni beveva da sola. Ma una settimana prima, il gioved sera, Pip aveva ordinato un bicchiere di vino e l'aveva trangugiato in due minuti. Dopo aver fatto altrettanto con il secondo bicchiere, chiese se poteva ordinare una bottiglia, offrendosi ridicolmente di pagarla. Un'ora dopo, davanti alla bottiglia vuota e alla cena quasi intatta, si mise a piangere. Leila allung la mano oltre il tavolo per accarezzarle la faccia arrossata. - Oh, tesoro, - le disse.
Pip spinse indietro la sedia e corse in bagno. Quando torn chiese a Leila se poteva, solo per quella volta, andare a casa con lei e magari dormire sul suo divano.
- Oh, tesoro, - ripet Leila. - Non vuoi dirmi cosa c' che non va?
- Niente, - disse Pip. -  che mi sento tanto sola. Mi manca la mia mamma.
Leila preferiva non pensare alla madre della ragazza. - Vieni pure a casa con me, - disse. - Per devo spiegarti alcune cose sulla mia situazione.
Pip annu in fretta.
- O forse sai gi tutto.
- So qualcosa.
- Be', di norma stasera andrei da Tom... immagino che questo faccia parte di ci che sai. Ma non credo che sia una buona idea.
- Non importa. Non dovevo chiedertelo.
- No! Sono felice che tu l'abbia chiesto. Ma nell'altra casa sono una specie di ospite. Se non ti dispiace fare le cose un po' alla chetichella...
- Ho parlato senza riflettere.
- Non te lo proporrei se non mi facesse piacere.
Charles abitava a tre isolati dalla scuola di scrittura creativa. Poteva andare al lavoro con la sedia a rotelle - poteva anche andare in pensione -, e invece preferiva insegnare e sbrigare il lavoro d'ufficio da casa. La casa era un rifugio da cui cercava di non uscire mai; diceva che preferiva essere il monarca assoluto in un regno di duecento metri quadri, piuttosto che il tizio in carrozzella nel mondo esterno. Aveva un discreto controllo delle funzioni intestinali, una notevole forza nell'addome e nelle spalle, e una grande destrezza nell'uso della sedia. Beveva ancora troppo, ma aveva ridotto le dosi perch intendeva vivere a lungo. La paraplegia aveva oggettivato il suo rancore nei confronti del mondo letterario, che, ne era convinto, ora pi che mai voleva allontanarlo; ma lui non avrebbe dato quella soddisfazione.
Leila passava ancora la met dei suoi fine settimana a casa di Charles, ma non dormiva con lui. Aveva la sua - piccola - stanza all'inizio del corridoio che portava alla stanza del gattone. Le sarebbe piaciuto far entrare Pip di nascosto, ma quando avevano parcheggiato nel vialetto erano solo le dieci, e le luci del soggiorno erano accese.
- Be', - disse. - A quanto pare conoscerai mio marito. Te la senti?
- Sono curiosa, in realt.
- Ecco lo spirito della giornalista.
Leila buss alla porta d'ingresso, l'apr e cacci dentro la testa, per avvisare Charles che aveva due visitatrici. Lo trovarono sdraiato sul divano, con una pila di compiti da correggere sul petto e una matita rossa in mano. Aveva ancora il suo fascino e i suoi capelli lunghi, che portava raccolti in una coda di cavallo quasi bianca. L accanto teneva una bottiglia di whiskey, tappata. C'erano scaffali pieni di libri dal pavimento al soffitto, e mucchi di libri sul pavimento.
- Questa  una delle nostre stagiste, Pip Tyler, - disse Leila.
- Pip, - tuon Charles, squadrandola dall'alto in basso con ammirazione lasciva. - Mi piace il tuo nome. Ho grandi speranze per te. Ieeee! Chiss quanti te lo dicono.
- Di rado in modo cos elegante, - rispose Pip.
- Pip ha bisogno di un posto dove passare la notte, - disse Leila. - Spero che non ti dispiaccia.
- Tu non sei mia moglie? Questa non  la nostra casa? - Charles scoppi in una risata poco gradevole.
- Comunque, - disse Leila, avanzando adagio verso l'ingresso.
- Sei una lettrice, Pip? Leggi libri? La vista di tutti questi libri in una stanza ti spaventa?
- Mi piacciono i libri, - rispose Pip.
- Bene. Bene. E sei una grande ammiratrice di Jonathan Savoir Faire? Molti miei studenti lo sono.
- Si riferisce al libro sul benessere animale?
- Proprio a quello. Scrive anche romanzi, mi dicono.
- Ho letto il libro sugli animali.
- Tutti questi Jonathan. Un'invasione di Jonathan letterari. Se leggessi solo la New York Times Book Review penseresti che  il nome pi comune d'America. Sinonimo di talento, di grandezza. Di ambizione e vitalit -. La guard con un sopracciglio inarcato. - E cosa ne pensi di Zadie Smith? Fantastica, vero?
- Charles, - disse Leila.
- Siediti qui con me. Bevi qualcosa.
- L'ultima cosa che ci serve  proprio bere. E tu hai dei racconti da leggere.
- Prima della mia lunga e riposante notte di sonno -. Prese in mano il racconto di uno studente. - Tiravamo righe lunghe e spesse come cannucce da frullato. Il difetto di questa similitudine: riusciamo a trovarlo? Pip? Sai dirmi perch questa similitudine non  inattaccabile?
Pip sembrava divertita dallo spettacolo che le stava offrendo Charles. - Esiste una differenza tra le cannucce da frullato e le altre cannucce?
- Giusta osservazione. Lo spauracchio dell'erronea specificit. E la tubolarit della cannuccia, l'opaca lucentezza della plastica... sorge il dubbio che l'autore non abbia dimestichezza con le propriet fisiche della cocaina in polvere. O che abbia confuso la sostanza con lo strumento per assumerla via naso.
- Oppure si sta solo sforzando troppo, - disse Pip.
- O che si stia sforzando troppo. S. Scriver proprio questo a margine. Ci credi che alcuni miei colleghi non scrivono note a margine? Io ci tengo a questo studente. Credo che potrebbe fare di meglio, se solo capisse dove sbaglia. Dimmi, tu credi nell'anima?
- Non mi piace pensarci, - rispose Pip.
- Charles.
Charles guard Leila con un'espressione afflitta, di comico rimprovero. Doveva proprio negare al tizio in carrozzella quel briciolo di piacere? - L'anima - disse a Pip -  una sensazione chimica. Quello che vedi sdraiato sul divano  un enzima nobilitato. Ogni enzima ha il suo lavoro da fare. Passa la vita a cercare la specifica molecola con cui  destinato a interagire. E un enzima pu essere felice? Ha un'anima? Io rispondo s a entrambe le domande! L'enzima che vedi qui sdraiato  stato creato per trovare la brutta scrittura, interagire con essa e migliorarla. Ecco cosa sono diventato, qui a galla nella mia cellula: un enzima correttore di brutta scrittura -. Poi aggiunse, con un cenno in direzione di Leila: - E lei ha paura che non sia felice.
Pip spalanc gli occhi nello sforzo di trattenere un commento.
- Sta ancora cercando la sua molecola, - prosegu Charles. - Io conosco gi la mia. Tu conosci la tua?
- La sistemo nella stanza al piano di sotto, - disse Leila.
- Al sicuro, ma non del tutto, - replic Charles. - Ho conquistato quelle scale pi di una volta.
Nel seminterrato, Leila mise a letto Pip e poi si sedette accanto a lei, sotto una coperta, a bere vino da una bottiglia che aveva aperto per calmare l'agitazione e che aveva condiviso con Pip contro ogni buonsenso. Il vino, il letto e la vicinanza della ragazza tirarono fuori qualcosa di predatorio in lei, qualcosa di ardente e bramoso, quel lato del carattere ereditato dagli Helou che le aveva permesso di acchiappare prima Charles e poi Tom. Raccont a Pip come era finita con due uomini, il marito di cui si prendeva cura e il compagno che amava. Non accenn al suo desiderio di un figlio, perch la storia della sua delusione le sembrava troppo personale e troppo attinente a quel che stava facendo in quel momento: star seduta sul letto di una ragazza che poteva essere sua figlia. Ma continu a bere e le raccont parecchie cose. Le disse che se mai avesse dovuto scegliere fra i due, probabilmente avrebbe scelto Charles, perch gli aveva fatto una promessa e forse gli aveva rovinato la vita, e che lui avrebbe accettato. Che Charles aveva ancora bisogno di lei, e che a volte riusciva ancora a fare sesso. Che aveva scoperto molte cose su Tom e si divertiva a punzecchiarla, e che lei, malgrado avesse ammesso l'esistenza di Tom, non lo chiamava mai per nome davanti a lui. Che in pi di dieci anni i due uomini non si erano mai incontrati. Che la molecola corrispondente al suo enzima doveva essere l'assistenza agli invalidi di una certa et. Che, contrariamente alla teoria di Charles, interagire con quella molecola non la rendeva felice. Che sarebbe stata felice solo vivendo esclusivamente con Tom.
- Eppure tocca a me, - disse. - Le figlie non gli hanno mai perdonato di aver lasciato la loro madre, e comunque sono parecchio incasinate. Charles ha solo me.
Nel sentire questo, Pip ricominci a piangere. Leila le port via il bicchiere, chiaramente troppo tardi, e le prese la mano. - Non vuoi dirmi cos'hai stasera?
- Mi sento tanto sola.
-  dura vivere in una citt dove non conosci nessuno a parte il tuo ragazzo.
Pip non rispose.
- Va tutto bene fra voi?
- Sto pensando che forse tra poco dovr tornare in California.
- Perch hai problemi con il tuo ragazzo?
Pip scosse la testa e si confid con riluttanza. Il suo debito studentesco, disse, era cos grande che assorbiva quasi tutto il piccolo stipendio di stagista; non poteva permettersi di vivere a Denver pagando un affitto. Aveva debiti sia con il college, sia con la scuola superiore privata che aveva frequentato a Santa Cruz: sua madre continuava a dirle di non preoccuparsi per i soldi. E sua madre, anche se non propriamente invalida, era emotivamente disabile e priva di qualunque rete di sostegno. Pip era l'unica che poteva prendersi cura di lei, e davanti a s vedeva solo un futuro di assistenza. - Mi sento come se fossi gi vecchia anch'io, - disse.
- Tu sei il contrario di vecchia.
- Ma mi sento tanto in colpa a stare cos lontana da lei. Insomma, cosa ci faccio qui? Questa  un'illusione insostenibile.
Leila avrebbe tanto voluto invitare Pip a vivere con lei. Ma anche se all'apparenza aveva due case, nessuna era effettivamente sua. Un po' scarso, come modello di comportamento femminista. - Sei qui da due mesi, - disse. - Non dirmi che non puoi stare lontana dalla California per pi di due mesi.
- Non capisci, - disse Pip. - Mi sento in colpa proprio perch non voglio tornare in California. Mi piace lavorare con te e imparare da te. Ma se penso di non tornare, mi si spezza il cuore a immaginare mia madre tutta sola nella nostra casetta.
- Certo che capisco, - rispose Leila. - Stai descrivendo la mia vita quotidiana.
- Ma voi almeno siete nella stessa citt. Sei stata sfortunata, ma hai trovato il modo giusto per affrontare la situazione. A volte vorrei...
- Cosa vorresti?
Pip scosse la testa. - Ti ho gi tenuta sveglia fino a tardi.
- Non  il contrario?
- A volte vorrei avere una madre pi simile a te.
La stanzetta nel seminterrato si mise a girare intorno a Leila, e non solo perch il vino le aveva dato alla testa.
- Be', - disse in tono spiccio, dando un colpetto sulla mano di Pip e alzandosi in piedi, - anche a me non sarebbe dispiaciuto avere una figlia come te, perci.
- Grazie della cena e del vino.
- Non c' di che.
- Domani saremo entrambe pentite.
- Solo rintronate. Non pentite, spero.
Leila fece una risatina fasulla, per la quale si pun, mentre saliva le scale del seminterrato, dandosi una botta sulla fronte con l'interno del polso. Di sopra, Charles russava sul divano, i racconti degli studenti sul pavimento, la bottiglia di whiskey semivuota. Lo svegli con un bacio sulla fronte. - Sei pronto per andare a letto?
- Sono pronto per pisciare.
Non aveva bisogno del suo aiuto per mettersi sulla sedia a rotelle, ma lo gradiva. Esisteva un modo, limitato ma profondo, in cui Leila era pi vicina a lui di quanto sarebbe mai stata a chiunque altro. Fra loro non c'erano segreti. In quegli anni, da bravo scrittore, Charles aveva indovinato e allegramente strombazzato quasi ogni sentimento che lei nutriva per Tom. Se Leila si rifiutava ancora di pronunciare il suo nome era per difendere la privacy di Tom, non la propria. Era un giochino che Charles accettava senza problemi.
La parte della casa dove si trovava la camera da letto principale aveva un lieve ma inestirpabile odore di lozioni per la pelle e scoregge. In bagno, Leila si mise accanto al maniglione del water e guard il vigoroso fiotto di urina che usciva dal pene di Charles. Il fatto di assistere alle sue funzioni corporali era di beneficio a entrambi, un modo di fare qualcosa l'uno per l'altra. Anche quando gli manipolava il pene fino all'eiaculazione, non lo faceva solo per lui. In quei momenti Charles era il suo bambino.
- Quando ho sentito la tua macchina, - le disse, - ho pensato: Gioved! Che bella sorpresa.
- Grazie di averle permesso di stare qui.
- Poi ho pensato: Problemi sull'Altro Fronte?
- Non stavi scherzando quando hai detto che ti scappava la pip.
- La mia continenza dimostra l'esistenza di una Divinit, che altrimenti sarebbe difficile da provare.
- Ho un po' perso la testa per quella ragazza.
Charles alz un sopracciglio. - Stai pensando di cambiare sponda?
- Oddio, no.  come un cucciolo smarrito che  arrivato da me.
- Puoi tenerla nel seminterrato, ma dovrai insegnarle a uscire per fare i suoi bisogni.
- Dov' il pigiama pulito? Dove l'ha messo Rosie?
-  l davanti a te.
- Ah, s.  qui davanti a me.
Il mattino dopo, un po' rintronata dall'alcol, Leila and da Tom e gli chiese di assumere Pip come ricercatrice a tutti gli effetti, con uno stipendio sufficiente a mantenersi. Tom le fece notare che Pip non aveva finito lo stage. Leila rispose: -  brava, se lo merita, e quei soldi le servono adesso -. E Tom, con un'alzata di spalle, acconsent. Prima che potesse cambiare idea, Leila and a cercare Pip per darle la buona notizia.
- Fantastico, - disse Pip con un filo di voce.
Per un istante Leila si chiese se il suo tentativo di tenere Pip a Denver non fosse un gesto egoista, addirittura disturbato. Ma era stata lei a dire che non voleva andarsene.
- Adesso dobbiamo trovarti una casa, - disse in tono allegro. - Possiamo cominciare col chiedere in ufficio.
Pip annu, con l'aria non troppo contenta.
L'incontro con Earl Walker, dietro il deposito di propano alla periferia di Amarillo, dur meno di un quarto d'ora. Walker rimase a bordo del suo pick-up, con il motore acceso, e parl attraverso il finestrino aperto. Ammise di aver accettato una buonuscita di 250000 dollari dopo aver fatto notare alla direzione che, se lo avessero fatto contento, sarebbero stati tutti pi contenti. Ammise anche di essere stato licenziato per giusta causa, cio per essersi ubriacato, una volta sola, sul lavoro. Quell'unica volta Cody Flayner aveva dovuto coprirlo, e in cambio, poich aveva una propensione per il ricatto ed era tendenzialmente uno stronzetto schifoso, lo aveva costretto a firmare i documenti di uscita per la finta B61, che gli serviva per fare uno scherzo alla sua ragazza. Walker non era fiero di s, ma sosteneva di non aver fatto niente di pericoloso. La finta B61 era stata spedita per errore dalla Kirtland Air Force Base di Albuquerque, e una squadra di investigatori dell'aeronautica militare era venuta a esaminarla, ma Kirtland non aveva ancora mandato un camion a riprendersela. Se Flayner non fosse stato cos stupido da sfoggiarla davanti ai suoi amici e pubblicarne le foto su Facebook, sarebbe filato tutto liscio.
- Io non le ho detto niente, - concluse Walker, ingranando la marcia del pick-up.
- Certo, - disse Leila. - Sua moglie pu testimoniare che si  rifiutato di parlare con me.
La sua mente era gi passata a un altro articolo che stava preparando, sui legami dell'industria mineraria con il Dipartimento delle risorse naturali del Colorado. Doveva ancora intervistare la direzione della fabbrica sulla finta B61, ma la storia di Flayner si stava rivelando insignificante. Pip sarebbe rimasta delusa, e Leila decise di lasciar scrivere a lei l'articolo e affiancarla come coautrice.
Tornata in albergo, Leila cerc di chiamare Pip e Tom e poi mand a entrambi un messaggio. Per alcune ore, mentre si sforzava di leggere le denunce dei redditi e le dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi che Pip aveva scovato per lei, i suoi messaggi non ricevettero risposta, ma ci fece caso solo quando Tom la richiam verso le dieci e mezza, ora di Denver.
- Dove sei stato? - gli chiese.
- Sono uscito a cena, - rispose Tom. - Ho portato fuori la tua ragazza.
Leila ebbe subito una brutta sensazione, come se le si fosse rotto un dente.
- Porto sempre a cena fuori i nuovi assunti, - aggiunse Tom.
- Certo. Naturalmente. E dove siete andati?
- All'Ex Bistrot All'Angolo.
L'Ex Bistrot All'Angolo era il locale che lei e Tom avevano eletto a loro preferito, per premiarne il nome.
- Non ho fantasia per i ristoranti, - disse Tom. - Non me ne viene mai in mente nessuno.
-  un po' strano pensare che ci sei stato senza di me, - disse Leila con un tremito nella voce.
- Ho avuto lo stesso pensiero. Non credo di esserci mai stato senza di te.
Per aveva portato fuori a cena altri nuovi assunti, e ogni volta aveva avuto sufficiente fantasia per pensare a un ristorante che non fosse quello dove andava con Leila. Anche se loro due non litigavano mai - non litigavano da tanti anni che secondo lei non avrebbero pi litigato -, in quel momento Leila stava ricordando quello che provava prima di un litigio, quel senso di costrizione al petto.
- Forse mi sono sbagliata, - disse, - ma avevo l'impressione che non ti sentissi a tuo agio con Pip.
- Non ti sbagliavi. Non ti sbagli mai.
- Ti ricorda Anabel.
- Anabel? No.
-  lo stesso tipo. Se me ne accorgo io, te ne sarai senz'altro accorto anche tu.
- Personalit completamente diversa. E avevi ragione: sono contento che l'abbiamo assunta.
- Ascolta Sempre Leila.
-  la mia filosofia di vita. Ma le ho proposto una cosa. Dimmi cosa ne pensi. Le ho detto che l'avrei proposta anche a te.
- Promuoverla da ricercatrice a reporter?
- Ah, no. Vale la pena di discuterne, ma non  questo. Le ho chiesto se le sarebbe piaciuto venire a vivere con noi per un po'. Mi sembra che sia in bolletta sparata.
Litigare era come vomitare. Ogni anno che passava senza farlo, la prospettiva diventava sempre pi spaventosa. Anche quando alla fine si ammalava e doveva vomitare, e anche se razionalmente sapeva che le avrebbe arrecato sollievo, si sforzava di trattenere il vomito il pi possibile. E litigare era anche peggio, perch non arrecava alcun sollievo. A questo riguardo, litigare era pi come morire: si poteva solo continuare a rimandare.
- A casa tua, - disse, cercando di mantenere una voce ferma. - Pip a casa tua.
- A casa nostra. Non mi avevi detto che ti sarebbe piaciuto ospitarla?
- In realt avevo detto che mi sarebbe piaciuto avere un posto da offrirle. Non considero casa tua un posto che posso offrire.
- Io la considero casa nostra.
- Lo so. E tu sai che la penso diversamente. Ma  una lunga discussione che non mi sento di affrontare adesso.
- Non le ho promesso niente.
- Be', questo mi mette in una posizione sgradevole. Dovrei essere io a bocciare la proposta, e lei verrebbe a saperlo.
- Posso dirle che ci ho ripensato, cos non ti troveresti in quella posizione. Ma aiutami a capire, perch vuoi bocciarla? Credevo che volessi vivere con Pip.
- Fino a stasera non ti piaceva neanche stare nella stessa stanza con lei. Piuttosto rapido, come voltafaccia.
- Di, Leila. Sei tu quella che stravede per lei. Non ho intenzione di portartela via. E lei non potrebbe portarmi via da te nemmeno se ci provasse per tutta la vita.  una bambina.
Leila non sapeva di chi essere pi gelosa, se di Tom o di Pip. Ma insieme, le due gelosie le facevano venire voglia di tirarsi indietro.
- Per me va bene, - disse. - Fai quello che vuoi.
- Non se me lo dici cos.
- Cosa vuoi che dica? Che ho qualche rotella fuori posto? Che stravedo per una ragazza che ho conosciuto solo due mesi fa? Che sono gelosa? Non intendo litigare per questo. Mi hai colta di sorpresa, tutto qui.
- Abbiamo parlato di te.
- Che carini.
- Vuole diventare come te.
- Dev'essere impazzita.
- Be', c' una cosa. Anzi, non c'. Forse dovrebbe dirtelo lei, ma ha tanta soggezione di te che non osa. Non esiste nessun ragazzo.
- Cosa?
- Abita a Lakewood con altre due ragazze. La storia del ragazzo se l' inventata. Anzi, per la precisione, un tizio che si chiama Stephen esiste davvero. Ma vive in California e ha una moglie.
- Te lo ha detto lei?
- Anch'io sono piuttosto bravo a carpire informazioni.
Leila avrebbe dovuto sentirsi tradita, ma pi che altro le dispiaceva per Pip. Le persone felici non dicono bugie. - Perch lo ha fatto?
- Non voleva sembrare troppo desiderosa di stare a Denver. Non voleva farti sapere quanto  sola. Non voleva sembrarti patetica. Immagino che il motivo per cui voleva andarsene dalla California fosse proprio quel tizio sposato. Ma in parte  anche per questo che ho pensato di invitarla a stare da noi. Ha molto talento ma  un po' incasinata.
- Non provi attrazione per lei.
- Non riesco neanche a descrivere quanto sei lontana dalla verit.
Il rischio di una lite stava diminuendo. Per parlare di qualcos'altro, Leila menzion l'incontro con Earl Walker e l'idea di lasciar scrivere l'articolo a Pip, visto che non era importante.
- Perch Walker ha accettato di incontrarti? - chiese Tom.
Non appena sent quelle parole, Leila cap.
- Ah, - disse. - Bravo.
- Ho detto solo: Perch ha accettato di incontrarti?
- No, ma  proprio questo il punto. Ero cos concentrata su Pip, sul fatto che sarebbe rimasta delusa.  un'ottima domanda.
- Felice di dare una mano.
- Perch c' una cosa che Walker ha detto. Ha detto che Albuquerque aveva mandato una squadra di investigatori. Sul momento non ci ho fatto caso.
- Eri concentrata su Pip.
- Okay, okay.
- Lavoriamo insieme, giusto? Io non sono il nemico.
- Ho detto okay.
- Rifai l'intervista.
Al termine della telefonata, Leila vide che era arrivato un messaggio di Pip: Devo confessarti una cosa. Brava ragazza, pens. Buon per lei.
Leila, invece, era fuori gioco. Con Walker aveva sbagliato tutto. Lui era stato frettoloso e volubile, ma ci non giustificava che lei non gli avesse rivolto la domanda pi ovvia: Perch la base di Kirtland ha mandato una bomba finta ad Amarillo? Walker l'aveva incontrata per farsi rivolgere quella domanda. La fabbrica non gli avrebbe dato un quarto di milione di dollari per chiudergli la bocca su uno scherzo innocuo. Ma un'arma andata smarrita ad Albuquerque? Scambiata con una copia da addestramento?
Ancora pi imbarazzante era il motivo per cui non aveva rivolto quella domanda. Aveva dato per scontato che Walker avesse accettato di incontrarla grazie al suo modo di presentarsi, alle sue astuzie femminili. Aveva preso alla lettera l'allusione di Walker al suo letto a Denver, che invece era sarcastica. Leila aveva cinquantadue anni. I capelli con cui aveva fatto mostra di giocherellare stavano diventando grigi.
Ah. Ah.
Di solito l'Ambien la metteva subito fuori combattimento, ma quando non funzionava, Leila doveva rassegnarsi; aveva sentito troppe storie di sonnambulismo per prendere un'altra dose. Continu a rigirarsi nel letto inaridito dalla siccit, che per qualche motivo puzzava di fumo pi della sera prima, e riflett sul fatto che Pip le aveva mentito. Che Pip si era innamorata del marito di un'altra; che aveva fatto o cercato di fare a un matrimonio quello che un tempo aveva fatto lei stessa. Che lei ora era la versione pi vecchia, rinsecchita e flaccida di quella che un tempo era stata, e che Pip era adesso, una minaccia destabilizzatrice, una sorta di mina vagante...
Quanto si era rivelato facile trasformare l'uranio presente in natura in sfere cave di plutonio, riempire le sfere di trizio e circondarle di esplosivo e deuterio, e tutto questo su una scala cos ridotta che la capacit di incenerire un milione di persone poteva stare comodamente sul cassone del pick-up di Cody Flayner. Facilissimo. Di gran lunga pi facile che vincere la guerra alla droga, eliminare la povert, curare il cancro o risolvere il problema della Palestina. La teoria di Tom sul perch gli esseri umani non avessero ancora ricevuto una risposta dalle intelligenze extraterrestri era che tutte le civilt, senza eccezione, si autodistruggevano quasi subito dopo essere riuscite a inviare un messaggio, senza durare mai pi di qualche decennio in una galassia vecchia di miliardi di anni, apparendo e scomparendo cos in fretta che, anche se la galassia fosse stata ricca di pianeti simili alla terra, le possibilit che una civilt sopravvivesse cos a lungo da ricevere un messaggio erano pressoch nulle, perch scindere l'atomo era troppo maledettamente facile. Leila non condivideva quella teoria, ma non ne aveva una migliore; il suo primo pensiero riguardo a qualunque scenario apocalittico era Ti prego, fa' che muoia per prima; tuttavia si era costretta a leggere i resoconti su Hiroshima e Nagasaki, su cosa significasse avere la pelle completamente bruciata eppure ritrovarsi a barcollare in mezzo alla strada, ancora viva. Voleva che la storia di Amarillo fosse importante, e non solo per far piacere a Pip. La paura globale delle armi nucleari era inspiegabilmente diversa dalla sua paura di litigare e vomitare: pi il mondo andava avanti senza finire in un fungo atomico, e meno la gente aveva paura. La seconda guerra mondiale veniva ricordata pi per lo sterminio degli ebrei, addirittura pi per il bombardamento di Dresda o l'assedio di Leningrado, che per quello che era successo quelle due mattine di agosto in Giappone. Si scriveva pi dei cambiamenti climatici in un giorno che degli arsenali nucleari in un anno. Per non parlare del record Nfl di Peyton Manning per il maggior numero di passaggi da touchdown con i Denver Broncos. Leila aveva paura, e sentiva che nessun altro l'aveva.
O quasi. Anche Pip aveva paura. A quanto pareva, la madre che l'aveva chiamata Purity le aveva insegnato ben poco di come funzionava il mondo, e questo voleva dire che Pip guardava tutto con occhi non offuscati da preconcetti. Vedeva un pianeta in cui c'erano ancora diciassettemila bombe atomiche, probabilmente sufficienti a spazzare via ogni forma di vita vertebrata, e pensava: Non pu essere una bella cosa.
C'era stato un tempo in cui avere un ospite in casa avrebbe inibito Leila e Tom; in cui chiudevano tende e veneziane e giravano per casa nudi per il piacere di offrirsi a vicenda i loro corpi non pi giovani; in cui la porta del frigorifero e il pavimento del soggiorno erano superfici alle quali Leila poteva appoggiarsi per accoglierlo. Anche se quel tempo era passato da un pezzo, loro non ne avevano mai riconosciuto formalmente la fine - tante cose rimanevano non dette dietro il riflesso sulle lenti di Tom - e Leila trovava offensivo che Tom l'avesse riconosciuta unilateralmente invitando la ragazza a vivere con lui.
Le fusioni nucleari a catena, la fonte dell'energia solare, erano naturali, ma le fissioni nucleari a catena no. Gli atomi di plutonio fissile erano gli unicorni della natura, e da nessuna parte nell'universo potevano aggregarsi naturalmente in una massa critica. Bisognava costringerli, e poi costringere quella massa, con l'uso di esplosivi, a raggiungere uno stato superdenso in cui la reazione a catena potesse procedere fino a innescare la fusione. E succedeva tutto molto in fretta. Tremolanti goccioline atomiche di plutonio inghiottivano i nuovi arrivati neutroni, scindendosi in goccioline atomiche pi piccole che vomitavano altri neutroni. Persone senza pelle che barcollavano in mezzo alla strada con le viscere e gli occhi di fuori...
Avrebbero dovuto avere un figlio. In un certo senso era un immenso sollievo non averlo avuto, non aver portato un'altra vita in un pianeta che sarebbe stato incenerito in un batter d'occhio o cotto a fuoco lento; un immenso sollievo non doversi preoccupare anche di questo. Eppure avrebbero dovuto averlo. Leila amava Tom e lo ammirava oltremisura, si sentiva fortunata di vivere una vita serena con lui, eppure, senza un figlio, la loro era una vita di cose non dette. Di coccole serali, di serie tv guardate insieme, di condivisione di ampie aree di accordo, di elusione dei pochi punti caldi dei disaccordi passati, e di deriva verso la vecchiaia. Il suo improvviso ardore per Pip era irrazionale ma non insensato, non sessuale ma intenso; compensativo. Non sapeva bene cosa sarebbe successo incorporando una nuova arrivata nel loro nucleo, ma si prefigurava un fungo atomico.
Tre settimane e mezza dopo il trasloco di Pip, Leila and a Washington. Insieme alla storia della bomba, stava preparando un pezzo ricco di statistiche sulla blanda applicazione del diritto tributario all'industria tecnologica. Gli alberghi di Washington nella classe di prezzo che poteva permettersi erano tutti deprimenti, e lei alloggiava in uno di quelli. Le sarebbe piaciuto rientrare prima a Denver, ma il suo senatore preferito, il membro pi progressista del Comitato delle forze armate, le aveva promesso quindici minuti del suo venerd pomeriggio, prima di andarsene fuori citt come il resto del Congresso. Leila aveva organizzato l'incontro di persona insieme al capo dello staff, per non lasciare tracce con telefonate o e-mail. Da quando erano cominciate le retate dell'Nsa, Leila agiva sempre pi secondo le Regole di Mosca. I membri del Congresso erano fonti particolarmente allettanti, perch non potevano essere sottoposti alla macchina della verit.
Sfruttando i suoi contatti al Pentagono, che in parte conosceva dai tempi del Post, Leila aveva messo insieme una versione epurata di quanto era accaduto ad Albuquerque. S, dieci bombe B61 erano state portate ad Amarillo per l'aggiornamento programmato e il potenziamento dei circuiti. S, una di esse si era rivelata un facsimile disarmato, che di solito veniva tenuto in magazzino accanto alle armi vere per l'addestramento della squadra di risposta agli incidenti. S, il codice a barre e i microchip per l'autoidentificazione erano stati manomessi. S, negli undici giorni successivi un'arma autentica era stata irrintracciabile e presumibilmente conservata in un deposito a bassa sicurezza. S, erano saltate delle teste. S, adesso l'arma era completamente tracciata, ed era sempre stata immune da ogni rischio. No, l'aeronautica militare non avrebbe fornito dettagli sul furto n rivelato l'identit del/dei colpevole/i.
- Non esiste l'immunit dal rischio, - le aveva detto Ed Castro, un esperto di armi nucleari a Georgetown. - Immune dal rischio di esplodere se la prendi a martellate, certo. Immune dal rischio di aggiramento dei codici, probabilmente. Inoltre presumiamo che le bombe di ultima generazione avvelenino il proprio nucleo se vengono manomesse. Ma il problema delle armi di medio periodo come la B61  che in fondo sono schifosamente semplici. Tutta l'alta tecnologia entra in ballo prima dell'assemblaggio. Creare e ridefinire gli isotopi di plutonio e idrogeno: incredibilmente difficile e costoso. Progettare la geometria delle lenti esplosive: difficile. Ma mettere insieme i pezzi e fargli fare bum? Non molto difficile, purtroppo. Se hai tempo e un paio di PhD, riprodurre il circuito di iniezione  pi che fattibile. Il risultato non sar altrettanto elegante e miniaturizzato, e il rendimento potr essere ridotto, ma avrai un'arma termonucleare funzionante.
- Chi potrebbe volerla? - era stata la domanda semiretorica di Leila.
Castro era uno di quegli appassionati di citazioni tanto amati dai giornalisti. - I soliti sospetti, - aveva risposto. - Terroristi islamici. Stati canaglia. Cattivi da film di James Bond. Aspiranti estorsori. Attivisti antinucleari che sperano di dimostrare qualcosa. Questi sono gli utenti finali, e per fortuna sono gente abbastanza inetta.  pi interessante riflettere su chi sarebbero i potenziali fornitori. Chi  veramente bravo a ottenere e spostare cose che non dovrebbe avere? Chi va in giro a raccogliere quella roba, casomai potesse servire?
- La mafia russa, per esempio.
- Prima che Putin prendesse il potere, mi svegliavo al mattino e mi meravigliavo di essere ancora vivo.
- Ma poi la mafia russa  diventata indistinguibile dal governo russo.
- La cleptocrazia ha decisamente migliorato la sicurezza nucleare.
Il giornalismo era imitazione della vita, imitazione della competenza, imitazione dell'esperienza, imitazione della vicinanza; conoscere a fondo un argomento per poi dimenticarlo, fare amicizia con le persone per poi mollarle. Eppure, come tanti piaceri imitativi, creava una forte dipendenza. Il venerd pomeriggio, davanti al Dirksen Building, Leila vide altri reporter della Casa Bianca aggirarsi dentro la loro nuvoletta di presunzione, che riconobbe perch ne aveva una anche lei e si sentiva offesa alla vista delle altre. Anche loro avevano tolto la batteria dallo smartphone, per non cadere nella retata? Ne dubitava.
Il senatore era in ritardo di soli venticinque minuti. Il capo dello staff, forse per riservarsi la possibilit di negare, non li raggiunse in ufficio.
- Lei sta irritando l'aeronautica militare, - disse il senatore quando rimasero soli. - Ottimo lavoro.
- Grazie.
- Ovviamente quello che le dir non sar attribuibile. Le fornir i nomi di altre persone informate sui fatti, e lei dovr lasciare una traccia elettronica dei suoi contatti con loro. Voglio che questa storia venga raccontata, ma non merita la perdita di un seggio nel comitato.
-  un affare molto importante?
- No, non molto. Mediamente importante, forse. Ma la mania della segretezza  fuori controllo. Lo sa che adesso le agenzie non si limitano a numerare e filigranare i rapporti segreti? Fanno una cosa con la spaziatura fra le lettere di ciascuna copia... crenatura, si chiama?
- S, crenatura.
- A quanto pare crea una firma unica per ogni copia. Nella Tecnologia Confidiamo. Bisogna scriverlo sulla nuova banconota da cento dollari.
Nel corso degli anni, Leila si era convinta che gli uomini politici fossero letteralmente fatti di un materiale speciale, con propriet chimiche diverse dagli altri. Il senatore era flaccido, con dei brutti capelli e la faccia rovinata dall'acne, eppure assolutamente magnetico. I suoi pori trasudavano un feromone che le faceva venire voglia di guardarlo, di continuare a sentire la sua voce, di piacergli. E in effetti sentiva di piacergli. Tutti coloro ai quali il senatore voleva piacere sentivano di piacergli.
- Insomma, potrebbe averlo saputo da una quantit di persone, - le disse, quando Leila fin di scrivere i nomi. - Il problema  che ci fidiamo della tecnologia. Riponiamo la nostra fiducia nella messa in sicurezza delle testate e trascuriamo il lato umano, perch i problemi tecnologici sono facili e quelli umani sono difficili. L'intero paese si trova a questo punto.
- Pi facile togliere il lavoro ai giornalisti che trovare qualcosa con cui sostituirci.
- Roba da matti. S'immagini com' il morale fra gli equipaggi dei bombardieri e delle basi missilistiche. Non ci fidiamo della tecnologia al punto da sostituirli con le macchine. Forse ci arriveremo, ma nel frattempo quelle assegnazioni sono suicidi di carriera. A custodire le nostre armi pi terribili ci finiscono i peggiori e i meno intelligenti, che oltretutto si annoiano a morte. Copiano agli esami, infrangono le regole, non passano i test delle urine. Oppure li passano.
- Ad Albuquerque?
- Se sta pensando alla metanfetamina, si sbaglia. Questi sono ufficiali di carriera. Non scriva nemmeno il nome di Richard Keneally, ma se lo ricordi. L'Uomo Che Pu: a quanto pare ce n' uno in ogni base. Spero che non le dispiaccia se riassumo parecchie pagine di un rapporto dotato di una firma tipografica unica, anzich farglielo leggere.
- Deve prendere un aereo.
- In genere assumono farmaci. Adderall, OxyContin. Li aiutano a passare il tempo mentre i loro compagni dell'accademia fanno missioni di volo o mangiano i gamberetti della Lockheed. Lei sa cosa penso delle leggi sulla droga del nostro paese. Basti dire che stiamo parlando di droghe da ufficiali, non da soldati semplici. Che comunque, a parte le iniquit legali, restano pur sempre un tab nelle forze armate. Vengono rilevate dai test tossicologici. E questo, se sei l'Uomo Che Pu,  il vero limite alla crescita della tua impresa. Come porvi rimedio?
Leila scosse la testa.
- Fare in modo che gli amici ben disposti che ti forniscono le droghe s'impadroniscano quatti quatti del laboratorio che analizza le urine.
- Davvero? - disse Leila.
- Mi piacerebbe poterle mostrare il rapporto, - disse il senatore. - Perch andando avanti diventa sempre meglio, vale a dire peggio. Chi sono gli amici ben disposti? Detesto la parola cartello,  completamente sbagliata. Dovremmo chiamarli DHLes Especiales o FedExes Extralegales, perch  quello che sono. Se fabbrichi medicine anticancro fasulle a Wuhan e vuoi far arrivare un container dei tuoi prodotti al consumatore americano, chi chiami? Il DHL Especial. Idem per le armi, i prodotti contraffatti, le prostitute minorenni e, naturalmente, per le droghe di ogni tipo. Basta una telefonata. L'appetito per le droghe illegali della classe media americana ha fornito il capitale per costruire alcune delle aziende pi sofisticate ed efficienti del mondo. Il loro mestiere  consegnare la merce, e i loro uffici sono poco pi a sud del confine. E il nostro Uomo Che Pu, Richard Keneally, il nome che lei ricorder senza scriverlo, faceva affari con loro da diversi anni, proprio sotto il naso di vari ispettori generali, e si  scoperto solo perch una B61 finta  comparsa in un posto dove non doveva essere.
- La vera bomba  mai uscita dalla base?
- Per fortuna no.  una storia molto triste e inquietante, ma per certi versi anche divertente. Il DHL Especial poteva avere un acquirente oppure no: non lo sapremo mai. Ma prima che potesse anche solo provare a portare fuori la copia, cio la vera bomba, Richard Keneally  inciampato in un fermaruote ed  caduto su una bottiglia di tequila che aveva in mano. Il vetro gli ha reciso un'arteria, per poco non  morto dissanguato ed  rimasto in ospedale per una settimana. Questa  la parte un po' divertente. La parte che non lo , invece,  che Keneally non ha potuto consegnare la bomba come pattuito, e non  riuscito a spiegarne il motivo agli Especiales. Entrambe le sue sorelle erano scomparse, una a Knoxville e l'altra in Mississippi, pi o meno in concomitanza con lo scambio di testate. A quanto pare erano state rapite come garanzia per l'affare. Sono state ritrovate dietro una concessionaria di automobili a Knoxville, uccise con un colpo di pistola alla nuca. Una di loro aveva tre figli. L'unica cosa positiva  che non hanno toccato i bambini.
Leila stava scrivendo pi in fretta che poteva. - Santo Dio, - disse.
-  terribile. Ma per me non  solo una storia sul nostro arsenale nucleare, ma anche sul totale fallimento della guerra alla droga, e sul fatto che ci fidiamo della tecnologia invece di prenderci cura delle persone.
- Capisco, - disse Leila, continuando a scrivere.
- Si sarebbe saputo anche se lei non fosse venuta qui con le sue domande. Il Washington Post si sta gi occupando della degradazione e riassegnazione degli ufficiali a cui Keneally vendeva la roba. Sanno dello spaccio di droga. Prima o poi qualcuno spifferer il resto.
- Lei ha parlato con il Post?
Il senatore scosse la testa. - Il nostro ufficio lo sta ancora punendo per un'altra faccenda.
- E Keneally, perch lo ha fatto?
- L'ipotesi  in parte per soldi, in parte per paura.
- Sta dicendo che non  stato arrestato?
- Dovr chiederlo a qualcun altro.
- Questo mi sembra un no.
- Tragga le sue conclusioni. E mi lasci ribadire che il suo sito non pubblicher niente di tutto questo finch non otterr conferme indipendenti.
- Non ci piacciono le storie con una sola fonte. Noi siamo cos, un po' all'antica.
- Questo ci  noto.  uno dei motivi per cui io e lei siamo qui. O ci siamo stati -. Il senatore si alz in piedi. - Devo veramente prendere un aereo.
- Come avrebbe fatto Keneally a portare fuori la bomba dalla base?
- Basta cos, Leila. Ha gi pi di quanto le serve per scoprire il resto.
Aveva ragione. Leila aveva in tasca una delle migliori storie della sua carriera. Per il resto sarebbe bastata la solita strategia triangolazione-bluff - Voglio solo essere sicura che le mie informazioni siano corrette -, accompagnata dall'ansia nauseante di venire battuta sul tempo, dal Post o da qualcun altro, qualcuno meno scrupoloso sul numero delle fonti.
Uscendo dal Dirksen, Leila pens di cancellare il volo per Denver, ma il lavoro che doveva svolgere adesso, per confermare la storia del senatore, poteva essere svolto solo con incontri a quattr'occhi, e in un fine settimana di primavera tiepido e soleggiato nessuno di quelli che doveva incontrare sarebbe rimasto a Washington. Meglio passare il fine settimana a Denver, a scrivere e organizzare interviste, e rientrare la domenica sera.
Questa, almeno, era la spiegazione che si dava. La deplorevole, poco lusinghiera verit era che non voleva lasciare soli Tom e Pip per un intero fine settimana. Gi prima era risentita per tutto quello che aveva da fare - troppi articoli da scrivere, una crisi con il badante a casa di Charles, il solito assedio di mail e social media (l'ex signora Flayner le scriveva tutti i giorni, mandandole ricette e foto dei figli) - e la nuova urgenza della storia di Albuquerque non faceva che aumentare il carico di lavoro. Era una storia esigente, e dipendeva da lei in tutto. Anche se fosse tornata a casa, non avrebbe avuto molto tempo per Tom e Pip. Al confronto, il loro fine settimana libero da orari le sembrava un lusso sibaritico. Sapeva che era importante respingere la gelosia, il risentimento e l'autocommiserazione, ma non ci stava riuscendo granch.
Sulla metropolitana le tremava talmente la mano che fatic a completare gli scarabocchi sul taccuino e a digitare i messaggi per Tom e Pip. Quando s'imbarc sul volo per Denver, la sua ansia di essere battuta sul tempo era diventata quasi invalidante. Non c'era sufficiente spazio tra i sedili perch potesse lavorare senza venire osservata dall'uomo d'affari accanto a lei, e la sua mente era troppo agitata per concentrarsi sulle tasse dell'industria tecnologica, cos compr una bottiglietta di vino e rimase a fissare inutilmente lo schermo incassato nel sedile di fronte, con l'icona del jet che strisciava lungo la mappa. Compr un'altra bottiglietta e la sped a occuparsi della propria ansia.
Non aveva alcun argomento razionale contro l'idea di ospitare Pip. La ragazza non aveva ancora lasciato un solo piatto o cucchiaio sporco nel lavandino, una luce accesa in una stanza vuota. Si era persino offerta di fare il bucato per loro. Tom e Leila erano inorriditi al pensiero che maneggiasse la loro biancheria intima, ma lei aveva spiegato di non avere mai vissuto in una casa dotata di lavatrice e asciugatrice funzionanti (Un lusso totale), e cos le avevano permesso di lavare lenzuola e asciugamani. Non aveva quell'atteggiamento arrogante per cui venivano derisi i ragazzi della sua generazione, per non si scusava di essere l, e neppure si profondeva in ringraziamenti perch Tom e Leila le permettevano di starci. Durante la settimana, almeno le sere in cui Leila era in casa, si preparava la cena da sola, si ritirava nella sua stanza e non si faceva pi vedere. Quando arrivava il venerd sera, per, si appollaiava su uno sgabello in cucina, lasciava che Tom le preparasse uno dei suoi Manhattan perfetti, affettava l'aglio per Leila e raccontava storielle divertenti sulla vita degli squatter di Oakland.
Leila avrebbe dovuto essere contenta di quella sistemazione. Tuttavia aveva motivo di credere che, le sere in cui lei lavorava fino a tardi o doveva andare da Charles, Pip non rimanesse tutto il tempo nella sua stanza. Gi due volte in un mese Leila aveva ricevuto una notizia importante - l'approvazione non ancora ufficializzata di un contributo di 7,5 milioni di dollari al DI da parte della Pew Foundation e la nomina di un giudice ostile in una causa per violazione del Primo Emendamento in cui il DI era co-imputato - non direttamente da Tom, ma da Tom tramite Pip. Poich anche lei a suo tempo aveva tratto beneficio dall'esperienza di un uomo maturo, Leila conosceva il piacere di essere meglio informata degli altri, e sapeva che la ragazza non si rendeva conto del proprio privilegio e di quanto potesse dare fastidio. Si domand se il senso di colpa che provava nei confronti della moglie di Charles non fosse in realt rabbia; la rabbia contro una Leila pi giovane che aveva ottenuto accesso al mondo letterario perch piaceva a Charles; la rabbia femminista di una donna contro se stessa da giovane. Provava un po' di quella rabbia mentre guardava Pip assorbire il sapere di Tom e bearsi del piacere che gli dava la sua giovent.
Non era solo una questione teorica. Gi due volte nel giro di un mese, Tom l'aveva assalita come faceva un tempo Charles. La prima volta quando se l'era sentito arrivare alle spalle, con l'uccello gi fuori dal pigiama, mentre si struccava davanti allo specchio del bagno; la seconda volta qualche sera prima, quando aveva spento la luce sul comodino e aveva sentito la sua mano sulla clavicola, che a lui piaceva molto, e sul collo, che gli piaceva ancora di pi. Tom si era comportato cos solo all'inizio della loro relazione. Da molto tempo erano subentrate altre forme di comprensione, e non ci voleva una grossa dose di paranoia per collegare il suo improvviso cambiamento alla presenza radiosa, due porte pi in l nello stesso corridoio, di una ventiquattrenne dal petto pieno, dalla pelle vellutata e dalle mestruazioni regolari. Se avesse abitato da sola con Pip, forse Leila sarebbe stata contenta di vederla comportarsi come se fosse a casa propria, girando senza reggiseno sotto la felpa dopo la doccia, insinuando i piedi nudi tra i cuscini del divano mentre lavorava con il tablet fornito dal DI, riempiendo la stanza con il profumo di shampoo dei suoi capelli umidi. Ma con Tom di mezzo, la presenza traboccante di Pip la faceva solo sentire vecchia.
La ragazza non faceva niente di male, si limitava a essere se stessa, ma Leila si accorse che la stava prendendo in antipatia, che la invidiava per il tempo che trascorreva da sola con Tom, per il fatto che se lo stava godendo al suo posto. Era convinta che Tom e Pip le volessero troppo bene per tradirla, ma non aveva importanza. Bastava una piccola dose di paranoia per immaginare che la somiglianza tra Pip e l'ex moglie di Tom avesse risvegliato qualcosa in lui, curandolo dalla sua avversione post-traumatica al tipo-Anabel e rendendogli possibile di venirne nuovamente attratto; che il tipo-Anabel fosse in realt il suo vero tipo, e che la sua preferenza per il tipo-Leila fosse sempre stata una reazione ai tormenti del suo matrimonio; e che Pip fosse l'incarnazione perfetta della giovane Anabel, il tipo fondamentale di Tom senza tutti i problemi di Anabel. Quando Tom le aveva chiesto il permesso di portare Pip a vedere One Night in Miami, visto che lei sarebbe stata a Washington, Leila si era sentita inchiodata dalla sua situazione. Come poteva impedire a Tom di uscire con Pip, quando lei passava cos tanto tempo a casa di Charles? Ogni tanto gli faceva ancora le seghe! Era bloccata con un tizio amareggiato in carrozzella e poteva racimolare un po' di tempo libero solo dormendo qualche ora in meno, mentre Pip, che non aveva altri amici, e Tom, che usciva dall'ufficio tutte le sere alle sette in punto, avevano un sacco di tempo libero e non si potevano certo criticare se lo trascorrevano insieme.
L'irrazionalit del suo risentimento sarebbe stata pi facile da dimostrare se non si fosse sentita cos secondaria nella vita interiore di Tom. Il senso di colpa non era l'unico motivo per cui era rimasta sposata con Charles. Non aveva mai del tutto superato il sospetto che Tom, malgrado l'amasse per quella che era, desse importanza al fatto di averla conosciuta quando non era pi giovane, perch cos Anabel non avrebbe potuto criticarlo. Proprio come non avrebbe potuto criticarlo perch dirigeva una rivista assolutamente rispettabile con i soldi che gli aveva lasciato suo padre. Quelle considerazioni morali erano ancora attive in lui, e cos la dedizione di Leila a Charles continuava a essere strategica, un modo per assicurarsi di avere a sua volta un'altra persona. Ma adesso se ne stava pentendo.
La ragazza sembrava in gran parte ignara della sua gelosia. A met del secondo Manhattan, la sera prima che Leila partisse per Washington, Pip era arrivata a dichiarare che Tom e Leila le davano speranza per l'umanit.
- Vai avanti, - disse Tom. - Credo di poter parlare anche per Leila dicendo che ci piacerebbe offrire una speranza all'umanit.
- Be', c' il vostro lavoro, naturalmente, - disse Pip, - e il modo in cui lo fate. Ma nelle coppie ho visto solo cose brutte. Bugie, incomprensioni e offese, o altrimenti questa specie di opprimente... non saprei, gentilezza.
- Leila pu essere gentile in modo opprimente.
- Certo. Mi prendi in giro. Ma nelle coppie che conosco, quelle molto legate,  come se non ci fosse spazio per nessun altro. Tutto ruota intorno alla loro felicit di coppia. Odorano un po' di calzini vecchi, di pancake del mattino. Sto cercando di dire che sono contenta di vedere che non  sempre cos.
- Ci stai rendendo molto fieri di noi.
- Non tormentarla solo perch ci ha fatto un complimento, - disse Leila in tono irritato.
- Comunque, - concluse Pip.
Si trovavano nella cucina di Tom, e Leila, sensibile alle tendenze vegetariane di Pip, stava preparando una frittata di zucchine per cena. Lei e Tom avevano notato che, ogni volta che si friggeva qualcosa, Pip andava di sopra e si chiudeva in camera. - Sembri molto sensibile agli odori, - le disse Tom. - Odore di pancake, odore di calzini...
- L'odore fa orrore, - rispose Pip, alzando il bicchiere di Manhattan come per brindare a quel sentimento.
- Una volta ero sposato con una cos, - disse Tom.
- Ma l'odore pu anche essere uno splendore. Ho scoperto che... - Pip s'interruppe.
- Cosa? - disse Leila.
Pip scosse la testa. - Stavo pensando a mia madre.
- Anche lei ha un olfatto supersviluppato? - chiese Tom.
- Ha una sensibilit supersviluppata per tutto. E tende alla depressione, cos l'odore le fa sempre orrore.
- Ti manca, - disse Leila.
Pip annu.
- Magari le piacerebbe venire a trovarti.
- Non viaggia mai. Non guida e non  mai salita su un aereo.
- Ha paura di volare?
- Direi piuttosto che  una di quei montanari che non scendono mai dalla montagna. Mi ha detto che sarebbe venuta alla mia cerimonia di laurea, ma si vedeva che era nervosa all'idea di prendere l'autobus o chiedere a qualcuno di accompagnarla, e alla fine le ho detto che non doveva venire per forza. Si  scusata tantissimo, ma si capiva che era molto sollevata. E Berkeley non  neanche a due ore di distanza.
- Ha, - esclam Tom. - Quanto mi sarebbe piaciuto non avere mia madre alla cerimonia di laurea. Lei stessa lo ha definito il giorno pi brutto della sua vita.
- Cos' successo? - chiese Pip.
- Ha dovuto incontrare la persona che poi avrei sposato.  stata una scena terribile.
And avanti a descrivere la scena, e Leila non riusc ad ascoltarlo, non perch conoscesse gi la storia, ma perch non la conosceva. Tom aveva avuto pi di dieci anni per raccontarle la storia della sua laurea, e lei la stava sentendo solo adesso, mentre la narrava a Pip. Si chiese quali altre cose interessanti avesse raccontato alla ragazza quando lei non c'era.
- Sai, il vino non mi fa effetto, - disse, dalla sua postazione davanti ai fornelli. - Mi prepari un Manhattan?
- Te lo preparo io, - disse Pip, zelante.
Da quando aveva conosciuto Pip, Leila beveva di pi. Quella sera, a tavola, si ritrov a inveire contro la falsa promessa di internet e dei social media come sostituti del giornalismo; contro l'idea che non servissero corrispondenti da Washington quando si potevano leggere i tweet dei deputati, che non servissero fotogiornalisti quando tutti avevano una fotocamera nel telefono, che non servisse pagare dei professionisti quando si poteva usare il crowdsourcing, che non servisse il giornalismo investigativo quando al mondo esistevano giganti come Assange, Wolf e Snowden...
Sentiva che stava prendendo di mira Pip, che stava perdendo la calma mentre attaccava il suo calmo distacco, ma c'era anche una corrente sotterranea di risentimento nei confronti di Tom. Molto tempo prima le aveva raccontato di aver conosciuto Andreas Wolf a Berlino, quando era ancora sposato. Si era limitato a dire che Wolf era un uomo magnetico ma tormentato, certo non privo di segreti. Ma il modo in cui lo aveva detto le aveva dato l'impressione che Wolf avesse significato molto per lui. Come Anabel, Wolf apparteneva al nucleo oscuro della vita interiore di Tom, alla storia pre-Leila contro la quale lei combatteva. Poich era contenta che lui non la pungolasse e scandagliasse, anche lei evitava di pungolarlo e scandagliarlo. Ma non poteva fare a meno di notare con quanta cura custodisse i suoi ricordi di Wolf, e questo le suscitava un po' della stessa gelosia competitiva che provava nei confronti di Anabel.
Gelosia che era gi venuta a galla un anno prima, quando Leila aveva avuto l'onore di essere intervistata dalla Columbia Journalism Review. Quando le avevano chiesto cosa ne pensasse di chi divulgava informazioni riservate, Leila aveva violentemente attaccato il Sunlight Project. Tom non era stato affatto contento di quell'intervista. Perch inimicarsi i fanatici, quelli che passavano il tempo a creare un'immagine fuorviante dei luddisti che non erano d'accordo con loro? Il Denver Independent non era legato a internet quanto il Sunlight Project? Perch esporsi a facili critiche? Leila aveva pensato, ma non aveva detto: Perch tu non mi racconti niente.
Mentre Leila proseguiva con la sua invettiva alimentata dal Manhattan, estendendola al dominio maschile della Silicon Valley e al modo in cui sfruttava non solo le freelance ma le donne in generale, seducendole con nuove tecnologie per le chiacchiere, regalando loro illusioni di potere e carriera mentre manteneva il controllo dei mezzi di produzione - liberazione fasulla, femminismo fasullo, Andreas Wolf fasullo -, Pip smise di mangiare e rimase a fissare il piatto con aria infelice. Infine Tom, anche lui piuttosto ubriaco, la interruppe.
- Leila, - disse. - Mi sembri pensare che non siamo d'accordo con te.
- Invece sei d'accordo con me? Pip  d'accordo con me? - Si gir verso di lei. - Hai un'opinione da esprimere?
Pip spalanc gli occhi, tenendoli fissi sul piatto. - Capisco il tuo punto di vista, - disse. - Ma non vedo perch non possa esserci spazio sia per i giornalisti sia per i leaker che divulgano informazioni.
- Proprio cos, - disse Tom.
- Tu non pensi che Wolf ti faccia concorrenza? - gli chiese Leila. - E che stia vincendo? - Poi, rivolgendosi di nuovo a Pip: - Tom e Wolf hanno dei trascorsi.
- Ah, s? - rispose Pip.
- Ci siamo conosciuti a Berlino, - disse Tom. - Dopo la caduta del Muro. Ma questo non c'entra.
- Davvero? - disse Leila. - Tu odi Assange, ma a Wolf, chiss perch, gliela perdoni. Tutti gliela perdonano. Wolf viene portato in trionfo e osannato come eroe e salvatore e grande femminista. E io non ci credo nemmeno per un istante. Soprattutto non credo al suo femminismo.
- Negli ultimi dieci anni nessun altro ha rivelato informazioni cos varie e importanti. Ti d fastidio perch  bravo quanto noi.
- Pubblicare i selfie di un dentista che sbatte l'uccello in faccia a una paziente sotto Propofol? Immagino che si possa chiamare un gesto femminista. Ma forse femminista non  la parola migliore per una rivelazione del genere, non trovi?
- Sa fare di meglio. Le rivelazioni su Blackwater e Halliburton hanno segnato una svolta.
- Ma sempre con le solite scemenze. Illuminare un mondo corrotto con la sua luce pura. Rimproverare gli altri uomini per il loro sessismo. Sembra che voglia un mondo pieno di donne e un solo uomo in grado di capirle. Li conosco, quelli come lui. Mi fanno accapponare la pelle.
- Cos' successo a Berlino? - chiese Pip.
- Tom non ne parla mai.
-  vero, - disse Tom. - Non ne parlo mai. Vuoi che ne parli adesso?
Leila sapeva che l'unico motivo per cui lo aveva proposto era la presenza della ragazza.
- Da quando sei qui, - disse a Pip con una risatina infelice, - sto imparando un sacco di cose nuove su Tom.
Pip, che non era stupida, intu il pericolo. - Non occorre che mi parli di Berlino, - disse. Allung la mano verso il bicchiere di vino e riusc a rovesciarlo. - Merda! Mi dispiace tanto!
Tom salt in piedi per prendere la carta da cucina. Charles, anche prima dell'incidente, avrebbe lasciato che fosse Leila a pulire; Charles che metteva in programma pochissimi libri scritti da donne, mentre Tom assumeva pi giornaliste che giornalisti. Tom era uno strano femminista ibrido, dal comportamento irreprensibile ma concettualmente ostile. Capisco il femminismo come questione di uguaglianza di diritti, - le aveva detto una volta. - Quello che non capisco  la teoria. Se le donne debbano essere perfettamente uguali agli uomini, oppure diverse e migliori di loro. E aveva riso come rideva delle cose che trovava sciocche, e Leila si era chiusa in un silenzio rabbioso, perch lei era un ibrido nell'altro senso: concettualmente femminista, era tuttavia una di quelle donne che stringono amicizia soprattutto con uomini, cosa che l'aveva sempre aiutata dal punto di vista professionale. Si era sentita denigrata dalla risata di Tom, e da quel giorno erano stati attenti a non discutere pi di femminismo.
Un'altra cosa non detta in una vita di cose non dette, una vita che a Leila piaceva finch la ragazza non era entrata a farne parte. Pip sembrava felicissima di stare con loro e aveva smesso di prospettare un ritorno in California; non sarebbe stato facile liberarsi di lei. Ma Leila, non senza rammarico, cominciava a sperare di riuscirci.
Quando l'aereo atterr a Denver, Leila controll le mail di lavoro e poi i messaggi. Ce n'era uno di Charles: Ma Cesar esiste?
Appena scesa dall'aereo lo chiam. - Csar  arrivato?
- Non ancora, - rispose Charles. - Per me non ha importanza, ma so che tu a questa gente gli staccheresti la testa a morsi. E gli rosicchieresti i piedini.
- Che si fottano. Perch  cos difficile trovare qualcuno che si presenti?
- Roarr!
Csar, il nuovo aiutante, doveva andare da Charles alle sei per fargli il bagno, la fisioterapia e la cena. Erano le otto e mezza. Il problema, con Charles, era che non gli piaceva avere aiutanti, ma non gli dispiaceva tanto da proibire a Leila di assumerli e gestirli. Come risultato, Leila si dava un gran daffare e nessuno le diceva grazie.
Mentre attraversava l'atrio di gran carriera chiam Tom a casa e venne trasferita direttamente alla segreteria. Poi chiam l'agenzia.
- Persone Che Hanno Bisogno Di Persone, sono Emma, - disse una ragazza con voce da dodicenne.
- Sono Leila Helou e voglio sapere perch Csar non  da Charles Blenheim.
- Oh salve, signora Blenheim, - disse Emma in tono allegro. - Csar doveva arrivare alle sei.
- Lo so benissimo. Ma non  arrivato alle sei. Non  ancora arrivato.
- Okay, nessun problema. Vedo se riusciamo a scoprire dov'.
- Nessun problema? Un problema c', invece! E non  la prima volta.
- Scoprir dov' andato. Non c' davvero nessun problema.
- Per favore, la smetta di dire che non c' nessun problema quando invece il problema c' eccome.
- Stasera siamo un po' a corto di personale. Un secondo... Oh, ecco cos' successo. Csar  dovuto andare a sostituire un altro aiutante che si  ammalato. Dovrebbe arrivare dal signor Blenheim tra non molto.
L'agenzia non era in grado di prevedere una carenza di personale? Riteneva che non ci fossero problemi a mandare una persona con tre ore di ritardo senza avvertirli? Aveva l'abitudine di annullare una visita programmata per mandare l'aiutante da un altro cliente? Non insegnava neppure alle segretarie a chiedere scusa?
Leila non era cos ingenua da rivolgere quelle domande. Si stava avvicinando alla citt quando Emma la richiam. - Okay, dunque, purtroppo sembra che Csar non riuscir a liberarsi. Ma possiamo mandare una ragazza. Non pu sollevare il signor Blenheim, ma pu aiutarlo a fare altre cose e tenergli compagnia.
- Al signor Blenheim non serve compagnia. Gli serve solo qualcuno che lo sollevi.
- Okay, nessun problema. Aspetti che richiamo Csar.
- Lasci stare. Mandi un uomo domattina alle nove, e non mi nomini pi Csar. Pu fare questo per me? Non c' nessun problema?
Charles poteva benissimo mangiare e mettersi a letto da solo, e Leila sapeva di fare un dispetto a se stessa permettendo a Tom e Pip di godersi un altro paio d'ore senza di lei. Ma questo non la dissuase. Trov Charles nel corridoio davanti alla cucina, dove si era fermato con la sedia a rotelle. Nell'aria c'era odore di stufato di manzo in scatola.
- Dio, che spettacolo deprimente, - gli disse. - Cosa ci fai in corridoio?
- Sono un po' ossessionato da questo Csar inesistente. In Proust c' quel magnifico passaggio in cui Marcel immagina il volto della ragazza che abbiamo scorto solo da dietro. Il volto non visto  sempre bellissimo. Devo ancora sperimentare la deludente realt di Csar.
- Immagino che stessi andando in qualche posto quando ti sei fermato qui. Magari vuoi ancora andarci?
-  stato bello familiarizzare con il corridoio.
- Cosa ti serve?
- Un bagno, ma non lo avr. Magari potrei bere qualcosa.  una carta che non ho ancora giocato.
Si spinse fino al soggiorno, e Leila gli port la bottiglia e un bicchiere.
- Dovresti correre dal tuo tipo e dalla tua monella, - le disse.
- Prima dimmi cos'altro posso fare per te.
- Non c'era affatto bisogno che venissi. Anzi,  interessante che tu sia venuta. Va tutto bene sull'altro fronte?
- Benissimo.
- Hai quella ruga a forma di parentesi fra le sopracciglia.
- Sono solo stanca.
- Non conosco il tuo tipo... non ho avuto il piacere. Ma la monella sta cercando una figura paterna. Persino il tizio in carrozzella stava ottenendo qualche risultato, nei pochi minuti che mi hai concesso con lei. Sono sempre stato bravo a tirar fuori i problemi con la figura paterna.
- Uh. Grazie tante.
- Non parlavo di te -. Aggrott le sopracciglia. -  questo che sono stato per te? Pap?
- No. Ma forse avevo davvero qualche problema.
- Nessuno che potessi fiutare come l'ho fiutato su quella ragazza. Ti consiglierei di tenerla d'occhio.
- Hai mai avuto la tentazione di non esprimere un pensiero ad alta voce?
- Sono uno scrittore, tesoro. Sono mal pagato e spietatamente recensito proprio per dare voce ai miei pensieri.
- Ho solo l'impressione che diventi molto stancante.
Quando infine arriv da Tom, vide la luce accesa solo in cucina. Leila amava la casa di Tom e le piaceva starci, ma la sua piacevolezza le ricordava costantemente che era stata in parte pagata con i soldi del padre di Anabel. Questo forse spiegava perch era restia perfino a scegliere un quadro da appendere, e perch aveva cercato per anni di pagargli l'affitto. Visto che lui rifiutava, Leila pagava i badanti di Charles e mandava grosse somme a Emily's List, Naral, Now e Barbara Boxer, per mettere in pace la sua coscienza femminista.
Prima di entrare dalla porta sul retro, Leila si massaggi la pelle tra le sopracciglia, sentendosi grata e non irritata nei confronti di Charles per aver menzionato quella ruga. Le venne in mente che era rimasta sposata con lui non tanto per il senso di colpa o per mantenere un equilibrio strategico, quanto perch non sopportava di separarsi da una persona che l'amava ancora.
In cucina non c'era nessuno. L'acqua sobbolliva nella pentola della pasta; sul piano dell'isola c'era un'insalata scondita. - Cia-o-o, - grid, con la cantilena sciocca con cui lei e Tom annunciavano il loro arrivo.
- Ciao, - grid Tom dal soggiorno, senza nessuna cantilena.
Leila trascin la valigia fino all'ingresso. Le ci volle un momento, nella semioscurit, per vedere Tom sdraiato sul divano.
- Dov' Pip? - gli chiese.
-  uscita con gli stagisti. Io ho bevuto troppo mentre ti aspettavo, e mi sono dovuto sdraiare.
- Mi dispiace di aver fatto tardi. Possiamo mangiare subito.
- Non c' fretta. Ti ho lasciato un cocktail nel freezer.
- Non finger di non volerlo.
Port la valigia di sopra e s'infil un paio di jeans e un maglione. Forse era solo perch si aspettava di trovare Pip, ma aveva la minacciosa sensazione che la casa inghiottisse i rumori, che le banalit del ritorno a casa non facessero eco. Quando torn di sotto a reclamare il suo cocktail, Tom era ancora sul divano.
- Hai ricevuto il mio messaggio, - gli disse.
- S.
- Due donne sono morte. Anche il tizio al centro della storia  morto, probabilmente.  una storia di droga, oltre che di armi nucleari. Roba da far paura.
- Fantastico, Leila.
Tom sembrava distante, ma Leila bevve il suo cocktail e gli forn i dettagli. Lui rispose dicendo le cose giuste, ma non nel tono giusto, e poi cadde un silenzio cos profondo che si sentiva il leggero tintinnio del coperchio della pentola.
- Allora, che succede, - disse Leila.
Tom ci mise un po' a rispondere. - Sarai stanchissima.
- Non troppo. L'alcol mi sta svegliando.
Cadde un silenzio pi lungo, un brutto silenzio. Le sembrava di essere entrata nella vita di qualcun altro, nella casa di qualcun altro. Una casa che non riconosceva. Pip aveva cambiato qualcosa. All'improvviso il lontano tintinnio del coperchio le divenne insopportabile.
- Vado a spegnere il fornello, - disse.
Quando torn indietro vide che Tom si era messo a sedere; con una mano si strofinava gli occhi e con l'altra reggeva gli occhiali.
- Vuoi dirmi cosa sta succedendo? - gli disse.
- Ascolta Sempre Leila.
- Che significa?
- Significa che avevi ragione. Invitarla qui  stata una cattiva idea.
- Come mai?
- Ti sta rendendo infelice.
- Un sacco di cose mi rendono infelice. Se  tutto qui, passiamo oltre.
Silenzio.
- Insomma, somiglia ad Anabel in modo inquietante, - disse Tom. - Non la personalit, ma la voce, i gesti. Quando sbadiglia, potrebbe essere Anabel che sbadiglia. E lo stesso quando starnutisce.
- Non conoscendo Anabel, devo crederti sulla parola. Vuoi andare a letto con lei?
Tom scosse la testa.
- Sicuro?
Rimase sgomenta quando le sembr che Tom dovesse pensarci.
- Oh, cazzo, - disse. - Cazzo.
- Non  come pensi.
D'un tratto, senza preavviso, si sent come quando vomitava. L'ondata di rabbia, la vecchia voglia di litigare.
- Leila, c'...
- Ti rendi conto di quanto sono stufa di questa cazzo di vita? Non ti  mai passato per la testa? Cosa significhi vivere con un uomo ancora ossessionato da una donna che non vede da venticinque anni? Sentire che il succo di quello che significo per te  che non sono lei?
Tom non aveva bisogno di reagire. Era capace di mantenere la calma e sdrammatizzare. Ma doveva avere bevuto parecchio, prima che Leila arrivasse.
- S, un po' me ne rendo conto, - disse, con voce incerta. - Un po', s. So cosa significa starmene qui ad aspettare tutta la sera mentre tu vai a trovare tuo marito senza alcun motivo.
- Il suo badante non si  fatto vivo.
- Che strano. Chi poteva prevederlo? Quando mai  successa una cosa del genere?
-  un peccato che sia successa stasera.
- Nulla a cui non sia abituato.
- Bene, allora, perch non cambier mai. Perch dovrei cambiare adesso? E perch sono tornata a casa? Perch non sono rimasta con una persona che non mi ferir mai? Che non mi ferisce mai. Una persona che mi mette al primo posto.
- Gi, perch?
- Perch non sono innamorata di lui! E tu lo sai. Charles non c'entra niente.
- No, un po' c'entra, credo.
- Non c'entra niente di niente. Io mi prendo cura di Charles perch ha bisogno di me. Tu rimani attaccato ad Anabel perch non hai mai smesso di amarla.
- Questo  assurdo.
-  assurdo negarlo. Me ne sono accorta il primo istante in cui ti ho visto accanto a Pip. Nessuno resta ossessionato da una persona se non ne  pi innamorato.
- Sei tu quella che fa ancora le seghe a suo marito.
- Dio!
- Sempre che sia l'unica cosa che gli fai.
- Maledizione! Sapevo che non avrei dovuto dirtelo!
- Lascia stare quello che hai detto. Sto parlando di quello che hai fatto. Non ti sembra di usare due pesi e due misure?
- Te l'ho detto perch non aveva importanza. E tu eri d'accordo. Hai detto che non c'era differenza tra quello e dargli il pur di piselli con il cucchiaio. Testuali parole.
- Sto solo dicendo, Leila, di non venirmi a parlare di ossessioni. Ogni volta devi praticamente inventarti un motivo per andare da lui.
- Ha bisogno di assistenza.
- Di tutte le cose che fai per lui, la met neanche le vuole.
- Be', mi spiace, ma hai avuto la tua occasione. Hai avuto la tua occasione di darmi qualcuno di pi adeguato da assistere. E l'unico motivo per cui non l'hai fatto...
- Ah. Ci siamo.
- L'unico motivo per cui non l'hai fatto...
- C'erano un sacco di buoni motivi, e tu lo sai.
- L'unico motivo per cui non l'hai fatto  Anabel. Anabel, Anabel, Anabel. Cos'ha Anabel di tanto meraviglioso? Rispondi, per favore. Vorrei saperlo.
Tom fece un profondo sospiro. - Dopo i primi due anni non sono stato quasi mai felice con lei. Con te sono quasi sempre felice. Mi rendi felice ogni volta che entri nella stanza.
- Come quando sono entrata adesso? Ti ho reso felice?
- In questo momento si direbbe che stiamo litigando.
- Perch Anabel  qui con noi, lo hai detto tu stesso. La stessa voce, gli stessi gesti. Puoi essere felice con me finch siamo soli, ma mettila in casa con noi e...
- Ho gi detto che  stato un errore portare qui Pip.
- Quindi, in altri termini: s. S, io vado bene solo finch qualcosa non ti ricorda Anabel.
- Non  vero. Ti sbagli di grosso.
- Lo sai cosa mi viene voglia di fare? Mi viene voglia di lasciarvi qui a sbrigarvela da soli. Io potrei vivere con mio marito, lei potrebbe avere il pap che non ha mai avuto, e tu potresti avere una bella incarnazione fresca della donna che non hai mai dimenticato. Puoi ascoltare i suoi sbadigli e immaginare di essere con Anabel.
- Leila.
- Non sto scherzando. Sto pensando che potrei proprio farlo. Non sarebbe male non dover essere l'amante del capo, per una volta. Non dover incontrare ogni nuovo stagista sapendo che quella  la primissima cosa che sapr su di me. Forse potr anche farmi qualche nuova amica, gi che ci sono, cos non dovr sempre sentirmi in imbarazzo per aver tradito la solidariet femminile. Ci sono un sacco di cose che potrei fare con cinque sere in pi e un uomo in meno nella mia vita.
- Leila.
- Anzi, ho gi la valigia pronta. Tu puoi restare in piedi ad aspettare Pip. Io vado a casa... a casa -. Fin il suo cocktail e si alz. - Casomai non te ne fossi accorto, non stravedo pi per lei.
- Me ne sono accorto. Se n' accorta anche Pip.
- Oh, fantastico.
- Stasera  uscita per lasciarci soli. Per questo ho trovato cos ironico e irritante il tuo importante impegno a casa di tuo marito. Ma Pip non  stupida. Non  insensibile.
- No,  adorabile in tutti i sensi. Avanti, perch non te la scopi?
- L'ultima cosa che vuole  intromettersi fra noi. Ti ammira...
- Fai un figlio con lei, adesso che hai esaurito il tuo senso di colpa con me...
- Ti ammira e intuisce che non la vuoi qui. Ci soffre molto.
-  molto carino, sai. Ma non mi piace che parliate di me, e non mi piace nemmeno che tu me lo venga a dire. Magari potreste farmi un favore e parlare di Anabel, invece.
- Sei arrabbiata, - disse Tom. - E lo sono anch'io. Mi sono incazzato e ingelosito mentre ti aspettavo. Mi dispiace. Arrivi a casa con una notizia importante, sei comprensibilmente esausta, e cosa facciamo? Litighiamo.
- Oh, ma torner. Lo sai che torner.  solo che ogni tanto mi tocca ricordare quanto odio questa vita, anche se  una bella vita. Lo pensi anche tu?
Tom scosse la testa.
- Sono sfinita, - disse Leila. - E devo lavorare tutto il fine settimana. In questo momento, l'unica cosa che riesco a pensare  che c' una stanzetta tutta mia, al cento per cento mia, e non  qui. Mi dispiace.
Tom sospir di nuovo. - Prima che tu vada?
- S?
- Cerca di non arrabbiarti quando sentirai quello che ti devo dire.
- Gi a sentirti dire cos mi arrabbio.
Tom pos gli occhiali su un cuscino e si copr la faccia con le mani, strofinandosi gli occhi.
- Penserai che potevo dirlo subito, - disse. - Penserai che sono pazzo. Ma credo che potrebbe essere mia figlia.
- Chi potrebbe essere tua figlia?
Tom si rimise gli occhiali e guard fisso davanti a s. L con loro, in quella stanza, c'era un fantasma. - Non  possibile, - disse. - Io non ho una figlia, e anche se per caso l'avessi, quante sarebbero le probabilit che viva sotto il mio stesso tetto?
- Zero.
- Infatti.
- E allora?
-  la figlia di Anabel, - disse Tom. - Sua madre  sicuramente Anabel. E io sono il padre. Anche di questo sono quasi certo.
Leila dovette sedersi per fermare la stanza. - Non pu essere.
- Ora capisci perch ero cos impaziente che tornassi a casa.
Anche da seduta, Leila sentiva il pavimento inclinarsi sotto di lei, come se volesse scaraventarla fuori di casa. Era possibile che fosse tutto finito? Che lei andasse a casa da Charles e non tornasse pi? Sembrava possibile.
- Tutto  cominciato con L'odore fa orrore, - disse Tom. - E con il fatto che sua madre  una pazza che vive in clandestinit. E cos mercoled, dopo il teatro, le ho chiesto perch sua madre ha cambiato identit. Mi ha risposto che ha paura che suo padre gliela porti via. Non sembra Anabel? Un bel po', giusto? E cos le ho chiesto se aveva una foto di sua madre...
- Non voglio saperlo, - disse Leila.
- E ce l'aveva, sul telefono.
- Non occorre proprio che io lo sappia -. Stava gi pensando che se avesse saputo che Anabel aveva una figlia, Tom non sarebbe stato cos contrario a diventare padre a sua volta. Stava gi pensando che quella era la fine della loro storia.
- Allora chi  il padre? - disse Tom. - Ti risparmio i dettagli, ma non  possibile che sia io. Eppure sono sicuro di essere io.
- E perch mai.
- Perch Pip ha l'et giusta, e perch conosco Anabel. La sua scomparsa si spiega meglio, sapendo che era incinta...
- Te lo ripeto ancora una volta. Per me  una tortura sentir parlare di Anabel.
Tom sospir. - Non immagini com' stato strano vedere la sua foto sul telefono di Pip. Ho guardato solo per un istante, ma mi  bastato. Non so cosa ho detto, ma Pip era tranquillissima. Non cercava di nascondere niente. Ho voluto vedere la foto, lei me l'ha mostrata. Il che mi fa pensare...
- Che non sappia niente.
- Proprio cos. Oppure  un'ottima bugiarda. Perch ho cominciato a pensare alla storia del ragazzo, a come ci ha mentito. Mi  venuto il dubbio che in realt sappia chi sono.
- Non glielo hai chiesto?
- Prima volevo parlare con te.
Leila pens alle sigarette d'emergenza che teneva nel freezer. Il cocktail l'aveva stordita. La notizia di Tom l'aveva stordita.
- Io non c'entro con questa storia, - disse in tono spento. -  la tua vita, la tua vera vita, la vita a cui tieni. Io sono sempre stata un elemento secondario. Anche se non la rivolessi indietro, la tua vera vita sta venendo a prenderti. E non preoccuparti per me... so uscire in silenzio.
- Il mio massimo desiderio  non rivedere mai pi Anabel.
Leila fece una risatina secca. - A quanto pare la vedrai parecchio, adesso.
- Pip  una brava ricercatrice.  possibile che sia riuscita a scoprire chi  Anabel, e da l sia arrivata a me. Ma se fosse stata cos brava da scoprirlo, allora avrebbe anche scoperto che c' un fondo fiduciario da un miliardo di dollari istituito a favore di Anabel.
- Un miliardo di dollari.
- Se Pip lo sapesse, non sarebbe qui a Denver. Starebbe cercando di convincere sua madre a pagare il suo misero debito studentesco. Il che mi fa pensare che non sappia niente.
- Un miliardo di dollari. La tua ex moglie possiede un miliardo di dollari.
- Te l'avevo detto.
- Mi hai detto che era tanto. Non che era un miliardo di dollari.
-  solo un'ipotesi, basata sulle entrate della McCaskill. Si avvicinavano gi al miliardo quando  morto suo padre.
Leila era abituata a sentirsi piccola, ma pens che non si sarebbe mai sentita cos piccola come in quel momento.
- Scusami, - disse Tom. - Lo so che  tanta roba da digerire.
- Tanta roba da digerire? Hai una figlia. Una figlia di cui non hai saputo niente per venticinque anni. Una figlia che ora vive sotto il tuo stesso tetto. Direi di s,  davvero tanta roba da digerire.
- Questo non deve per forza cambiare le cose.
- Ha gi cambiato tutto, - disse Leila. - Ma va bene cos. Potrai normalizzare la situazione con Anabel, avere un bel rapporto con Pip, smettere di essere ossessionato. Passerete le vacanze insieme. Sar fantastico.
- Per favore. Leila. Ho bisogno che mi aiuti a riflettere. Perch  venuta a Denver?
- Non ne ho idea. Una bizzarra coincidenza.
- Impossibile.
- Okay, allora lo sa ed  una brava bugiarda.
- Credi davvero che sia cos brava?
Leila scosse la testa.
- Allora non lo sa, - disse Tom. - E se non lo sa... allora come cazzo  finita a casa nostra?
Leila scosse ancora la testa. Tutte le volte che le veniva da vomitare, non era solo l'idea di mangiare a darle la nausea: era l'idea di volere qualunque cosa. La nausea come negazione di ogni desiderio. E lo stesso valeva per i litigi. Stava ricordando il vecchio senso di desolazione e lo provava di nuovo, insieme alla convinzione che l'amore era impossibile, che per quanto lo nascondessero in profondit il loro conflitto non sarebbe mai scomparso. Il problema di una vita liberamente scelta ogni giorno, una vita da Nuovo Testamento, era che poteva finire in qualunque istante.

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Ma l'odore era stato anche uno splendore. Non fuori dall'aeroporto di Santa Cruz de la Sierra, dove le zaffate di merda di vacca provenienti dai pascoli vicini si mescolavano all'odorabile inefficienza di motori proibiti in California molto prima che Pip nascesse; non sulla Land Cruiser guidata con mano sicura da un boliviano taciturno, Pedro, fra i particolati del diesel sulla circonvallazione della citt; non lungo la strada di Cochabamba, dove ogni mezzo chilometro l'ennesimo dosso artificiale brutalmente efficace le permetteva di annusare frutta marcia e roba fritta e di venire avvicinata dai venditori di arance e roba fritta che avevano installato i dossi; non nell'afa della strada polverosa dove Pedro svolt dopo che Pip ebbe contato quarantasei dossi (rompemuelles, li chiamava Pedro, la prima parola nuova di Pip in spagnolo); non quando raggiunsero un crinale e scesero lungo un viottolo pi ripido di qualunque strada di San Francisco, sotto il sole di mezzogiorno che faceva evaporare le sostanze volatili dal rivestimento di plastica dei sedili e la benzina dalla tanica di riserva nel retro della Land Cruiser; ma quando la strada, dopo essersi immersa nella foresta asciutta e in un bosco pi fresco in parte abbattuto per piantarvi il caff, aveva finalmente raggiunto il fondovalle e costeggiato un ruscello fino a entrare in una valletta di una bellezza al di l di ogni immaginazione, allora aveva cominciato a essere uno splendore. Due profumi, distinti come strati di acqua fredda e tiepida in un lago - la fragranza di un albero tropicale pieno di fiori, il complesso odore d'erba di un pascolo dove brucavano le capre -, irruppero contemporaneamente dentro il finestrino aperto. Da un gruppo di edifici bassi all'estremit opposta della valle, accanto a un piccolo fiume, arrivava un filo di fumo di legno dolce. L'aria stessa aveva un odore gradevole, insito nel clima, del tutto estraneo agli odori nordamericani.
Il posto si chiamava Los Volcanes. Non c'erano vulcani, ma la valle era circondata da pinnacoli di arenaria rossa alti cinquecento metri o pi. L'arenaria assorbiva l'acqua durante la stagione delle piogge, e per il resto dell'anno la rilasciava in un fiume che serpeggiava attraverso un tratto di foresta umida, un'oasi di giungla in una regione altrimenti arida. Nella foresta si diramavano sentieri ben tenuti, e durante le sue prime due settimane a Los Volcanes, mentre gli altri stagisti e dipendenti del Sunlight Project svolgevano le loro oscure mansioni e le assegnavano solo lavoretti da poco (perch Andreas Wolf era via, a Buenos Aires, e non l'aveva ancora sottoposta al colloquio iniziale in cui spiegava ai nuovi stagisti cosa dovevano fare), Pip usciva a camminare tutte le mattine e poi di nuovo verso sera. Per impedirsi di pensare troppo a quello che aveva lasciato in California, alle pietose urla materne di Purity! Mi raccomando! Micetta! che l'avevano seguita lungo il vialetto quando era partita per l'aeroporto, Pip si immerse negli odori.
I tropici furono una rivelazione olfattiva. Si rese conto che crescere in un luogo temperato come l'altra Santa Cruz, la sua Santa Cruz, era un po' come sviluppare la vista nella semioscurit. La relativa scarsit di odori in California impediva di notare l'interconnessione di tutte le possibili sensazioni olfattive. Ricordava che un professore del college aveva spiegato perch i colori visibili dall'occhio umano si potevano rappresentare su una ruota bidimensionale: perch la retina aveva recettori per tre colori. Se la retina si fosse evoluta con quattro recettori, sarebbe servita una sfera tridimensionale per rappresentare tutti i modi in cui un colore poteva sfumare in un altro. Pip non aveva voluto crederci, ma gli odori di Los Volcanes la stavano convincendo. Quanti odori c'erano solo nella terra! Un tipo di terreno odorava distintamente di chiodi di garofano, un altro di pesce gatto; un'argilla sabbiosa sapeva di agrumi e gesso, altre avevano componenti di patchouli o di rafano fresco. E quanti odori poteva avere un fungo tropicale? Pip cerc nei boschi, fuori dai sentieri, finch non trov un fungo con un odore di caff tostato cos forte che le ricordava la moffetta, che a sua volta le ricordava il cioccolato, che le ricordava il tonno; gli odori del bosco facevano risuonare ciascuna di queste note e la rendevano cosciente, per la prima volta, dei recettori con cui il suo naso le distingueva. Il recettore che si attivava con la cannabis californiana si attivava anche con le cipolle selvatiche boliviane. Nel raggio di un chilometro intorno al complesso di edifici c'erano cinque diversi odori di fiori simili a quello della margherita, che a sua volta somigliava a quello dell'urina di capra asciugata dal sole. Percorrendo i sentieri, Pip poteva immaginare cosa si provasse a essere un cane, a non trovare repellente nessun odore, a percepire il mondo come un ininterrotto paesaggio multidimensionale di aromi interessanti e interrelati. Non era forse uno splendore? Come essere fatti di Ecstasy senza aver preso l'Ecstasy? Aveva la sensazione che se fosse rimasta a Los Volcanes abbastanza a lungo avrebbe finito per sentire ogni odore esistente, cos come i suoi occhi avevano gi visto ogni colore della ruota.
Per una settimana, poich nessuno le faceva molto caso, si concesse di comportarsi un po' da matta. La sera, dopo la brusca discesa della notte tropicale, cercava di coinvolgere le altre ragazze presenti a cena (che per i ragazzi hacker era la colazione) nelle sue scoperte olfattive, nella sua ricerca nasale di odori mai annusati prima, e nella sua teoria che non esistevano cattivi odori: che anche gli odori apparentemente peggiori, come quelli di merda umana, decomposizione e morte, erano cattivi solo fuori contesto; che in un posto come Los Volcanes, dove il paesaggio olfattivo era cos ricco e completo, forse potevano rivelare qualche buona qualit. Ma le altre ragazze - che erano tutte, forse non a caso, bellissime - a quanto pareva non avevano un naso come il suo. Erano d'accordo che l i fiori e la pioggia avessero un buon odore, ma Pip le vedeva scambiarsi occhiate, formare giudizi. Le sembrava di rivivere la sua prima settimana alla mensa del college.
Pip era appena sotto l'et media dello staff del Progetto. Quando chiese agli altri perch lavorassero per Andreas, si stup di quanti le risposero per rendere il mondo un posto migliore. Pur trovandolo un sentimento lodevole, aveva sperato che quell'espressione ridicola fosse ormai scomparsa dalla faccia della terra; a quanto pareva, il senso dell'ironia non era in cima alla lista delle qualifiche richieste per quel lavoro. Se Pip fosse stata Andreas, forse avrebbe cominciato a rendere il mondo un posto migliore assumendo qualche ingegnere donna. Con l'eccezione di un bello svedese gay, Anders, che aveva un certo talento giornalistico e scriveva il sunto dei leak, le mansioni erano perfettamente divise per genere. I ragazzi andavano a programmare in un edificio ad alta sicurezza senza finestre oltre il pascolo delle capre, mentre le ragazze stavano nel granaio ristrutturato a occuparsi di sviluppo di comunit, pubbliche relazioni e ottimizzazione per i motori di ricerca, verifica e collegamento delle fonti, mantenimento del sito e contabilit, ricerca, social media e redazione di testi. Tutte, dalla prima all'ultima, avevano una formazione pi interessante della sua. Venivano da Danimarca, Gran Bretagna ed Etiopia, da Italia, Cile e Manhattan, e a quanto pareva non avevano trascorso gli anni del college andando a lezione (avevano gi letto e riletto l'Ulisse a dodici anni mentre frequentavano accademie private per superdotati), bens saltando semestri a Brown o Stanford per lavorare per gente straordinaria come Sean Combs o Elizabeth Warren, combattere l'Aids nell'Africa subsahariana o andare a letto con ragazzi ritiratisi dal college per fondare start up miliardarie nella Silicon Valley. Pip cap che l'SP non poteva essere una setta sinistra, perch le altre ragazze non erano tipi da commettere errori.
La storia e le speranze di Pip erano dolorosamente ordinarie. S'inform se qualcuna di loro fosse stata ingaggiata da Annagret, ma nessuna l'aveva sentita nominare. Erano tutte venute in Bolivia grazie a referenze personali o domanda diretta. Pip tent di divertirle raccontando del questionario di Annagret, e fin per sentirsi una lagna. Le altre non erano lagnose. Per una persona bellissima e privilegiata che voleva solo rendere il mondo un posto migliore, lamentarsi era sconveniente.
Almeno gli animali erano poveri come lei. Fece amicizia con i cani di Pedro e cerc di rendersi simpatica alle capre. C'erano farfalle blu iridescenti grandi come piattini, altre pi piccole di tutti i colori, e minuscole api senza pungiglione che avevano costruito l'alveare nella veranda posteriore dell'edificio principale, e che secondo Pedro producevano un chilo di miele all'anno. In riva al fiume si aggirava, a caccia di aguti, un adorabile mammifero dalla pelliccia scura, una specie di ghiottone in miniatura che i cani di Pedro temevano molto, malgrado fossero grandi il doppio di lui. La foresta era popolata di uccelli usciti dalla penna del Dr. Seuss, enormi guan che si arrampicavano sugli alberi da frutto, tinami che camminavano silenziosi nell'ombra. Gruppi di parrocchetti verde acido si tuffavano stridendo dai dirupi, sfrecciandole accanto con un forte sibilo d'ali. I condor volteggiavano intorno allo zenit, condor selvatici, non allevati in cattivit come quelli californiani. Presi tutti insieme, gli animali le ricordavano che era un animale anche lei; a Los Volcanes, la moltitudine di ignominie che aveva lasciato a Oakland sembrava di poca importanza.
E il posto era incredibilmente pulito. Quella che da lontano sembrava una cartaccia era in realt un fiore bianco caduto, o un fungo arancione fosforescente a forma di tappo per le orecchie professionale, o una ragnatela coperta di rugiada che imitava un pezzo di cellophane. Il fiume, che defluiva da un vasto parco disabitato pi a nord, aveva acque limpide e tiepide, perfette per nuotare. Pip faceva un bagno nel fiume prima di cena, e poi completava la pulizia con una doccia con acqua di pozzo nella camera quadrupla che le era stata assegnata. La camera aveva le pareti bianche, il pavimento di piastrelle rosse e il soffitto con travi a vista ricavate da alberi caduti nella propriet. Le sue compagne di stanza erano un po' disordinate ma non sporche.
Correva voce che Andreas fosse a Buenos Aires per girare le scene ambientate a Berlino Est di un film su di lui. Si diceva che avesse una relazione con l'attrice americana Toni Field, che recitava nel ruolo di sua madre, e che la relazione, di cui si vociferava sulla stampa, fosse una buona pubblicit per il Progetto. -  la sua prima stella del cinema, - le spieg una sera una sua compagna di stanza, Flor. - Tutte le donne che hanno una storia con lui gli rimangono leali anche dopo che le molla, perci questa dovrebbe aprirci le porte di Hollywood.
- E sarebbe una bella cosa? - disse Pip.
Flor era una peruviana minuta che aveva studiato negli Stati Uniti; se Disney avesse fatto un cartone animato per il mercato sudamericano, l'eroina sarebbe stata identica a lei. - Ogni mano  levata contro il divulgatore di segreti, - disse. -  la prima cosa che impari da lui. Prendiamo i nostri amici dovunque li troviamo.
- Le molla e loro gli restano leali, buon per lui.
- Lui  leale solo al Progetto.
- Sai, mia madre era convinta che mi avesse fatta venire solo per scoparmi.
- Non succeder, - disse Flor. - Capirai quando lo conoscerai. A lui importa esclusivamente del nostro lavoro. Non farebbe niente che possa comprometterlo.
- Allora si tratta solo di evitare la cattiva pubblicit?
- Mi dispiace se sei rimasta delusa.
- Non sono delusa. Ma nelle mail c'era andato gi piuttosto pesante.
Flor si accigli. - Ti ha mandato delle mail?
- S, un bel po'.
- Questo non  da lui.
- Be', gli ho scritto prima io. Annagret mi ha dato il suo indirizzo.
- Hai molta esperienza in questo tipo di lavoro?
- No, nessuna.  un po' come se fossi capitata qui per caso.
- Chi  questa Annagret?
- Una che a quanto pare andava a letto con lui. Credevo che tutti qui avessero risposto al suo questionario.
- Dev'essere una persona che conosceva prima di stabilirsi in Bolivia.
Pip cominciava a vedere Annagret sotto una luce nuova e pi triste, come una persona di mezza et che ingigantiva la sua importanza per il Progetto, che enfatizzava la sua passata importanza per Andreas, rimanendogli leale dopo essere stata scartata.
- Prima di Toni Field, - disse Flor, - c' stata Arlaina Riveira. E Flavia Corritore, che lavora per la Repubblica. Philippa Gregg, che voleva scrivere la sua biografia... non so a che punto sia quel libro. E prima ancora c' stata Sheila Taber, che ha pi follower su Twitter di qualunque altro professore in America. E ora tutte queste persone ci stanno aiutando.
Pip pens che Flor stesse elencando le donne di successo di Andreas per punirla di aver ricevuto delle mail da lui.
La prima persona dopo Pedro a essere gentile con lei fu una ragazza pi grande, Colleen, che fumava sigarette e aveva la sua camera privata nell'edificio principale. Cresciuta in una fattoria biologica in Vermont, Colleen era, inutile dirlo, bellissima. Come direttrice amministrativa dell'SP, era responsabile della cucina, di Pedro e degli altri dipendenti locali. Poich rispondeva direttamente ad Andreas, e poich all'SP lo status sociale sembrava dipendere dalla vicinanza a lui, il tavolo dove Colleen sedeva a cena era sempre il primo a riempirsi. Era diversa dalle altre, e Pip si chiedeva quale fosse il segreto per essere diversa in un modo che attirasse le persone, anzich respingerle come faceva lei.
Colleen fumava sempre due sigarette dopo cena nella veranda sul retro, dove Pip andava a sedersi per ascoltare l'orchestra notturna di rane, gufi e bestie stridule. Colleen non le parlava molto, ma non sembrava infastidita dalla sua presenza. Dopo la seconda sigaretta tornava dentro e discuteva con il personale in uno spagnolo cos scorrevole che Pip si sentiva invidiosa e scoraggiata. Non voleva essere nessuna delle altre donne, perch avrebbe significato rinunciare all'ironia, ma riusciva a immaginare di voler essere Colleen.
Una sera, fra una sigaretta e l'altra, Colleen ruppe il silenzio e disse: - Che schifo di mondo, eh?
- Non so, - rispose Pip. - Stavo giusto pensando che  meraviglioso.
- Dagli tempo. Sei ancora in sovraccarico sensoriale.
- Non credo che me ne stancher mai.
-  tutto uno schifo.
- Cos'ha di schifoso?
Nel buio si sent il rumore di un accendino, un risucchio da fumatrice. - Tutto, - disse Colleen. - Siamo il centro di smistamento delle schifezze. Nessuno fa trapelare buone notizie. Noi riceviamo solo notizie schifose, giorno dopo giorno, tutto lo schifo si riversa qui. Ti sfinisce.
- Credevo che lo scopo fosse disinfettarlo con la luce del sole.
- Non sto dicendo che non vada fatto. Sto dicendo che ti sfinisce. L'infinita variet della cattiveria umana.
-  possibile che tu sia stata qui troppo? Da quanto tempo sei qui?
- Tre anni. Quasi dall'inizio. Sono diventata la depressa della casa,  praticamente la mia funzione. Tutti gli altri possono guardarmi e pensare: Grazie a Dio non sono come lei, e sentirsi bene con se stessi.
- Potresti andartene.
- Gi. Potrei andarmene.
- Com' lui? - disse Pip. - Andreas?
-  uno stronzo.
- Davvero.
- Lo dico in modo puramente descrittivo. Come potrebbe non esserlo? Per mettere in piedi una cosa come l'SP, devi per forza essere uno stronzo.
- Eppure non riesci ad andartene.
- Mi tiene sulla corda. Ne sono consapevole in ogni minuto della giornata, di quanto mi tenga sulla corda. Sta raggiungendo proporzioni da Guinness dei primati, la mia disponibilit a farmi tenere sulla corda. Cos riesco a essere la prima fra tanti nessuno. Ho una stanza tutta per me. So persino da dove vengono i soldi.
- Da dove vengono i soldi?
- Riesco a essere la pi speciale fra quelli che non saranno mai speciali. Lui sa come manipolare le persone.
Cal il silenzio. Nella notte le rane cantavano, cantavano, cantavano.
- Allora, cosa ti porta qui? - disse Colleen. - Mi sembri un po' carente nel settore privilegi. Cio, in confronto alle altre.
Pip, contenta di sentirselo chiedere, raccont tutto per filo e per segno, senza omettere niente, neppure le sue recenti, orribili azioni in camera di Stephen, nella casa occupata.
- Cos in pratica - riassunse Colleen - non sai cosa cazzo ci fai qui.
- Sto cercando il mio altro genitore.
- Questo dovrebbe tornarti utile. Avere qualcosa oltre alla sete di amore e approvazione da parte del Caro Leader. Vuoi un consiglio? Non perdere di vista il tuo scopo.
Pip scoppi a ridere.
- Cosa c'?
- Stavo pensando a Toni Field, - disse Pip. -  come se stessero girando un film su di me e io andassi a letto con l'attore che recita la parte di mio padre. Non  un po' strano? Andare a letto con la persona che recita la parte di sua madre?
- Lui  un tipo strano. Non spetta a noi chiederci perch.
- Credo che sarebbe molto strano. Ma Flor sembra convinta che sia una mossa geniale.
- Flor  una carnivora monomaniacale, che si nutre di fama anzich di carne. Non ha bisogno di soldi: la sua famiglia possiede mezzo Per. Pezzi grossi dell'industria mineraria. E lei  cos: Fama? Sento odore di fama? C' fama, qui? Che ne dici di passarmene un po'? Andreas che aggancia Toni Field la rende felice quasi come se l'avesse agganciata lei.
Pip era contenta di spettegolare, bench trovasse un po' squallido sentirsi la confidente speciale di Colleen, la quale a sua volta veniva trattata in modo speciale da Andreas, che in quel momento era a Buenos Aires a scopare con la madre virtuale. Per far colpo su di lei, le disse che stava andando al fiume a fare una nuotata.
- Adesso? - domand Colleen.
- Vuoi venire con me?
- Non so se ho voglia di farmi attaccare dall'hurn.
- Scappa sempre, quando lo vedo.
- Vuole solo attirarti nell'acqua di notte.
- Io vado -. Pip si alz. - Sicura di non voler venire?
- Detesto le sfide.
- Non ti sto sfidando. Te lo sto solo chiedendo.
Pip attese trepidante la risposta di Colleen. Malgrado tutti i suoi svantaggi esistenziali, aveva il vantaggio di aver nuotato tanto al buio, in una pozza formata dal San Lorenzo nell'Henry Cowell Redwoods State Park, nelle notti estive in cui la temperatura sfiorava i trenta gradi e il fiume non si era ancora prosciugato e coperto di schiuma. Sua madre, stranamente, nuotava spesso con lei, forse perch di notte il suo corpo era meno visibile. Pip ricord di aver pensato con sorpresa, mentre la vedeva galleggiare sulla schiena nel suo costume intero nero, che sua madre un tempo era una ragazza come lei.
- Okay, 'fanculo, - disse Colleen, alzandosi in piedi. - Questa non te la do vinta.
La luna era salita sopra il pinnacolo orientale, imbiancando il prato e rendendo ancora pi profonda l'oscurit sotto gli alberi in riva al fiume. Per raggiungere il punto balneabile attraversarono il fiume su una passerella di legno tagliata con la motosega, assicurata a un albero con una corda in caso d'inondazione. Mentre si svestiva, Pip lanci occhiate furtive a Colleen. Le spalle curve, la postura quasi rannicchiata, suggerivano un'immagine di s pi simile alla sua che a quella delle sue compagne di stanza, che uscivano dalla doccia con le spalle dritte e la testa alta.
Colleen immerse la punta del piede nel fiume. - Come ho fatto a pensare che quest'acqua fosse tiepida?
Pip fece quello che andava fatto, cio prendere la rincorsa, tuffarsi e immergersi completamente. Ricord il timore di venire morsa da svariate cose, in qualunque momento, e il piacere che provava quando non veniva morsa da nulla; la comparsa della fiducia nell'acqua scura. Colleen, sempre rannicchiata, le braccia conserte sul petto e illuminate dalla luna, fece un passo avanti e si immerse adagio fino alle ginocchia, come una vergine azteca che si sottometteva non molto volentieri alla morte sacrificale.
- Non  fantastico? - disse Pip, sguazzando.
- Orribile. Orribile.
- Metti la testa sotto.
- Col cazzo.
- Questo dev'essere il posto pi bello del mondo. Non riesco a credere che sono qui.
- Dici cos perch non hai ancora incontrato il serpente.
- Tuffati. Vai sotto con la testa.
- Io non sono come te, figlia della natura.
Pip si tir su, sentendosi un'appendice carnosa, e afferr Colleen per un braccio.
- Non ci provare, - disse Colleen. - Dico sul serio.
- Okay, - disse Pip, mollando la presa.
-  cos che faccio io, cos che sono. Entro fino alle ginocchia e non di pi. Le spine senza la rosa.
Pip torn a rivestirsi d'acqua. - So come ci si sente, - disse. - Ma ora non mi sento cos.
- Non capisco come fai a non temere di venire sbranata dall'hurn.
-  il lato positivo di non saper tenere a freno gli impulsi.
- Vado a fumarmi un'altra sigaretta, - disse Colleen, uscendo dall'acqua. - Se hai bisogno di me, lancia un urlo di raccapriccio.
Pip pens che Colleen avrebbe cambiato idea, ma si sbagliava. Rimasta sola, circondata dal gracidio delle rane, dal mormorio dell'acqua e dagli odori, da tutti quegli odori, per un istante prov la felicit pi pura che avesse mai conosciuto. Le veniva dall'essere nuda nell'acqua pulita e lontana da tutto, in una valle remota nel paese pi povero del Sudamerica, ma anche dal coraggio di nuotare da sola nel fiume, contrapposto alla paura nevrotica di Colleen. La faceva sentire grata a sua madre, le faceva sentire la sua mancanza e desiderare che fosse l, a galleggiare accanto a lei. L'amore che era un ostacolo di granito al centro della sua vita ne era anche il fondamento incrollabile; Pip si sent fortunata.
Continu a sentirsi fortunata le sere successive, nella veranda sul retro, mentre veniva a sapere di pi sull'infanzia schifosa di Colleen. La fattoria in Vermont era una via di mezzo fra un collettivo e una setta; la terra apparteneva a suo padre, che si comportava come un incrocio fra Henry David Thoreau, un patriarca biblico poligamo e Wilhelm Reich lo psicologo. Il suo processo di autorealizzazione richiedeva che lasciasse la fattoria in mano alla madre di Colleen per mesi di fila, e poi che tornasse con donne pi giovani che lo aiutavano a incanalare l'energia orgonica nel terreno sassoso per renderlo pi fertile, mentre lui, gi che c'era, metteva incinta la moglie. Colleen era stata istruita in casa fino ai sedici anni, quando era scappata, prima a Boston e poi ad Amburgo, in Germania, dove aveva lavorato come ragazza alla pari. Poi era andata a Wellesley con una borsa di studio completa e si era laureata a soli ventidue anni. Non le sfuggiva l'ironia della sua situazione attuale, in un luogo patriarcale dove ricopriva un ruolo simile a quello di sua madre. Sembrava quasi godere di quella schifezza.
Pip, dal canto suo, sentiva che stava finalmente trovando un'amica in grado di capire la sua strana infanzia. Era attratta dalla sua cupezza odorosa di tabacco, e ora non doveva pi preoccuparsi di dove sedersi a cena, perch Colleen le teneva il posto accanto a s. Aveva capito che le piaceva il suo sarcasmo, e lo enfatizzava per lei. Colleen la invitava nella sua bella stanza con il soffitto basso a spettegolare, bere birra e guardare serie televisive in streaming con una linea a fibre ottiche privata, ottenuta da Andreas grazie a un accordo per migliorare il sistema di comunicazioni dell'esercito boliviano. Se Colleen fosse stata un ragazzo, Pip se lo sarebbe portato a letto. Cos, invece, andava a letto molto dopo la mezzanotte, si svegliava tardi e, un po' rintronata, saltava la passeggiata del mattino.
Poi, una sera, dopo una passeggiata cos lunga che l'ultima parte aveva dovuto farla a tentoni nel buio, and in sala da pranzo e vide che il suo solito posto accanto a Colleen era occupato da Andreas Wolf. Il cuore le sobbalz. Stava ascoltando con seriet un'altra donna seduta al tavolo, ascoltando e annuendo, e Pip cap subito cosa intendeva il ragazzo di Annagret quando parlava del suo carisma. In parte dipendeva dalla sua bellezza germanica ancora fanciullesca, ma c'era anche un non so che di ineffabile, un bagliore di particelle cariche di fama, una sicurezza di s cos calma e potente che alterava la geometria della sala da pranzo, calamitando ogni sguardo. Per forza a Colleen non importava che fosse uno stronzo. Pip non riusciva a staccargli gli occhi di dosso.
Colleen, che non aveva toccato cibo, se ne stava stravaccata sulla sedia e tamburellava con un dito sul tavolo, senza guardare Andreas. Pip si sent offesa perch non le aveva tenuto l'altro posto accanto a s. Si sedette sull'unica sedia disponibile, accanto alla sua compagna di stanza Flor. Un tegame di stufato di manzo stava girando per il tavolo, insieme ai soliti yucca, patate, cipolle e pomodori. Pip aveva praticamente gettato la spugna sul vegetarianismo. Se non altro, in Bolivia il manzo era allevato a pascolo.
- Allora, il Caro Leader  tornato, - disse.
- Perch lo chiami cos? - ribatt bruscamente Flor. - Qui non siamo in Corea del Nord.
- Lo chiama cos perch lo fa Colleen, - disse una persona di nome Willow.
Pip si sent come se l'avessero schiaffeggiata. -  bello vedere che ci siamo evolute oltre la terza media.
- Colleen non lo chiamerebbe mai Caro Leader in sua presenza, ci puoi scommettere, - disse Willow.
- Invece scommetto che ti sbagli, - rispose Pip. - Scommetto che lui ci riderebbe sopra. Io sono stata offensiva nelle mie mail, e non  che l'invito mi sia stato ritirato.
Pip not l'espressione esasperata di Flor, e cap che continuando a menzionare lo scambio di mail con Andreas non si stava mettendo in buona luce.
- Ma perch rimani qui, se hai un atteggiamento cos negativo? - disse Willow.
- Che razza di posto  questo, dove un pizzico di umorismo viene considerato minaccioso?
- Non  minaccioso.  noioso. 30 Rock ha gi fatto una puntata sulla Corea del Nord. Abbiamo gi riso.
Pip, che non aveva mai visto 30 Rock, rimase schiacciata senza possibilit di replica. Per tutta la cena, i raggi di fama e carisma provenienti da Andreas le riscaldarono la nuca. Sapeva che doveva tornare subito in camera, per ricambiare l'affronto di Colleen e non sembrare bisognosa, ma voleva anche conoscere Andreas, e cos si ferm a tavola e mangi due budini di crema al lime dopo che gli altri se n'erano andati. Dietro di lei, Andreas e Colleen parlavano in tedesco. Alla fine si sent cos esclusa e irrilevante che spinse indietro la sedia e si avvi verso la porta.
- Pip Tyler, - disse Andreas.
Pip si gir. Colleen era tornata a guardare altrove e a tamburellare con il dito sul tavolo, ma gli occhi azzurri di Andreas erano fissi su di lei. - Vieni a sederti con noi, - le disse. - Non ci siamo ancora presentati.
- Io esco in veranda, - disse Colleen, alzandosi.
- No, rimani con noi, - disse Andreas.
- Ho bisogno di fumare.
Colleen usc senza degnare Pip di uno sguardo. Andreas le fece cenno di avvicinarsi. - Prendi un espresso con me?
- Non sapevo neanche che ci fosse l'espresso.
- Basta chiedere. Teresa!
La moglie di Pedro, Teresa, mise fuori la testa dalla cucina, e Andreas alz due dita. Pip si sedette al suo tavolo, sulla sedia pi lontana da lui. Il coraggio che aveva esibito nelle mail era un ricordo cos distante che adesso non voleva neppure stringergli la mano. Rest l, ingobbita, ad aspettare che le parlasse.
- Colleen mi ha detto che ti piace stare qui.
Pip annu.
- Te l'avevo detto che  un posto bellissimo, no?
- S, me l'avevi detto.
- Mi dispiace di non averti accolta al tuo arrivo. Per far somigliare la capitale argentina alla Berlino degli anni Settanta era necessaria la mia consulenza.
- Stanno girando un film su di te. Fico.
- Molto strano, per s, molto fico. E anche molto noioso. Stai l senza far niente per dieci ore in attesa di venti minuti di azione, che comunque non vedi di persona, perch sei chiuso in una roulotte dietro un mucchio di gente che ti copre la visuale del monitor.
- E comunque.
- E comunque, molto gratificante per l'ego.
- Immagino che sia in ottima forma, il tuo ego.
- Non mi lamento.
La moglie di Pedro arriv con due espressi, e Andreas le disse in spagnolo che la trovava benissimo. Teresa, che di solito era il ritratto della sopportazione, sembr immensamente grata del complimento, e Pip colse un barlume di come Andreas doveva vedere il mondo: come una di quelle folle da stadio dove ogni persona ha una lavagnetta colorata che pu girare di concerto con gli altri per formare un messaggio. Il messaggio che lui riceveva era sempre lo stesso: che era speciale e fantastico. Entrava nello stadio, e di colpo quel mare di corpi indistinti si trasformava nelle parole TI ADORIAMO. Pip avvert una punta di risentimento.
- Allora, com' Toni Field? - chiese.
- Splendida. Piena di talento.
- Fa la parte di tua madre, giusto?
- S.
- Tua madre era sexy come Toni Field?
Andreas sorrise. - Sapevo che mi saresti piaciuta.
Pip cercava di non dimenticare le parole stronzo, mi tiene sulla corda. - Cosa significa?
- Fai delle buone domande. Sei pi arrabbiata che prudente.
Pip non sapeva cosa rispondere.
- Sono stanco, - disse Andreas. - Il tuo colloquio lo faremo domattina -. Fin il caff. - A meno che tu non decida che ti sei goduta la vacanza e vuoi tornare a casa.
- Non ancora.
- Bene. Vieni al granaio domani mattina.
Quando Andreas se ne and, Pip usc sulla veranda e and a mettersi accanto a Colleen, che stava fissando il fiume scuro. Era una notte tiepida, e c'erano cos tante rane che il loro gracidio era un muro ininterrotto di suono.
- E cos il gatto  tornato, - disse Pip. - Questo vuol dire che i topi non balleranno pi?
Colleen si accese la seconda sigaretta e non rispose.
- Me lo sto immaginando, - disse Pip, - o mi stai trasmettendo una strana vibrazione?
- Mi dispiace, - rispose Colleen. - Hai mai visto un uomo ballare con una donna svenuta? Io mi sento come quella donna. Lui mi muove le braccia, mi trasporta in giro per la sala. Ciondolo la testa come una bambola di pezza, ma continuo a fare i miei passi. Come se andasse tutto bene. La buona vecchia Colleen, che manda ancora avanti la baracca.
- Credevo che ce l'avessi con me per qualcosa.
- No. Sto solo pensando agli affari miei.
Questo la consol un po', ma non molto. Avvicinandosi a Colleen si era alienata tutte le ragazze non cupe, ma Colleen era cos cupa che era impossibile andarle molto vicino. In poco pi di due settimane, Pip era riuscita a replicare la sua situazione sociale di Oakland.
- Credevo che potessimo diventare amiche, - disse.
- Non ne valgo la pena.
- Qui sei l'unica persona che mi piace.
- Il sentimento  reciproco, - rispose Colleen. - Ma lo sai cosa far uno di questi giorni, quando meno se lo aspettano? Torner negli Stati Uniti, andr a lavorare per un grande studio legale e sposer un uomo noioso con il quale far dei figli. Questo  il futuro che sto rimandando.
- Prima non dovresti studiare legge?
- Sono laureata in giurisprudenza a Yale.
- Perdinci.
- Continuo a trattenermi qui, sperando che esista una vita pi interessante. Invece non esiste. Prima o poi dovr fare la cosa da vigliacca. La cosa noiosa.
- Un ottimo lavoro e una famiglia non mi sembrano tanto male.
- Tu dovresti fare qualcosa di meglio, con il tuo coraggio.
- In genere non mi considero coraggiosa.
- Di rado le persone coraggiose si considerano tali.
Per un po' ascoltarono le rane.
- Posso rimanere qui con te? - disse Pip.
- Perdinci. Sei la prima persona che sento dire perdinci -. Colleen, alz la mano, esit, e poi accarezz quella di Pip. - Puoi rimanere qui.
Al mattino, dopo una passeggiata di buon'ora, Pip and a cercare Andreas. L'edificio dei programmatori, dove lavoravano i ragazzi, riceveva la corrente da un generatore speciale situato in un bunker insonorizzato, e il gas da una conduttura di gas naturale gentilmente concessa dal governo boliviano, che si diramava da un gasdotto passante per la dorsale. Il granaio e gli altri edifici erano alimentati a energia micro-idroelettrica, oltre che da un campo di pannelli solari situato a met della strada d'accesso. Andreas aveva suscitato molta ammirazione con la sua scelta di fare a meno di un ufficio privato. Per sottolineare che il Progetto era un collettivo e non un'organizzazione gerarchica, lavorava con un portatile nel soppalco del granaio, dove c'erano divani e un cucinino utilizzabili da tutti. Pip oltrepass con cautela lo sfoggio di bellezza femminile al pianterreno, tutte quelle ragazze che puntavano e cliccavano, molte con indosso i pantaloni del pigiama che avrebbero portato tutto il giorno, e sal le scale del soppalco.
Andreas era in riunione con altre ragazze in pigiama. - Dieci minuti, - disse a Pip. - Resta pure qui, se vuoi.
- No, aspetto fuori.
La bruma e le nuvole mattutine si sbrindellavano contro i pinnacoli di arenaria, mentre il sole prendeva il sopravvento; in quel luogo sembrava che il mondo venisse ricreato ogni giorno. Pip si sedette sull'erba a guardare un uccello dalla lunga coda biforcuta che seguiva le capre, mangiando mosche. Avrebbe continuato cos per tutto il giorno; il suo compito e il suo posto nel mondo erano sicuri. Pedro la salut con un cenno cordiale mentre attraversava il prato con una motosega e uno dei suoi figli. Anche lui sembrava sicuro.
Andreas usc e si sedette accanto a lei. Portava un bel paio di jeans affusolati e una polo aderente che gli metteva in risalto la pancia piatta. - Che bella mattina, - disse.
- Gi, - rispose Pip. - Oggi la luce sembra particolarmente disinfettante.
- Ha.
- Sai, ho sempre odiato la parola paradiso. Credevo fosse solo uno stupido modo da cristiani rinati per dire morto. Ma adesso mi tocca ripensarci, almeno un po'. Prendi quell'uccello laggi...
- Il nostro tiranno codaforcuta.
- Sembra perfettamente appagato. Comincio a pensare che il paradiso non sia l'appagamento eterno, ma piuttosto che ci sia qualcosa di eterno nel sentirsi appagati. Non esiste la vita eterna, perch  impossibile superare il tempo, ma quando si  appagati il tempo non ha pi importanza e si pu comunque sfuggirgli. Ha senso quello che dico?
- Eccome.
- E cos invidio gli animali. Soprattutto i cani, perch per loro non esistono cattivi odori.
- Sono contento che ti piaccia qui, - disse Andreas. - Colleen ha risolto la questione dei tuoi bonifici?
- S, grazie. In questo preciso istante sto evitando la bancarotta.
- Allora parliamo di cosa potresti fare per noi.
- Oltre a essere la cinofila della casa? Ti ho gi detto cosa voglio davvero. Voglio scoprire chi  mio padre, o almeno qual  il vero nome di mia madre.
Andreas sorrise. - Capisco come potrebbe aiutarti. Ma come aiuterebbe il Progetto?
- No, lo so, - disse Pip. - Lo so che devo lavorare.
- Vuoi fare la ricercatrice? Potresti imparare molto da Willow.  bravissima a trovare le cose.
- Willow non mi sopporta. Anzi, direi che qui nessuno mi sopporta, tranne Colleen.
- Non ci credo.
- A quanto pare sono troppo sarcastica. Arriccio il naso davanti al Kool-Aid. E poi parlo troppo di odori.
- Qui nessuno ha cattive intenzioni. Sono tutte persone straordinarie, in un modo o nell'altro.
- Sai, questa  la prima cosa veramente sinistra che mi hai detto.
- Come mai?
- Se fossi io a gestire la tua immagine? Assumerei un po' di gente grassa e brutta. Non pianterei le tende nella valle pi bella del mondo. Mi fa accapponare la pelle, tutta questa bellezza. Mi spinge a detestarti.
Andreas s'irrigid. - Be', questo non possiamo permetterlo, giusto?
- Be', forse invece s. Forse  proprio detestandoti che potrei rendermi utile. Sono sicura che questo posto farebbe rabbrividire molta gente. Non volevi che ti aiutassi a capire come ti vede il mondo? Potrei essere la tua detestatrice personale.  un settore in cui me la cavo bene.
- Che strano, - disse Andreas. - Pi mi detesti e pi mi piaci.
- Il mio ex capo diceva la stessa cosa.
- Qui non ci sono capi.
- Oh, per favore.
Andreas scoppi a ridere. - Hai ragione, il capo sono io.
- Bene, e visto che stiamo parlando sinceramente, ti dir che il tuo Progetto non mi  mai interessato molto. Cosa ne pensa il mondo  un problema tuo, non mio. Cio, sei stato carino a volermi qui. Ma sono venuta soprattutto perch secondo Annagret puoi aiutarmi a rispondere alle mie domande.
- Non ammiri il Progetto neanche un po'?
- Forse devo ancora capirlo. Sono sicura che  molto ammirevole. Ma a volte i leak sono cos insignificanti che mi ricordano quei siti di vendetta sui fidanzati infedeli.
- Sei un po' dura, non credi? Stavamo giusto discutendo di una nuova rivelazione: le mail del governo australiano sulle specie in via di estinzione. Wallaby, pappagalli. Come fingono di interessarsi alla loro protezione mentre li vendono agli allevatori, ai cacciatori e alle industrie minerarie. Questa non  una rivelazione da poco. Ma l'unico modo per ottenerla, l'unico modo per restare in campo,  tenere fede al nostro impegno tutti i giorni. Dobbiamo occuparci delle cose piccole per arrivare a quelle grandi.
- Sono d'accordo che  un guaio, quello degli animali australiani in via d'estinzione, - disse Pip. - Ma continuo a fiutare qualcos'altro.
- Ah, il tuo naso. Cosa ti dice di preciso?
Pip riflett prima di rispondere. Non voleva diventare davvero la sua detestatrice personale: si rendeva conto che sarebbe stato un lavoro faticoso e alienante. Era andata in Bolivia disposta ad ammirare il Progetto; a renderla ostile erano i soffocanti livelli di ammirazione delle altre stagiste. E tuttavia la sua ostilit l'aiutava a distinguersi dalla folla. Poteva essere un modo per gratificare il suo piccolo, miserabile ego e piacere ad Andreas.
- C'era un posto, - disse. - Una latteria di nome Moonglow Dairy, vicino a dove sono cresciuta. Credo che fosse una vera latteria, perch avevano un sacco di mucche, ma in realt i loro guadagni non venivano dal latte. Venivano dalla vendita di letame di alta qualit agli agricoltori biologici. Era una fabbrica di merda che si fingeva una fabbrica di latte.
Andreas sorrise. - Non mi piace la direzione che stai prendendo.
- Be', tu dici di fare giornalismo partecipativo. In teoria ti occupi di fughe di notizie. Ma in realt commerci in...
- Letame?
- Stavo per dire fama e adulazione. Il prodotto sei tu.
Ai tropici c'era uno specifico momento, al mattino, in cui il calore del sole smetteva di essere gradevole e diventava brutale. Ma quel momento non era ancora arrivato. Il sudore che spunt sulla faccia di Andreas veniva da qualcos'altro.
- Annagret aveva ragione, - disse. - Tu sei davvero la persona che volevo qui. Hai coraggio e integrit.
- Scommetto che lo dici a tutte le ragazze.
- Non  vero.
- Neanche a Colleen?
- S, va bene -. Annu adagio, a occhi bassi. - Forse a Colleen s. Cos mi credi?
- No. Cos mi viene voglia di fare le valigie. Colleen  completamente infelice.
-  qui da troppo tempo. Deve voltare pagina.
- E adesso hai bisogno di una nuova Colleen? Da sfruttare e tenere sulla corda?  questa l'idea?
- Mi dispiace per lei. Ma io non le ho fatto niente. Vuole qualcosa che io le ho sempre detto chiaramente di non poterle dare.
- Lei non la racconta cos.
Andreas alz gli occhi e la guard. - Pip, - disse. - Perch non ti piaccio?
-  una domanda legittima.
-  per via di Colleen?
- No -. Pip sentiva svanire il suo autocontrollo. - In questo periodo sono ostile in generale, soprattutto con gli uomini.  un problema che sto avendo. Non si capiva dalle mail?
- Difficile giudicare il tono di una mail.
- Ero abbastanza felice qui, fino a ieri sera. E ora all'improvviso  come se fossi ripiombata nella merda da cui cercavo di scappare. Sono ancora una persona arrabbiata che non sa tenere a freno gli impulsi. Sono sicura che  bellissimo quello che stai facendo per wallaby e pappagalli: forza Sunlight Project. Ma sto pensando che dovrei andare a preparare le valigie.
Si alz, pronta ad andarsene prima di fare una scenata.
- Non posso fermarti, - disse Andreas. - Posso solo offrirti la verit. Non vuoi rimetterti seduta e permettermi di raccontarti la verit?
- A meno che non sia una verit lunghissima, preferirei rimanere in piedi.
- Siediti, - disse Andreas, con una voce molto diversa.
Pip si sedette. Non era abituata a ricevere ordini. Doveva ammettere che le dava una specie di sollievo.
- Ecco due verit sulla fama, - disse Andreas. - Una  che ti rende solo. L'altra  che tutti quelli che ti circondano proiettano i loro sentimenti su di te. Anche per questo ti rende solo.  come se tu, come persona, non esistessi nemmeno. Sei solo un oggetto sul quale gli altri proiettano l'idealismo, la rabbia e cos via. E naturalmente non puoi lamentarti, non puoi neanche parlarne, perch sei tu che hai voluto diventare famoso. Se provi a parlarne comunque, arriver una ragazza arrabbiata di Oakland, California, ad accusarti di autocommiserazione.
- Ho solo descritto quello che ho visto.
- Tutto contribuisce a rendere sempre pi sola la persona famosa.
Pip era delusa che la verit di Andreas riguardasse lui e non lei. - E Toni Field? - disse. - Con lei ti senti solo? Non  per questo che le persone famose si sposano fra loro? Per avere qualcuno con cui parlare di quanto si soffre a essere famosi?
- Toni  un'attrice. Andare a letto con lei  una transazione reciprocamente lusinghiera.
- Wow. Lei sa che la pensi cos?
- Entrambi conosciamo i termini della transazione. Gli stessi termini che ho sempre applicato a tutte, dopo Annagret. Con Annagret era diverso, perch quando l'ho conosciuta non ero nessuno. Per questo mi fido di lei. Per questo mi sono fidato di lei quando mi ha detto di invitarti qui.
- Io non mi fidavo per niente di lei.
- Lo so. Ma lei ha visto qualcosa di speciale in te. Non solo talento, qualcos'altro.
- E questo cosa vorrebbe dire? Pi cerchi di dirmi la verit, e pi questa storia diventa strana.
- Ti sto solo chiedendo di darmi una possibilit. Voglio che resti te stessa. Non proiettare niente su di me. Cerca di vedermi come una persona che cerca di gestire un'impresa, non come un uomo famoso pi vecchio di te con cui sei arrabbiata. Approfitta dell'occasione. Lascia che Willow ti insegni a fare ricerche.
- Ho parecchi dubbi su questa idea di Willow.
Lui le prese le mani e la guard negli occhi. Pip non os fare niente con le mani, tranne lasciarle del tutto inerti. Andreas aveva gli occhi meravigliosamente azzurri. Anche togliendo l'effetto ottico distorcente del carisma, rimaneva comunque un bell'uomo.
- Vuoi un altro po' di verit? - le chiese.
Pip distolse lo sguardo. - Non lo so.
- La verit  che Willow sar gentilissima con te, se glielo dir io. Non gentile per finta. Autenticamente gentile. Non devo fare altro che schiacciare un bottone.
- No, basta, - disse Pip, tirando via le mani.
- Cosa dovrei fare? Fingere che non sia vero? Negare il mio potere? Lei proietta tutto su di me. Non posso farci niente.
- Basta.
- Sei venuta qui per la verit, no? Mi sembri abbastanza forte per sentirla senza filtri.
- Basta.
- Comunque, - disse Andreas, alzandosi. - Ci vediamo a pranzo.
.
Il sole era diventato brutale. Pip si lasci cadere su un fianco, come spinta dalla forza del calore, con la testa che le girava. Per un momento le sembr che le avessero aperto il cranio e rimescolato vigorosamente il cervello con un cucchiaio di legno. Era ancora lontana dal sottomettersi a lui, lontana dall'essere a sua completa disposizione, ma per un momento le era entrato in profondit nella testa, e adesso riusciva a immaginare che Willow potesse cambiare i propri sentimenti, come un polipo che cambia colore, solo perch glielo ordinava lui, e che Colleen potesse rimanere intrappolata in un posto che odiava dal desiderio di una cosa che sapeva di non poter ottenere da un uomo che considerava uno stronzo. Per un momento si era creata in lei una terribile spaccatura. Da una parte c'erano buonsenso e scetticismo. Dall'altra un'impressionabilit fisica totale, diversa da qualunque cosa avesse mai provato. Anche al culmine della sua ossessione per Stephen non aveva mai desiderato essere il suo oggetto; non aveva fantasticato di sottomettersi e obbedire. Ma quelli erano i termini dell'impressionabilit che Andreas, con la sua fama e la sua sicurezza, aveva rivelato in lei. Ora capiva meglio perch Annagret aveva tanto disprezzato la debolezza di Stephen.
Si costrinse a mettersi seduta e ad aprire gli occhi. Intorno a lei, ogni colore era al contempo se stesso e bianco brillante. Dalla foresta oltre il fiume veniva il gemito della motosega. Come aveva potuto immaginare di sapere dove si trovava? Non ne aveva la minima idea. Quella era una setta, ancora pi diabolica perch fingeva di non esserlo.
Si alz in piedi e and al granaio, s'impadron del primo tablet disponibile e torn a sedersi all'ombra in riva al fiume. Un giorno s e uno no, da quando era arrivata, mandava un'allegra e-mail a sua madre all'indirizzo di Linda, la sua vicina. Ogni tanto Linda rispondeva, riferendole che sua madre era un po' gi ma se la cavava. Pip si era inventata che era impossibile telefonare da Los Volcanes - che senso aveva essere l, se poi doveva chiamare sua madre tutti i giorni? - e ora esit prima di attivare l'equivalente di Skype dell'SP. Cedere e telefonare a sua madre significava quasi ammettere che l non poteva sopravvivere, che era gi sul punto di andarsene. Ma la situazione si poteva considerare urgente. Non le piaceva sentirsi rimescolare il cervello con un cucchiaio di legno.
- Micetta? Va tutto bene?
- Benissimo, - disse Pip. - Pedro  dovuto andare in paese a comprare provviste. Ti sto chiamando da l, da un telefono pubblico. Da qui, cio. Dal paese.
- Oh, non riesco a credere che sto sentendo la tua cara voce. Credevo di dover aspettare mesi e mesi per risentirla.
- No, be', eccola qui.
- Come stai, cuor mio? Stai davvero bene?
- Sto benone. Non sai che meraviglia, qui  tutto bellissimo, ho trovato un'amica, Colleen, te ne ho parlato,  molto intelligente e simpatica...  laureata in legge a Yale. Qui tutti sono molto istruiti. E sono tutti in contatto con i loro genitori.
- Non sai ancora quando tornerai a casa?
- Mamma, sono appena arrivata.
Segu un silenzio, durante il quale Pip immagin che sua madre stesse ricordando il motivo per cui era andata in Bolivia, le parole rabbiose che aveva pronunciato prima di uscire con la valigia.
- Comunque, - disse, - ieri sera  tornato Andreas. Andreas Wolf. Finalmente l'ho conosciuto. In realt  molto simpatico.
Sua madre non rispose, e cos Pip continu a chiacchierare del film ambientato a Buenos Aires, di Toni Field e delle altre donne di Wolf, sperando cos di suggerire che non era un predatore di stagiste. Il fatto che volesse suggerire questo, quando l'unico motivo per cui aveva chiamato sua madre era che temeva di diventare una preda, illustrava benissimo il loro rapporto.
- Comunque, - disse.
- Purity, - disse sua madre. -  un delinquente. Linda mi ha stampato un articolo su di lui. Ha grossi guai con la legge. Ai suoi ammiratori non interessa... lo considerano un eroe. Ma se per aiutarlo infrangi la legge, finisce che non puoi pi tornare a casa. Pensaci bene.
- Non ho visto nessun resoconto di stagiste rientrate in manette.
- Violare la legge federale non  una cosa da niente.
- Mamma, qui tutti sono veramente ricchi e istruiti. Non credo proprio...
- Forse le loro famiglie possono permettersi avvocati costosi. Non riuscir a dormire bene finch non sarai tornata sana e salva.
- Be', almeno adesso hai un motivo per non dormire.
Era una cosa abbastanza crudele da dire, ma ormai Pip aveva capito, come avrebbe dovuto capire prima di commettere l'errore di telefonare, che sua madre non aveva niente di utile da offrirle.
- Oops, - disse. - Pedro mi sta chiamando... devo andare.
Si stava dirigendo verso il granaio quando vide uscire Willow. Portava un maglione a pois che le stava oppressivamente bene.
- Ehi, Willow, come va.
- Pip, ho bisogno di parlarti.
- Oh Cristo, fammi indovinare. Vuoi chiedermi scusa.
Willow si accigli. - Per cosa?
- Non so... per essere stata cattiva con me ieri sera?
- Non sono stata cattiva. Sono stata sincera.
- Ges. Porca puttana.
- Sul serio, - disse Willow. - Ti ho detto qualcosa di poco sincero?
Pip sospir. - Non mi ricordo nemmeno. Sono sicura che hai ragione.
- Andreas mi ha appena detto che vuole che io e te lavoriamo insieme. Mi sembra un'ottima idea.
- S, ci avrei scommesso.
- Cosa vorresti dire?
- Ti ha detto che devi trovarmi simpatica, e adesso mi trovi simpatica. Come faccio a non considerarlo sinistro?
- Volevo gi trovarti simpatica, - disse Willow. - Lo volevamo tutti.  solo che la tua ostilit  un po' difficile da digerire.
- Sono fatta cos.  il mio modo di essere.
- Be', allora spiegamelo. Se capisco meglio da dove viene, non mi dar pi fastidio. Facciamo due passi, cos me lo racconti?
- Willow -. Pip le agit una mano davanti agli occhi. - Pronto? Mi fai paura. Mi stai incasinando la mente. Ieri sera sei stata cattiva con me, i sensi non mi ingannano. E ora vuoi essere mia amica? Perch te lo ha detto Andreas?
Willow scoppi a ridere. - Mi ha detto di ricordarmi che sei spiritosa... che la tua mente funziona cos. E ha ragione. Sei davvero spiritosa.
Pip si stacc da lei e si avvi a grandi passi verso il granaio. Willow la rincorse e l'afferr per un braccio.
- Lasciami andare, - disse Pip. - Sei peggio di Annagret.
- No, - disse Willow. - Passeremo un sacco di tempo insieme. Dobbiamo trovare un modo per piacerci a vicenda.
- Tu non mi piacerai mai.
- Perch no?
- Meglio che tu non lo sappia.
- Invece voglio saperlo. Voglio che tu sia sincera. Solo cos potr funzionare. Vieni, sediamoci da qualche parte, cos potrai spiegarmi cosa non sopporti di me. Io ti ho gi detto che non mi piace la tua ostilit.
Le sembrava di avere solo due possibilit, fare le valigie o accettare la proposta di Willow. Se non avesse telefonato a sua madre, avrebbe potuto immaginare che valesse la pena di tornare a casa. Ma era andata l sperando di ottenere un'informazione, non l'aveva ancora ottenuta, e secondo Colleen e Andreas era una persona coraggiosa. Cos si sedette con Willow all'ombra di un albero in fiore.
- Non sopporto che tu sia tanto pi bella di me, - disse. - Non sopporto che ci siano sempre queste femmine alfa e tu sia una di loro e io no. Non sopporto che tu sia andata a Stanford. Non sopporto che tu non debba preoccuparti dei soldi. Non sopporto che non capirai mai davvero quanto sei privilegiata. Non sopporto che ami tanto il Progetto e non ti accorgi di quanto sia strano questo posto. Non sopporto che tu non abbia bisogno di essere astiosa. Non sopporto che tu non abbia idea di cosa significhi essere povera e piena di debiti, e avere una madre single depressa, ed essere cos arrabbiata e stramba da non riuscire neanche a trovare un ragazzo... oh, lascia stare -. Pip scosse la testa, disgustata. - Ovviamente mi sto solo autocommiserando.
Ma Willow aveva l'aria ferita, ed era diventata violacea come una prugna. - No, - disse. - No. Stai solo dicendo quello che la gente pensa di me.
Strizz gli occhi e si mise a piangere. Pip era esterrefatta.
- Non l'ho chiesto io di nascere bella, - disse Willow, tirando su col naso. - Non l'ho chiesto io di nascere privilegiata.
- No, lo so, - disse Pip in tono consolatorio. - Certo che no.
- Cosa posso fare per rimediare? Cosa potr mai fare?
- Be'. Ecco. Hai per caso centotrentamila dollari che ti avanzano?
Willow sorrise fra le lacrime. - Divertente.  proprio vero che sei spiritosa.
- Presumo che sia un no.
- Soffro anch'io, sai. Credimi, soffro anch'io -. Willow prese le mani di Pip e le strofin i palmi con i pollici. Quell'abitudine invadente di afferrare le mani altrui sembrava molto diffusa al Sunlight Project. - Ma posso essere davvero sincera con te?
- Mi sembra giusto.
- C' un altro motivo per cui un po' ti detesto.  perch tu gli piaci.
- Mi sembra che anche tu gli piaccia.
Willow scosse la testa. - L'ho capito da come mi ha parlato di te. Ma l'avevo capito anche prima. Era ovvio che il Progetto non ti interessava. E poi, quando abbiamo saputo delle mail... Sar un po' difficile lavorare con te, sapendo quanto gli piaci.
Una paura complicata si stava impadronendo di Pip, la paura che Andreas la preferisse davvero alle altre, insieme alla paura di venire odiata per questo, e di doversene scusare, soprattutto con Colleen. - Okay, - disse. - Adesso sono io che mi sento in colpa.
- Non  divertente, eh?
Willow sorrise, si sporse in avanti e l'abbracci con calore. Pip ebbe la sordida sensazione di venire comprata con la prospettiva dell'amicizia di una femmina alfa, con la promessa dell'accettazione sociale. Ma non diffidava pi di Willow, e questo le sembrava un passo avanti.
La sera, in veranda, Pip raccont a Colleen quasi tutti gli avvenimenti della giornata.
- Willow non  affatto la peggiore, - disse Colleen. - Ti ha raccontato che un suo fratello  morto tre anni fa?
- Oddio, no.
- Incidente di snowboard. Lei  ancora sotto psicofarmaci. E naturalmente Wolf il Predatore lo sa. Il Predatore sa sempre individuare l'agnello pi debole del gregge.
Pip era colpita, quasi sconcertata, dal fatto che Willow non avesse giocato la carta del fratello morto. Era semplicemente rimasta seduta sotto l'albero a ricevere la sua punizione. Andreas doveva averle detto qualcosa di veramente intenso.
- Comincio a capire un po' meglio perch sei bloccata qui, - disse.
- S, be'. Da quello che mi dici, credo di aver avuto i giorni contati dal momento in cui sei arrivata tu.
- Colleen. Sai che preferisco essere amica tua che sua.
- Questo lo dici adesso. Ma  tornato solo da un giorno.
- Non voglio stare qui se tu non ci sei.
- Davvero? Se quello che ti serve  stare un po' lontana da tua madre, dovresti provare a resistere per pi di due settimane.
- Non devo per forza tornare in California. Magari potremmo andarcene insieme da qualche altra parte.
- Credevo volessi ritrovare tuo padre.
- Magari Flor mi regaler centotrentamila dollari, e allora potr smettere di cercarlo.
- Hai molto da imparare sui ricchi, - disse Colleen. - Flor non ti presterebbe neanche il filo interdentale.
Il giorno dopo, quando Pip and al granaio dopo la camminata mattutina, Willow era esteriormente immutata, eppure le sembr diversa, una persona fragile sotto antidepressivi, piena di sensi di colpa per essere sopravvissuta alla morte del fratello minore. Questa volta fu Pip ad abbracciarla. Non sapeva se considerare positivo il fatto di provare meno ostilit, oppure squallido il fatto di scambiare abbracci con una delle elette; non sapeva se si stesse evolvendo o corrompendo. Ma Willow era una ricercatrice bravissima. Digitava e cliccava cos in fretta, rimbalzando fra un gran numero di finestre aperte contemporaneamente - trasferimenti di propriet australiane, elenchi di amministratori di aziende australiane, archivi di notizie finanziarie australiane, database governativi australiani recuperati dal dark web -, che Pip cap di dover impiegare settimane per riuscire a seguire quello che Willow faceva in tempo reale.
Andreas non le parl in privato quel giorno, n il giorno dopo, e neppure nei dieci giorni successivi. Si consultava sottovoce con le altre ragazze, andava e veniva tra il granaio e l'edificio dei programmatori, conduceva lunghe conversazioni informative con Willow mentre Pip sedeva accanto a lei come una principiante. Il fatto che ignorasse solo lei, come per sottolineare che era l'unica stagista a non contribuire materialmente al Progetto, era ovviamente intenzionale. Stava ovviamente cercando di stimolare il suo appetito per ulteriori contatti personali, ulteriori momenti di inebriante sincerit. Ma lei non riusciva n ad affrontarlo n ad avercela con lui. Le era entrato nella testa con un cucchiaio di legno. Pip voleva ancora un po' di quello che le stava nascondendo. Non molto di pi, si diceva. Solo un altro assaggio, per ricordarsi com'era, per vedere se poteva farle ancora lo stesso effetto.
E poi una sera scopr che se n'era andato di nuovo.
- Toni Field  arrivata in paese, - le spieg Colleen dopo cena.
- Davvero? A Santa Cruz? E perch non  venuta qui?
- Perch lui ha eretto un firewall tra affari e divertimento. E a quanto pare Toni ha bisogno di un trattamento speciale. Gli sta un po' troppo dietro. Non ha capito bene chi stabilisce le regole. Le ha violate di brutto seguendolo in Bolivia. Probabilmente in questo momento Andreas sta chiudendo la relazione. Nel modo pi carino immaginabile, naturalmente.
- Te lo ha detto lui?
- Mi dice tante cose, sorella. Sono ancora la prima fra tanti nessuno. Non dimenticarlo.
- Ti odio.
- Cos mi spezzi un po' il cuore, Pip. Ti ho messa in guardia su di lui. E ora mi dici una cosa del genere.
Due mattine dopo, di ritorno dalla passeggiata, Pip trov Pedro ad aspettarla con la Land Cruiser sul prato davanti all'edificio principale. Pip non capiva ancora tutto quello che diceva, ma argu che El Ingeniero (come Pedro chiamava Andreas) voleva che lei lo raggiungesse subito a Santa Cruz.
- Yo? Est seguro?
- S, claro. Pip Tyler. Va a necesitar su pasaporte.
Pedro era impaziente di partire, ma Pip gli chiese il permesso di lavarsi e cambiarsi. Era cos fuori di testa che si fece lo shampoo due volte senza rendersene conto. Non riusciva nemmeno a formulare la domanda sul perch fosse stata convocata. I suoi pensieri erano frammenti sballottati. Troppo tardi per chiedere a Colleen se le stagiste viaggiavano mai con Andreas. Troppo tardi per chiedere a Pedro se doveva portare qualcos'altro oltre al passaporto, o cosa doveva indossare. Abbass lo sguardo sul palmo della mano sinistra e vide che lo aveva riempito di shampoo per la terza volta.
Il viaggio in uscita le sembr meno epicamente lungo di quello in entrata. La civilt si ricostitu sotto forma di lavori stradali polverosi, altoparlanti dozzinali che sparavano msica valluna a tutto volume, cartelloni pubblicitari per dispositivi mobili, bande di ragazzini in uniforme scolastica, una cappa di particolato sempre pi pesante. Solo quando si trovarono sulla circonvallazione di Santa Cruz, mentre oltrepassavano negozi che erano semplicemente piccoli magazzini da cui era stata rimossa la parete frontale, Pip si azzard a chiedere a Pedro perch secondo lui El Ingeniero la voleva in citt.
Pedro si strinse nelle spalle. - Negocios. l siempre tiene algn negocito que atender.
In un quartiere meno primitivo e pi ombreggiato si trovava un albergo di pochi piani, il Cortez. Pedro l'aiut a registrarsi e le disse di andare in camera ad aspettare una telefonata dell'Ingeniero. Pip lo scrut in cerca di un'espressione da custode preoccupato, ma lui sorrise e la esort a godersi la citt.
Pip non era mai stata in un albergo. Gironzolando nell'atrio e nel bar con lo zaino in spalla, sent conversazioni in inglese e in una lingua che sembrava russo. In cortile c'erano jacarande e una grande cicogna in vetroresina con un telefono pubblico nella pancia. Le sembr di vedere Andreas a un tavolo accanto alla piscina, ma non era lui.
Avere la sua camera d'albergo, pulita appositamente per lei, era forse il regalo pi bello che avesse mai ricevuto. C'era una striscia di carta con la scritta desinfectado sul sedile del water, un involucro di carta pulita intorno ai bicchieri, una tv, un condizionatore a muro, un minibar: un lusso totale. Ricord la descrizione dei villaggi turistici hawaiani dove andavano le sue compagne di scuola, l'entusiasmo delle sue compagne di college per il servizio in camera, e quanto si era sentita povera ascoltandole. Anche gli squattrinati a volte dormivano in un Motel 6. Ma sua madre non voleva muoversi, e mentre nelle vacanze di primavera le sue compagne facevano lunghi viaggi in macchina, lei tornava sempre diligentemente a Felton.
Si tolse le scarpe e si rotol sul letto, godendosi la pulizia delle federe. Chiuse gli occhi e vide una strada tropicale con rompemuelles. Si aspettava che il telefono squillasse di l a poco, invece non squill, e cos rimase sdraiata per un po' ad ascoltare Aretha. Cerc di guardare qualche telenovela, ma il suo spagnolo non glielo consentiva. Prese una birra dal minibar e apr finalmente il romanzo di Barbara Kingsolver che Willow le aveva rifilato. Quando Andreas chiam, la luce del sole che entrava dalla finestra stava assumendo una dolce sfumatura albicocca.
- Bene, ci sei.
- S, - disse Pip, con la voce resa sensuale dalle ore trascorse in un letto d'albergo. Farla rimanere a letto tutto il giorno aveva gi qualcosa del cucchiaio di legno.
- Ho avuto un colloquio lunghissimo con un assistente al ministro della Difesa.
- Notevole. Su cosa?
- Ti aspetto al bar. Scendi quando puoi.
Quando riagganci le tremavano le mani, anzi, tutte le braccia dalle spalle in gi. Di nuovo la sensazione di non sapere dove si trovava. Riusciva quasi a vedere ci che sua madre aveva sostenuto di vedere, quello che non andava bene nell'interesse di Andreas per lei. La rapidit con cui era arrivata a quel momento, la linea retta che collegava il questionario di Annagret a una camera dell'hotel Cortez, la faceva decisamente sentire priva di controllo. Eppure aveva scritto ad Andreas di sua spontanea volont. Aveva i suoi buoni motivi per andare in Bolivia, e a dire il vero non c'era niente di particolarmente bello o interessante in lei. Forse si stava semplicemente rivelando l'agnello pi debole del gregge?
Andreas, seduto a un tavolo in un angolo del bar, stava digitando su un tablet. Mentre attraversava la stanza, Pip sent le parole Toni Field provenire da un tavolo dove sedevano tre uomini d'affari americani. Stavano guardando Andreas, e il fatto che a ricadere sulla sedia davanti a lui fosse proprio la sua anonima persona la disorient ancora di pi. Andreas digit ancora qualcosa prima di spegnere il tablet e sorriderle. - Allora, - disse.
- S, allora, - rispose Pip. - Tutto questo  stranissimo.
- Vuoi qualcosa da bere?
- Possiamo restare qui se non bevo?
- Certo.
Incroci le braccia per fermare il tremito, ma riusc solo a trasferirlo alla mascella. Si sentiva molto infelice.
- Mi sembri terrorizzata, - disse Andreas. - Ti prego, non esserlo. So che potr sembrarti strano, ma ti ho fatta venire solo per affari. Avevo bisogno di parlarti, e non posso farlo a casa, dove ho creato un alveare di sorveglianza.
- Ci sono sempre i boschi, - disse Pip. - Credo di essere l'unica che esce a camminare.
- Fidati. Qui  meglio.
- La fiducia  tipo l'opposto di quello che provo adesso.
- Te l'ho detto:  una questione di affari. Ti piace lavorare con Willow?
- Willow? - Pip si gir a dare un'occhiata agli americani. Uno di loro stava ancora guardando Andreas. -  proprio come mi avevi promesso. Le piaccio. Anche se dubito che continuer a piacerle dopo che sono stata in un albergo con te. A Colleen non piacer pi di sicuro. Mi sono gi molto compromessa venendo qui.
Andreas guard gli americani e li salut con un piccolo cenno. - C' una churrasquera carina dietro l'angolo. A quest'ora sar vuota. Hai fame?
- S e no.
Mentre camminava con il Portatore di Luce per le strade del paese, con il suo stupido zaino in spalla, si sent una vera campagnola della San Lorenzo Valley. Uno stormo di pappagalli verde-arancio volteggiava nel cielo, stridendo pi forte degli autobus e dei motorini. Avrebbe voluto unirsi a loro. Nella churrasquera, in un spar appartato, Andreas ordin una bottiglia di vino. Pip sapeva di non dover bere, ma non riusc a resistere.
- Posso dirti la verit? - disse, dopo che il vino era stato versato. - Non so perch sono qui, ma vorrei non esserci.
-  stata una tua decisione, - disse Andreas. - Nessuno ti ha obbligata a salire sulla Land Cruiser.
- Una mia decisione, eh? Sei tu il capo, sei tu quello che mi paga le rate del prestito. Hai tutto il potere. Tu hai tutto, e io non ho niente. Eppure non per questo voglio essere la tua ragazza speciale.
Andreas la guard bere senza toccare il proprio bicchiere. -  cos brutto essere speciali?
- Hai visto qualche film per ragazzi, ultimamente?
- Mi sono dovuto sorbire Frozen insieme a una donna che frequentavo.
- Parlano tutti della persona speciale, del prescelto. Solo tu puoi salvare il mondo dal Male. Cose di questo tipo. E pazienza se essere speciali non significa pi niente quando ogni bambino  speciale. Ricordo che guardavo quei film e pensavo a tutti i personaggi non speciali, tipo i membri del coro. Quelli a cui toccava il duro compito di appartenere alla societ.  a loro che mi sento vicina. Il film dovrebbe parlare di loro.
Andreas sorrise. - Saresti dovuta crescere nella Germania dell'Est.
- Pu darsi!
- E se per te la normalit fosse un'aspirazione poco realistica?
- Ti sto dicendo come puoi aiutarmi, se vuoi davvero aiutarmi. Lasciami in pace. Non farmi passare il pomeriggio in una camera d'albergo ad aspettarti. Preferisco far parte dell'alveare.
- Peccato, - rispose Andreas. - Capisco quello che dici. Ma ho anche bisogno del tuo aiuto.
Pip si riemp di nuovo il bicchiere. - Okay. Allora passiamo al piano B.
- Sto per dirti una cosa che ho detto solo a un'altra persona al mondo. Dopo che l'avrai sentita, voglio che tu rifletta su chi di noi due ha veramente potere sull'altro. Sto per darti il potere che dici di non avere. Lo vuoi?
- Accidenti. Altra verit?
- S, altra verit -. Si guard intorno nel ristorante vuoto. Il cameriere stava lustrando i bicchieri, mentre fuori era sceso il crepuscolo. - Posso fidarmi di te?
- Non ho parlato a nessuno di te e della vagina di tua madre.
- Quello non era niente. Questo  qualcosa.
Prese il bicchiere, se lo port davanti agli occhi e lo vuot d'un fiato.
- Ho ucciso una persona, - disse. - Quando avevo ventisette anni. Ho ucciso un uomo con un badile. Ho progettato l'omicidio con cura e l'ho commesso a sangue freddo.
Il cucchiaio di legno le era entrato di nuovo nella testa, e questa volta era peggio, perch questa volta le sembrava che il turbamento scaturisse direttamente dalla testa di Andreas, il quale la stava guardando con aria tormentata.
- Ho vissuto con questo ricordo per met della mia vita, - disse. - Non se ne va mai.
Sembrava cos angosciato, cos simile a una persona e cos diverso da un personaggio famoso, che Pip si sporse in avanti e gli afferr la mano.
- La vittima era il patrigno di Annagret, - prosegu Andreas. - Lei aveva quindici anni, e lui la molestava sessualmente. Lavorava per la Stasi, e Annagret non poteva difendersi.  venuta nella chiesa dove lavoravo. L'ho ucciso per proteggerla.
Quello che stava dicendo non poteva essere vero, ma d'un tratto le pass la voglia di toccarlo. Tir indietro la mano e la pos in grembo. Una volta, la sua insegnante di educazione civica delle superiori aveva invitato un ex detenuto a parlare delle condizioni di vita nel sistema carcerario californiano. Era un bianco istruito di classe media, che aveva scontato quindici anni di prigione per aver sparato al patrigno nella foga di un litigio. Quando aveva descritto il suo problema con le donne, cio il dubbio se ammettere di essere un ex detenuto e un assassino prima di invitarle a uscire, a Pip era venuta la pelle d'oca al pensiero di uscire con lui. Chi ha ucciso una volta pu uccidere ancora.
- A cosa pensi? - disse Andreas.
-  sconvolgente, - rispose Pip.
- Lo so.
- Sono davvero l'unica persona a cui l'hai detto?
- A parte una terribile eccezione, s.
- Non , tipo, una specie di iniziazione per tutti quelli che lavorano per te?
- No, Pip. Non lo .
Ricord che dopo la pelle d'oca erano subentrati il senso di colpa e la compassione per l'ex detenuto. Doveva essere dura non riuscire pi a liberarsi di un gesto commesso una volta, d'impulso. Lei agiva sempre d'impulso.
- Allora, - disse. - Questo dev'essere il vero motivo per cui ti fidi di Annagret.
- Proprio cos. Non ti avevo detto tutto di noi due.
- Annagret lo sa.
- Certo. Mi ha aiutato.
- Perdinci.
Andreas torn a riempire i bicchieri. - L'abbiamo fatta franca, - disse. - La Stasi aveva dei sospetti, ma i miei genitori mi hanno protetto. Alla fine sono riuscito a ottenere il dossier del caso, e il caso  scomparso. Ma poi  sorto un problema. Dopo la caduta del Muro ho commesso un terribile errore. Ho incontrato un tizio in un bar e gli ho raccontato tutto. Un americano... - Si copr la faccia con le mani. - Terribile errore.
- Perch gliel'hai raccontato?
- Perch mi era simpatico. Mi fidavo di lui. E avevo bisogno del suo aiuto.
- E perch  stato un errore?
Andreas abbass le mani. La sua espressione si era indurita. - Perch adesso, dopo tutti questi anni, ho motivo di pensare che voglia usare questa informazione per distruggere il Progetto. Mi ha gi fatto una minaccia piuttosto chiara. Cominci a capire perch mi serve una stagista di cui mi possa fidare?
- Di certo non capisco perch hai scelto me.
- Posso accompagnarti all'aeroporto in questo momento. Penseremo noi a spedirti la valigia. Se vuoi andartene adesso e non avere pi niente a che fare con me, posso capirlo.  questo che desideri?
C'era qualcosa di molto sbagliato, ma Pip non sapeva cosa. Non le sembrava possibile che Andreas avesse ucciso un uomo con un badile, ma neppure che si fosse inventato tutto. Che fosse vero o no, Pip intuiva che, raccontandoglielo, Andreas stava cercando di farle qualcosa. Qualcosa di sbagliato.
- Il questionario, - disse. - Non lo hai mai usato con nessun altro. Era solo per me.
Andreas sorrise. - Tu eri un caso speciale.
- Nessun altro ha dovuto compilarlo.
- Non immagini quanto sia felice che tu sia venuta.
- Ma perch io? Non avresti preferito uno dei tuoi fanatici?
- Precisamente no. Abbiamo riscontrato alcune anomalie nella nostra rete interna. Piccole cose mancanti, discrepanze nei rapporti di trasmissione. Questo ti sembrer estremamente paranoico, ma  solo moderatamente paranoico. Ho motivo di temere che fra noi ci sia un giornalista infiltrato.
- No, questa  paranoia di alto livello.
- Pensaci. Uno che vuole venire a spiarci si fingerebbe il pi fanatico di tutti.  cos che riescono a entrare. E io ho solo fanatici.
- E Colleen?
- All'inizio era fanatica anche lei. Mi fido quasi completamente di Colleen. Ma non del tutto.
- Ges. Sei davvero paranoico.
- S, cazzo -. Il sorriso di Andreas si allarg. - Sono completamente fuori di testa. Ma il tizio al quale ho confessato a Berlino, quello che mi ha indotto a confessare, era un giornalista. E lo sai cosa fa adesso? Dirige una non profit che si occupa di giornalismo investigativo.
- Quale?
-  meglio che tu non lo sappia, almeno per un po'.
- Perch?
- Perch voglio che ascolti e basta. Tieni le orecchie aperte, senza preconcetti. Dimmi le tue impressioni su quello che succede. So gi che hai molto buonsenso.
- Cio, in pratica dovrei diventare un'orrida spia.
- Forse. Se vuoi usare quella parola. Ma la mia spia. La persona a cui posso parlare con fiducia. Vorresti farlo per me? Potresti continuare a imparare da Willow. Continueremmo ad aiutarti a cercare tuo padre.
Pip pens a Dreyfuss, quel caro vecchio malato di mente. Quei tedeschi avevano qualcosa che non andava. Disse: - Non  vero che hai ucciso un uomo, eh.
- Invece  vero, Pip. L'ho ucciso.
- No, non  vero.
- Non  una questione di opinioni.
- Hmm. E Annagret ti avrebbe aiutato?
-  stato terribile. Ma s. Mi ha aiutato. Sua madre aveva sposato una persona molto cattiva. Non posso dimenticare quello che ho fatto, ma una parte di me non  pentita.
- E se questa storia venisse fuori, sarebbe la fine di Mister Pulizia.
- Distruggerebbe il Progetto, s.
- E il Progetto sei tu. Tu sei il prodotto.
- Questo lo dici tu.
Pip avvert uno spasmo al petto, quasi un conato. - Tu non mi piaci, - disse involontariamente. La scenata stava arrivando senza preavviso. Si scaravent fuori dal spar, ricacci dentro una mano per prendere lo zaino e usc di corsa sul marciapiede. Le veniva da vomitare? S. Cadde in ginocchio sotto un lampione e rigurgit un filo di liquido scuro.
Era ancora carponi quando Andreas si accovacci di fianco a lei e le mise le mani sulle spalle. Per un po' tacque, limitandosi a massaggiarla dolcemente.
- Devi mangiare qualcosa, - disse infine. - Ti far bene.
Pip annu. Era alla sua merc: non aveva un altro posto dove andare. E quel suo modo di frizionarle le spalle era innegabilmente tenero. Non era mai stata toccata cos da un uomo che poteva essere suo padre. Lasci che Andreas la riconducesse al spar e le ordinasse un'omelette con patatine fritte.
Dopo aver mangiato un po' di omelette, Pip ricominci a bere, dandoci dentro parecchio. Nella foschia che segu ci furono le parole di Andreas, molte altre parole sul delitto, su Annagret, sulla Germania dell'Est, su internet, su sua madre e suo padre, sull'onest e la disonest, sulla rottura con Toni Field, e poi ci fu il linguaggio pi profondo e non verbale delle intenzioni e dei simboli che costituiva il cucchiaio di legno. Il suo cervello stava ricevendo un rimescolamento molto pi prolungato e approfondito del primo. Ciascuno dei due linguaggi, quello verbale e quello non verbale, continuava a distrarla dall'altro, e comunque lei era sempre pi ubriaca, e cos le riusciva difficile seguire ci che veniva detto in entrambi i linguaggi. Ma quando fin anche la seconda bottiglia di vino, e Andreas pag il cameriere e la riaccompagn all'hotel Cortez, dove Pedro li aspettava con la Land Cruiser, Pip scopr che non aveva importanza se Andreas le piaceva o no.
- Sarai a casa per mezzanotte, - le stava dicendo. - Puoi inventarti quello che vuoi. Un dente rotto, una visita urgente dal dentista... quello che vuoi. Colleen sar ancora tua amica.
Pedro teneva aperto lo sportello della Land Cruiser.
- Aspetta, - disse Pip. - Prima posso andare in camera a sdraiarmi? Solo per un'ora. Mi gira un po' la testa.
Andreas guard l'orologio. Era chiaro che avrebbe preferito mandarla via subito.
- Solo per un'ora, - ripet Pip. - Non voglio stare male per strada.
Lui annu con riluttanza. - Un'ora.
Appena entr in camera, Pip vomit di nuovo. Poi bevve una coca del minibar e si sent molto meglio. Ma invece di tornare di sotto, si sedette sul letto e lasci passare un po' di tempo. Far spazientire Andreas le sembrava l'unica forma di resistenza disponibile, l'unico modo per difendersi dal cucchiaio. Ma voleva davvero resistere? Pi aspettava, e pi la suspense si permeava di erotismo. Il semplice fatto di aspettare in una camera d'albergo faceva pensare al sesso: a cos'altro serviva una camera d'albergo?
Quando squill il telefono, Pip lo ignor. Squill quindici volte prima di smettere. Un minuto dopo sent bussare alla porta. Si alz e and ad aprire, temendo che fosse Pedro, e invece era Andreas. Era pallido, con le labbra contratte, furibondo.
- Sei qui da un'ora e mezza, - disse. - Non hai sentito il telefono?
- Vieni dentro un momento.
Andreas si guard intorno nel corridoio ed entr. - Devo potermi fidare di te, - disse, chiudendo la porta a chiave. - Cominciamo male.
- Forse non potrai fidarti di me.
- Questo non  accettabile.
- Non so tenere a freno gli impulsi.  risaputo. Sapevi a cosa andavi incontro.
Ancora pallido, ancora arrabbiato, Andreas le si avvicin, spingendola nell'angolo dietro la tv. L'afferr per le braccia. Pip fremette a quel tocco, ma non osava fare la prima mossa.
- Cosa vuoi fare? - disse. - Strangolarmi?
Andreas avrebbe potuto trovarlo divertente, e invece non rise. - Cosa vuoi? - disse.
- Cosa vogliono tutte da te?
Questo sembr divertirlo. Le lasci andare le braccia e sorrise meditabondo. - Vogliono raccontarmi i loro segreti.
- Davvero. Faccio fatica a immaginarlo, visto che io non ho segreti.
- Tu sei un libro aperto.
- Praticamente.
Si stacc da lei e and a sedersi sul letto. - Sai, - disse, -  difficile fidarsi di una persona che non ha segreti.
- Per me  difficile fidarmi delle persone, punto.
- Non mi fa piacere che Pedro sappia che sono qui con te. Ma adesso che ci sono, non ce ne andremo finch non sar sicuro di potermi fidare di te.
- Allora potremmo stare qui per un pezzo.
- Vuoi sapere la mia teoria dei segreti?
- Ho un'alternativa?
- La mia teoria  che l'identit consiste di due imperativi contraddittori.
- Okay.
- C' l'imperativo di tenere i segreti, e c' l'imperativo di rivelarli. Come fai a sapere che sei un individuo, distinto dagli altri? Tacendo certe cose. Custodendole dentro di te, perch, se non lo fai, perdi ogni distinzione fra dentro e fuori. I segreti sono quel che ti permette di sapere che dentro di te c' qualcosa. Un esibizionista integrale  una persona che ha perso la sua identit. Ma l'identit nel vuoto non ha alcun senso. Prima o poi, quello che hai dentro avr bisogno di un testimone. Altrimenti saresti una mucca, un gatto, una pietra, un oggetto intrappolato nella propria oggettivit. Per avere un'identit, devi credere che esistano anche altre identit. Devi sentirti vicino agli altri. E come si crea questa vicinanza? Condividendo segreti. Colleen conosce la tua opinione segreta su Willow. Tu conosci la sua opinione segreta su Flor. La tua identit esiste all'intersezione di queste linee di fiducia. Ha senso quello che dico?
- Pi o meno, - disse Pip. - Ma  una teoria piuttosto strana, per uno che campa rivelando i segreti altrui.
- Non mi hai ascoltato al ristorante? Sono rimasto intrappolato in questo lavoro. Odio internet tanto quanto odiavo la mia madrepatria.
- S, probabilmente l'hai detto.
- Non hai ascoltato neanche te stessa? Non faccio questo lavoro perch ci credo ancora. Ora si tratta solo di me.  la mia identit.
Sembrava disgustato di s.
- Non so cosa dirti, - rispose Pip. - Ti ho gi raccontato il mio segreto. Ti ho rivelato il mio vero nome.
- Il tuo nome non ha niente di vergognoso.
- Quando ero alle medie rubavo nei negozi. E a dieci anni mi masturbavo tantissimo.
- Non lo facevano tutti?
- Okay, allora non c' niente. Sono noiosa e normale. Te l'ho detto, lo sapevi a cosa andavi incontro.
D'un tratto, senza che Pip si rendesse conto di come aveva fatto ad attraversare la distanza che li separava, Andreas la stava spingendo di nuovo nell'angolo. Aveva la bocca sul suo orecchio e la mano tra le sue gambe. Ci fu uno strano istante di adattamento, pieno di suspense. Pip non riusciva a respirare, ma sentiva il respiro pesante di lui. Poi la sua mano le risal fino al ventre e le ridiscese dentro i jeans e le mutandine.
- E questa, - le mormor all'orecchio. - Non  una tua cosa privata?
- Abbastanza privata, s, - disse Pip, con il cuore che le batteva forte.
-  questo il motivo per fidarmi di te?
Pip non riusciva a credere a quello che stava succedendo. Andreas le stava infilando dentro un dito, e il suo corpo non stava propriamente dicendo di no.
- Non saprei, - sussurr. - Forse.
- Mi dai il permesso di farlo?
- Um...
- Dimmi solo cosa vuoi.
Pip non sapeva cosa rispondere, ma probabilmente avrebbe dovuto dire qualcosa, perch in mancanza di una risposta Andreas le stava abbassando la cerniera dei jeans con la mano libera.
- Lo so che me la sono cercata, - sussurr. - Ma...
Andreas tir indietro la testa e la guard con un luccichio bramoso negli occhi. - Ma cosa?
- Be', - disse Pip, agitandosi un po', - non  consuetudine baciare una persona prima di infilarle dentro un dito?
-  questo che vuoi? Un bacio?
- Be', fra le due cose, in questo momento, direi di s.
Andreas alz le mani e gliele mise sulle guance. Pip sent il proprio odore privato e quello maschile di lui, un odore europeo, non sgradevole. Chiuse gli occhi in attesa del bacio. Ma quando lo ricevette non lo ricambi. Per qualche motivo non era quello che voleva. Apr gli occhi e vide che Andreas la stava fissando.
- Devi credere che non ti ho portata qui per questo, - le disse.
- Ma sei sicuro che adesso lo vuoi?
- In tutta onest? Non tanto quanto vorrei baciare un'altra parte di te.
- Accidenti.
- Credo che ti piacerebbe. E poi potresti andartene, e io potrei fidarmi di te.
- Fai sempre cos con le donne?  andata cos con Toni Field?
Andreas scosse la testa. - Te l'ho detto. In quel genere di transazioni non sono me stesso. Ti sto mostrando come sono davvero perch voglio che ci fidiamo l'uno dell'altra.
- Okay, ma scusa... perch tu dovresti fidarti di me?
- L'hai detto tu stessa. Se Colleen lo scopre, non ti perdoner. Nessuna delle stagiste ti perdoner. Voglio che tu abbia un segreto che conosco solo io.
Pip si accigli, cercando di afferrare il concetto.
- Vuoi regalarmi quel segreto? - Le mise di nuovo le mani sulle guance. - Vieni a sdraiarti con me.
- Forse  meglio se torno indietro.
- Sei stata tu a voler salire in camera. Sei stata tu a farmi venire qui.
- Hai ragione. Sono stata io.
- Allora vieni a sdraiarti. La persona che sono realmente  una persona che vuole infilarti dentro la lingua. Me lo lasci fare? Per favore, lasciamelo fare.
Perch lo segu a letto? Per essere coraggiosa. Per rassegnarsi alle implicazioni della camera d'albergo. Per vendicarsi degli uomini indifferenti che aveva lasciato a Oakland. Per confermare i timori di sua madre. Per punire Colleen perch teneva pi ad Andreas che a lei. Per essere la persona che era andata in Sudamerica e aveva conquistato l'uomo famoso e potente. Aveva molte dubbie ragioni, e per un po', sul letto, mentre lui rallentava l'azione, baciandola sugli occhi e accarezzandole i capelli, baciandola sul collo, sbottonandole la camicia, aiutandola a togliersi il reggiseno, toccandole i seni con lo sguardo e le mani e la bocca, abbassandole delicatamente i jeans, sfilandole ancora pi delicatamente le mutandine, tutte quelle ragioni si mantennero in armonia. Sent le sue mani tremanti sui fianchi, sent la sua eccitazione, e quello era qualcosa, anzi, era parecchio. Sembrava che Andreas volesse sinceramente la sua cosa privata. Fu quella consapevolezza, pi che i negocitos che lui stava sbrigando molto abilmente con la bocca, a farla venire con violenta alacrit.
Ma subito dopo, la sensazione che Andreas non le piacesse ritorn. Si sent imbarazzata e sporca. La stava baciando sulle guance e sul collo, ringraziandola. Pip sapeva qual era la cosa gentile da fare, e dalla fervida insistenza di Andreas era chiaro che lui la voleva. Rifiutargliela sarebbe stato egoista e irragionevole. Ma non poteva farci niente: non riusciva a scoparsi una cosa che non le piaceva.
- Scusami, - disse, spingendolo via dolcemente.
- Non scusarti -. Andreas non si arrese e le sal sopra, muovendo le gambe vestite fra quelle nude di lei. - Sei straordinaria. Non potevo sperare di meglio.
- No,  stato davvero fantastico. Mi  piaciuto tanto. Non credo di essere mai venuta cos in fretta e cos forte.  stato proprio super.
- Oddio, - disse Andreas, chiudendo gli occhi. Le prese la testa fra le mani e le strofin addosso la cosa dura che aveva nei calzoni. - Dio, Pip. Dio.
- Ma, um -. Riprov a spingerlo via. - Forse adesso dovrei andare. Hai detto che dopo potevo tornare indietro.
- Io e Pedro ci siamo inventati una storia su un semiasse rotto. Abbiamo qualche ora, se vuoi.
- Sto cercando di essere sincera. Non  questo lo scopo?
Andreas cerc senz'altro di nascondere l'espressione che gli comparve sulla faccia in quel momento, perch spar subito, sostituita da quel suo sorriso. Per un istante, per, Pip aveva visto la sua follia. Come in un brutto sogno, un sogno in cui una colpa dimenticata viene improvvisamente ricordata, le venne in mente che Andreas aveva ucciso una persona: che era tutto vero.
- Non preoccuparti, - le disse, con quel sorriso.
- Non  che non mi sia piaciuto.
- Davvero, non preoccuparti -. Senza baciarla, senza neppure guardarla, si alz e and alla porta. Si sistem la camicia e si tir su i calzoni.
- Ti prego, non avercela con me.
- Al contrario, - le rispose, senza guardarla. - Sono pazzo di te. Inaspettatamente pazzo di te.
- Mi dispiace.
Sulla Land Cruiser, per salvare qualche brandello di dignit, Pip raccont a Pedro che El Ingeniero le aveva chiesto aiuto per i suoi negocios. Pedro rispose, o almeno cos le parve, che il lavoro dell'Ingeniero era molto complicato e al di l della sua comprensione, ma che lui non aveva bisogno di capirlo per essere un bravo sovrintendente a Los Volcanes.
Quando arrivarono a casa, molto dopo la mezzanotte, la luce in camera di Colleen era ancora accesa. Pip, decidendo che le bugie era meglio raccontarle fresche, sal le scale e and direttamente da lei. Colleen era a letto con un libro di esercizi e una matita.
- Ancora sveglia a quest'ora, - disse Pip.
- Sto studiando per l'esame di avvocato in Vermont. Questo libro ce l'ho da un anno. Stasera mi sembrava una buona sera per aprirlo. Com'era Santa Cruz?
- Non sono stata a Santa Cruz.
- Giusto.
- Stamattina a colazione mi  saltata una grossa otturazione. Pedro ha dovuto portarmi dal dentista. E poi ha preso un dosso troppo velocemente e ha rotto un semiasse. Ho passato tipo sei ore seduta fuori da un'officina.
Colleen, con grande attenzione, fece un segno sul libro con la matita. - Sei una pessima bugiarda.
- Non  una bugia.
- Non esiste rompemuelles che Pedro non conosca nel giro di trecento chilometri.
- Stava parlando con me. Non l'ha visto.
- Togliti dalle palle, okay?
- Colleen.
- Non ce l'ho con te. Non sei tu la persona che odio. Sapevo che sarebbe successo, prima o poi. Mi dispiace solo che sia successo con te. C'erano molte cose che mi piacevano di te.
- Anche tu mi piaci tanto.
- Ti ho detto di andartene.
- Ti stai comportando da pazza!
Colleen alz finalmente lo sguardo dal libro. - Davvero? Vuoi raccontarmi bugie? Vuoi portare avanti questa cosa?
Gli occhi di Pip si riempirono di lacrime. - Mi dispiace.
Colleen gir una pagina e fece mostra di leggere. Pip rimase ancora un po' sulla soglia, ma Colleen aveva ragione. Non c'era pi niente da dire.
Al mattino, invece di uscire a camminare, Pip and a fare colazione con gli altri. Colleen non c'era, ma Pedro s. Aveva gi raccontato la storia del loro sfortunato viaggio dal dentista. Se Willow e le altre sospettavano qualcosa, non lo mostrarono. Pip era oppressa da un timore generalizzato e da uno specifico senso di colpa nei riguardi di Colleen, ma per tutte le altre era solo un altro giorno alla luce del sole.
Colleen part due giorni dopo. Aveva tenuto per s il motivo della partenza, dicendo solo che era venuto il momento di passare ad altro, e non appena si fu allontanata le altre cominciarono a parlare apertamente e con condiscendenza della sua depressione e del suo amore infelice per Andreas; l'opinione comune era che aveva bisogno di andarsene per ritrovare l'autostima. Cosa che, in un certo senso, era vera. Ma Pip dentro di s ardeva di lealt, e di senso di colpa, nei suoi confronti.
Andreas, al suo ritorno, assegn allo svedese Anders il ruolo di direttore amministrativo che era stato di Colleen. Ma siccome nessuno pensava che Anders fosse particolarmente caro ad Andreas, la posizione di Colleen in cima alla scala gerarchica pass alla persona per la quale tutti sapevano che Andreas aveva un debole, la persona la cui presenza a Los Volcanes era pi straordinaria della loro. Adesso era vicino a Pip che Andreas si sedeva a cena, e il suo tavolo era quello che si riempiva per primo. Con suo enorme divertimento, d'un tratto la piccola Flor era ansiosa di esserle amica. Le chiese persino se poteva accompagnarla in una passeggiata per sentire gli odori che la entusiasmavano tanto, e dopo di lei anche le altre ragazze si contesero quel privilegio.
La malsana soddisfazione che Pip ricavava da quell'insolita popolarit era legata, nella sua mente, al ricordo della lingua di Andreas e della reazione esplosiva del proprio corpo. Se ci ripensava, anche il senso di sporcizia che aveva provato dopo le sembrava gradevole, in un modo un po' perverso. Immagin un accordo in base al quale lei continuava a ricevere il favore di tanto in tanto, cos Andreas poteva fidarsi di lei e lei poteva avere il suo sporco piacere. Lo aveva insinuato lui stesso: era un appassionato del cunnilingus. Di certo si poteva trovare un accordo soddisfacente per entrambi.
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FINE Parte 2.